Giornalismo. Lo strano legame tra politica e cronaca nera in tv

Durante gli anni del governo Prodi lo spazio nei tg riservato ai fatti di cronaca è più che raddoppiato. Legami con la disfatta della sinistra alle elezioni del 2008? I direttori dei tg minimizzano.
Nella società della comunicazione e dell’informazione, nella quale viviamo, accade che la percezione che i cittadini di uno Stato hanno del pericolo, della criminalità e delle priorità nella scelta di un governo piuttosto che un altro, si basino essenzialmente sull’informazione che essi ricevono in merito a questi argomenti. Un delitto, uno stupro o un qualsiasi fatto di cronaca ha un valore infinitamente superiore se i media mainstream ne danno notizia; ha un valore pressoché pari a zero, seppur grave in termini assoluti, se è sovrastato da una campana di vetro. Sono concetti semplici, concetti che oggi inizia a comprendere anche un bambino, ma che comunque risultano assai difficili da governare, o da evitare. Quarant’anni fa colui che sarebbe diventato suoi giornali “il burattinaio d’Italia”, ossia Licio Gelli, ex “venerabile” capo della loggia segreta P2, lo diceva chiaramente: il potere all’interno di uno Stato passa anzitutto dai canali dell’informazione, è l’informazione che dà al popolo la percezione di ciò che accade e, di conseguenza, di quelle che possano essere le decisioni da prendere per evitare che ciò accada.
Alcuni dati, snocciolati negli ultimi giorni dal Centro d’ascolto dell’informazione radiotelevisiva, osservatorio nato da un’iniziativa dei Radicali Italiani, testimoniano un caso assai bizzarro verificatosi sui telegiornali italiani negli ultimi anni. Pare, secondo i numeri diffusi dall’Osservatorio, che a partire dal 2006, anno d’insediamento dello sfortunato Governo Prodi II, lo spazio riservato alla cronaca nera all’interno dei tg di Rai e Mediaset sia più che raddoppiato, in alcuni casi (Mediaset) triplicato. Pare decisamente curioso, infatti, che durante il 2006 ed il 2007 tutti (nessuno escluso) i sei telegiornali mainstream delle reti in chiaro italiane, abbiano iniziato a martellare gli italiani con notizie di cronaca nera in quantità industriali, notizie che inevitabilmente hanno inciso in maniera fortissima sulla percezione degli italiani nei riguardi della sicurezza. Ma vediamo i dati: il trend generale parla di un balzo dal 10,4% al 23,7% del tempo che i tg hanno dedicato ai fatti di cronaca (furti, rapine, omicidi, stupri e così via). Nello specifico, il Tg1 è passato dall’11% del 2003 al 19,4% del 2006 ed al 23% del 2007; il Tg2 anche ha registrato un salto di oltre dieci punti percentuali, passando dal 9,7% del 2003 al 21% del 2006, fino all’oltre 25% del 2007; più contenuto, altresì, il trend del Tg3, che vi ha destinato “solo” il 7% in più del suo spazio (11,5% nel 2003 – 18,6% nel 2007). Ancor più singolari i dati registrati sulle reti Mediaset, dove Studio Aperto fa segnare un aumento che definire degno di nota è un eufemismo: 30,2% della durata del tg, quasi un servizio su tre, è di cronaca nera nel 2007. Nel 2003 lo stesso campo occupava solo il 12,6%. Anche per Tg5 (dal 10,8% del 2003 al 25,7% del 200/) e Tg4 (da 10,2% a 20,9%) i dati parlano sostanzialmente di un aumento di due-tre volte. Cosa significa questo? Che i reati in Italia siano aumentati vertiginosamente in questi anni? Apparentemente no, almeno secondo i dati diffusi dalla Fondazione Unipolis (Osservatorio di Pavia) nel 2008 e dal Ministero dell’Interno nel 2007. Anzi, il numero dei reati, dagli omicidi alle rapine passando per stupri e traffici di droga, sarebbe in lenta ma costante diminuzione. Come mai allora i media mainstream, quelli che hanno un potere enormemente maggiore sull’opinione pubblica, segnalano il contrario? Perché, allora, la percezione della paura da parte degli italiani, oggi è così straordinariamente più forte che cinque anni fa? Perché oggi un extracomunitario è visto così male in Italia rispetto a quanto non lo fosse appena pochi anni fa? Le ragioni potrebbero essere molte e probabilmente difficilmente dimostrabili. Certo è, comunque, che il tema della sicurezza è stato assolutamente centrale durante la scorsa campagna elettorale, che ha visto il trionfo del centro-destra e la catastrofica caduta della sinistra. Prodi lo diceva sempre durante il suo mandato: l’uso che i media fanno del tema della sicurezza non può che andare a discapito del governo. Ed, infatti, così è stato. Che, poi, a togliere la fiducia all’esecutivo sia stato proprio l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, responsabile della legge-vergogna sull’indulto, è un ulteriore tassello che contribuisce a rendere questo puzzle ancor più cervellotico.
Che la destra ed il Popolo delle Libertà abbiano effettivamente tratto vantaggio da tale situazione, seppur possa apparire lapalissiano, è fatto difficilmente dimostrabile. Non va trascurato, di fatti, il fattore “notiziabilità”, così importante all’interno dei mezzi d’informazione: se una notizia “tira”, genera una spirale per cui si tende necessariamente non solo a ricamarcisi su ma anche a cercare notizie che possano in qualche modo esservi correlate, creando un circolo che si autoalimenta. Certo è, ad ogni modo, che chi abbia avuto interesse a dare il là a questo circolo è fatto tuttora ignoto ai più. Per il momento, ci limitiamo a riportare i commenti di alcuni direttori dei telegiornali in questione. “Fare una valutazione di natura politica sarebbe sbagliato, bisognerebbe vedere cos’è successo nei diversi anni – sostiene Clemente Mimun, attuale direttore del Tg5 ed ex direttore del Tg1 (proprio negli anni dell’aumento sconsiderato dell’informazione sulla cronaca nera) – La cosa che ha pesato di più, sempre, è stata la situazione economica, per cui l’idea che qualcuno abbia picchiato sulla cronaca per colpire X o Y, lascia il tempo che prova, se non si controlla cos’è accaduto in quegli anni”. “Un buon telegiornale racconta le cose che accadono – ribatte Mauro Mazza del Tg2 – ma imputare ai tg il fallimento delle elezioni non è accettabile, le ragioni vanno cercate altrove”. Fedele alla linea, infine, anche Mario Giordano, che minimizza: “Ricordo la stessa polemica nel 2000, l’epoca delle rapine in villa. Poi c’è stato l’11 settembre. È vero, è aumentata l’attenzione per la cronaca nera, non solo quella che crea insicurezza. I grandi casi – Cogne, Erba, Garlasco – aumentano gli ascolti. Impiegando la nera in chiave politica pro o contro qualcuno si fa solo un pessimo servizio”. Insomma, nessun legame politico tra l’aumento dell’informazione sulla cronaca ed una sostanziale diminuzione dei reati. Diminuzione che la Fondazione Unipolis pone in questi termini: durante il 2007, specie nel secondo semestre, a fronte di un calo costante (da 40 ogni mille abitanti a poco meno di trenta) dei reati (stupri, rapine, omicidi, traffici di droga, violenze di ogni genere, rapimenti, ecc.), la percentuale d’informazione riguardo gli stessi è salita dal 44% sino a punte del 90% alla fine del 2007, salvo assestarsi nel 2008 intorno al 60%. Il che ha visto crescere la percezione che gli italiani hanno di tale problema dal 44% di fine 2006 al 53% di inizio 2008.
Ognuno trarrà da questi dati le proprie conclusioni, intanto la parola d’ordine delle ultime settimane è “stupri”, con tanto di interventi del Presidente della Repubblica, arene dei talk show gremite di improvvisati opinionisti col dito puntato sugli extracomunitari e leggi ad hoc promosse dal governo e votate dalle Camere. Ma è davvero un problema così urgente da risolvere in tempi di vacche magre come questi? (Giuseppe Colucci per NL)
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