Elettrosmog: indaghiamo anche chi non individua i siti alternativi a quelli inquinanti

A Pescara la Procura della Repubblica, al termine delle indagini preliminari sulla nota questione dei livelli di radiazioni non ionizzanti presso il sito di San Silvestro, ha individuato 18 responsabili di emittenti radiotelevisive ai quali presentare avvisi di garanzia.

Si torna così, rabbiosamente, a parlare di elettrosmog. Indubitabilmente le antenne non fanno bene alla salute; ma, allo stato delle evidenze scientifiche, non è nemmeno detto che facciano male. In queste circostanze, però, deve prevalere sempre il principio della cautela e quindi è giusto che, nel dubbio, si intervenga. Però, in questo come in quasi tutti gli altri casi in cui si è discusso di inquinamento elettromagnetico provocato da sorgenti di radiodiffusione, ci si dimentica che le emittenti raramente si oppongono alla rimozione delle antenne, qualora siano indicati chiaramente (da chi è tenuto per legge a farlo) siti alternativi, compatibili col servizio di radiodiffusione, ove delocalizzarle. Chi invece, non di rado, rimane inerte, o, peggio, ritarda iniziative o istruttorie, sono i vari organi pubblici interessati dai procedimenti amministrativi. E gli enti da coinvolgere, in operazioni di questo tipo, sono tanti, forse anche troppi per essere coordinati efficacemente e velocemente: Ministero dello Sviluppo Economico-Comunicazioni, Regione, Provincia, Comune, ARPA e ciò sempre ammesso che i luoghi interessati non siano di particolare rilevanza culturale, architettonica o paesaggistica, perché altrimenti i soggetti da coinvolgere aumentano. E’ un po’ come il discorso delle discariche: tutti sanno che sono indispensabili, ma nessuno le vuole dietro casa. E gli editori, durante il palleggio degli enti, cosa dovrebbero fare (a parte essere indagati, imputati e magari alla fine condannati), disattivare gli impianti? No, per l’amor del cielo: poi ci sarebbero, fuori del cancello, sopra i tralicci o sui tetti della sede, i dipendenti che protesterebbero contro la perdita del posto del lavoro. E magari strepiterebbero anche quelli che oggi gridano “Via le antenne”. Lo farebbero probabilmente di sera, a casa, maledicendo il loro televisore, che improvvisamente ed incomprensibilmente non riceve più il programma preferito.
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