Editoria. Marco Benedetto (L’Espresso): “La politica ha poco interesse per questo settore”

La classe politica ha ”incapacita’, non volonta’ e non interesse” per l’editoria”: lo dimostra il fatto che questo e’ il terzo governo che non riesce a fare una legge sul settore. Lo ha detto Marco Benedetto, vice presidente del gruppo L’Espresso, nel corso della trasmissione Domenica In.
(FNSI) – Il manager ha parlato poi della sua ultima avventura, il quotidiano online Blitz. ”Per fare un giornale ci sarebbero voluti milioni di euro – ha detto – e al massimo avrei potuto fare il giornale di Trastevere. Con poche migliaia di euro invece si puo’ fare un sito che arriva ovunque”. Al quotidiano on line, ha spiegato, lavorano ”qualche pensionato che non vuole stare inattivo e giovani”. ”C’e’ stato un momento, negli Anni Ottanta, in cui i politici avevano consapevolezza dei problemi dell’editoria”, ha detto il vicepresidente dell’Espresso a Domenica In, come riporta un comunicato della trasmissione. "E’ grazie a questa consapevolezza – ha aggiunto – che oggi noi siamo ancora qui. In passato, tra centro destra e sinistra, i migliori politici nei rapporti con l’editoria sono stati i democristiani”. ”Se siamo ancora vivi – ha affermato Benedetto – lo dobbiamo a loro e alla loro capacita’ di fare buoni accordi. Attualmente, per molte ragioni (compresa la presenza della tv) i politici certo non vorrebbero chiudere i giornali ma, se cio’ accadesse, farebbero un bel funerale e ne sarebbero, forse, ben felici”. Circa il futuro, il vicepresidente del Gruppo l’Espresso ha detto che ”viviamo in un momento in cui, alla crisi economica generale, si somma la crisi dell’editoria, con un conseguente ridimensionamento, annunciato, dei giornali. Negli anni scorsi, gli editori hanno risposto alla crisi precedente dimezzando il personale e triplicando la produzione. Oggi, il nuovo ridimensionamento del personale giornalistico sarebbe meno morbido. I giornali – ha previsto Benedetto – passeranno da 64 a 32 pagine ma, restando in vita, saranno comunque la garanzia di una vera democrazia”. (ANSA)
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