Europa 7, caso risolto: la Tv che non c’è, forse a giugno ci sarà. Ma coi cerotti

Confermate oggi le indiscrezioni pubblicate ieri da questo periodico. E’ infatti stato trovato l’accordo tra il dipartimento Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico (guidato da Paolo Romani) e Francesco Di Stefano, editore di Europa 7, appunto "la tv che non c’è".

In una ristretta conferenza stampa odierna è infatti stata annunciata la partenza, per giugno, delle trasmissioni dell’emittente nazionale che in undici anni tanti grattacapi legali ha procurato al MSE-Com. Stremato dal confronto giudiziario, il dicastero di Romani si è infatti arreso all’evidenza (a Milano si dice: "Chi vusa pusè la vaca l’è sua!"). E ha così riconosciuto le contestazioni di Di Stefano che, il giorno dopo l’assegnazione del canale VHF 8 da utilizzare in single frequency network sull’intero territorio nazionale, aveva respinto al mittente quello che era stato presentato come un "dono" (impugnando al TAR la relativa assegnazione). Con tanto di accurata perizia tecnica, Europa 7 aveva supportato il proprio rifiuto alla scassa frequenza estratta dal cilindro, evidenziando come essa, per tutta una serie di circostanze oggettive, non sarebbe stata sufficiente a raggiungere l’80% dell’illuminazione che il titolo concessorio originario (del 1999) consentiva e imponeva. Dopo aver (invano) cercato di contestare l’assunto, il MSE-Com è capitolato, tanto che Romani ha dichiarato che dopo il canale VHF 8 "arrivano anche le frequenze integrative necessarie all’emittente per ottenere una copertura pari all’80 per cento del territorio". europa%207 - Europa 7, caso risolto: la Tv che non c'è, forse a giugno ci sarà. Ma coi cerottiUn’ammissione esplicita (e decisamente imbarazzante) che le critiche di Di Stefano era fondate. "Ad Europa 7 saranno assegnate anche altre frequenze", ha puntualizzato Romani, che ha definito le risorse integrative (che non potranno essere alienate prima del 2012) "cerotti" che "consentiranno di raggiungere una copertura adeguata". "L’intesa, raggiunta anche attraverso gli ottimi rapporti personali con Di Stefano, si inserisce in maniera virtuosa nel processo di chiusura della procedura di infrazione aperta dall’Europa a carico dell’Italia, ormai in fase conclusiva", ha chiosato il viceministro che per risolvere la querelle ha dovuto cambiare le regole (di assegnazione) in corso d’opera (i privati non dovrebbero operare solo in SFN – single frequency network, lasciando il MFN – multi frequency network alla RAI?). "Stiamo decidendo se partire in analogico o in digitale", gli ha fatto eco Di Stefano, che a maggio dovrebbe spiegare i dettagli editoriali della tv progettata oltre dieci anni fa e che stavolta si dichiara "soddisfatto perchè questa vicenda si chiude", non tralasciando, tuttavia, una nota polemica ("esiste una sentenza in base alla quale Retequattro doveva essere spenta. E invece è ancora accesa"). Per Romani l’accordo con Europa 7 "rappresenta un passo avanti enorme, che la dice lunga sul comportamento di questo ministero: non siamo qui a difendere gli interessi di chicchessia, ma a gestire un problema complesso". Disponibilità peraltro confermata dallo stesso Di Stefano: "I precedenti ministri neanche ci ricevevano: è andata così con Cardinale, Gasparri, Landolfi e con lo stesso Gentiloni che si è dimenticato dei nostri diritti. Oggi il problema si risolve grazie alla fiducia e ai rapporti personali. Probabilmente si poteva ottenere lo stesso risultato anche prima. E dopo tanti ricorsi, direi che si tratta di un miracolo". L’editore della tv che non c’è (a quanto pare ancora per poco) ha scherzato poi sul ritardo: "Dovevo fare televisione a 46 anni, la farò a 57, forse con minori energie e in un panorama completamente cambiato. Ma anche stavolta riusciremo ad adeguare il nostro progetto". Chiuso un contenzioso rischiano però ora di crearsene di nuovi: l’assegnazione di frequenze diverse dal VHF 8 ad Europa 7 costituisce, infatti e come detto, una deroga al vincolo di realizzare, da parte dei privati, reti in SFN, connotandosi la rete così "cerottata" come MFN. Chissà infatti cosa ne penseranno le centinaia di emittenti locali (e qualche nazionale) che già si dannano (o che presto lo faranno) per sincronizzare impianti senza cerotti. (A.M. per NL)
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