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La pubblicità riparte in Italia: il trend di crescita generale è minimo (+1%), ma è comunque un segnale positivo. Ovviamente continua a passarsela male la carta stampata, sempre in terreno negativo; ma il comparto è letteralmente trascinato dall’euforia della radio, che segna un formidabile +10% sui 9 mesi.

E proprio sul mezzo radiofonico si stanno concentrando gli interessi degli investitori, consapevoli che proprio lì si avranno i maggiori livelli di crescita dei prossimi 10 anni, in considerazione dello scarto rilevante ancora esistente tra il mercato italiano e le medie europee e mondiali. Le aspettative derivano anche dalla morfologia distributiva: la radio diventa sempre più digitale (ovviamente non in relazione all’insignificante penetrazione del walking dead DAB-T, quanto alle soluzioni web oriented) e la competizione serrata (a parità di diffusione la differenza la fanno evidentemente i contenuti) sta favorendo un progressivo, forte, innalzamento qualitativo. I prossimi anni saranno esuberanti per il medium, con un’attenzione sempre più maniacale sui dettagli ed una fortissima interazione con le peculiarità delle piattaforme web, in primis la possibilità di profilare l’utente. La permeazione sulla rete archivierà quindi metodi di rilevazione obsoleti, quali le anacronistiche e grossolane indagini d’ascolto telefoniche, con la conseguente riscrittura della distribuzione delle risorse da parte dei centri media. Insomma, chi pensava che l’Eldorado radiofonico appartenesse agli anni ’80-’90, si sbagliava di grosso: la maturità è di là a venire.
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