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Giornalisti. INPGI lancia allarme: digitalizzazione, tecnologie 4.0, invecchiamento popolazione impatteranno a dismisura su sistemi pensionistici dei liberi professionisti

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4.0, giornalismo

La digitalizzazione in atto nel mondo del lavoro, l’avvento dell’industria 4.0 e l’invecchiamento della popolazione che tipo di impatto avranno sui sistemi pensionistici dei liberi professionisti?
Se ne e’ discusso a Bruxelles durante la conferenza «Disruptive effects of demography and digitization on social security of Liberal Professions» organizzata da Adepp, l’associazione dove confluiscono 19 Casse di previdenza privata che rappresentano oltre 2 milioni di professionisti e Abv, l’Associazione che rappresenta tutte le 89 Casse di previdenza dei professionisti in Germania.
L’evento, a cui hanno partecipato i vertici INPGI oltre a Membri del Parlamento europeo, organizzazioni internazionali (Ocse, Eurofound), Commissari europei e rappresentanti delle Casse di previdenza dei professionisti, si e’ tenuto presso il Comitato delle Regioni.

L’incontro e’ stata l’occasione per discutere i rischi e le sfide che i liberi professionisti dovranno affrontare nei prossimi decenni, come devono evolvere le professioni in un mercato 4.0 e che tipo di modelli di welfare dovranno garantire l’equità tra le generazioni.
Durante il suo intervento, la presidente INPGI Marina Macelloni ha colto l’occasione per illustrare l’impatto che la digitalizzazione sta avendo sull’industria dell’informazione in Italia, con la conseguente perdita dei posti di lavoro giornalistici negli ultimi anni, il calo del reddito medio annuo dei professionisti della carta stampata e dei media e l’impennata del lavoro autonomo, sempre piu’ dettato dalla chiusura delle redazioni giornalistiche. La presidente INPGI ha inoltre fornito una panoramica dettagliata sulla diffusione delle principali testate in Italia con un focus sull’andamento, sia digitale che cartaceo (comunque orientato alla Industria 4.0), della pubblicità in riferimento anche agli altri paesi europei.

L’ invecchiamento progressivo della popolazione in atto in tutta la Ue inciderà fortemente sui costi fiscali legati a pensioni, assistenza sanitaria e cure. Secondo l’Ageing Report 2018 della Commissione Europea la popolazione totale nell’Unione europea aumenterà i da 511 milioni nel 2016 a 520 milioni nel 2070, ma la popolazione in eta’ lavorativa (15-64 anni) diminuirà significativamente da 333 milioni del 2016 a 292 milioni nel 2070. “Complessivamente nell’UE – si legge nel report – il costo totale dell’invecchiamento (spesa pubblica per pensioni, assistenza sanitaria, assistenza a lungo termine, istruzione e indennità di disoccupazione) dovrebbe aumentare di 1,7 punti percentuali al 26,7% del PIL tra il 2016 e il 2070. I costi di assistenza e assistenza a lungo termine contribuiranno maggiormente all’aumento della spesa legata all’invecchiamento della popolazione, aumentando di 2,1 punti percentuali. Si prevede che la spesa pubblica per le pensioni aumenterà fino al 2040 prima di tornare vicino ai livelli attuali entro il 2070”.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2050 ci saranno 74 persone con oltre 65 anni ogni cento persone, con un’eta’ tra i 20 e i 64 anni. Oggi sono 38 (erano 23 nel 1980). Numeri che in futuro faranno dell’Italia il terzo paese piu’ anziano, dopo il Giappone (78 persone over 65 su 100) e la Spagna (76 su 100 ). Sul fronte pensioni lo studio Ageing Report 2018 sottolinea come “le riforme pensionistiche hanno permesso di stabilizzare la spesa pensionistica pubblica in percentuale del PIL a lungo termine, attraverso l’aumento dell’eta’ pensionabile e le modifiche ai parametri dei sistemi pensionistici, compresa l’indicizzazione delle pensioni.
Di conseguenza, il rapporto pensionistico pubblico, che descrive la pensione pubblica media in relazione al salario medio, dovrebbe diminuire di 10,6 punti percentuali in media nell’UE. Negli Stati membri con regimi pensionistici integrativi privati, il valore totale delle pensioni rispetto alle retribuzioni medie dovrebbe essere superiore di 10,5 punti percentuali rispetto agli Stati membri senza. Inoltre, l’eta’ della pensione sara’ piu’ alta nel futuro in generale”.

Secondo gli ultimi dati di Adepp, sono oltre 11 milioni i liberi professionisti nell’Ue che fatturano più di 500 miliardi, per un contributo al Pil europeo di circa il 9%.
In Italia, invece, i liberi professionisti rappresentano il 6% dei lavoratori. Gli iscritti ai Fondi pensione dei professionisti italiani nel 2017 sono 1,4 milioni (in crescita del 22% rispetto al 2006 con entrate contributive aumentate dell’81% pari a 9.8 mld di euro nel 2016).
Diminuiscono i giovani sul totale degli iscritti anche se aumentano le professioniste, l’eta’ media e’ passata da 44 a 47 anni, le donne e i giovani hanno redditi meno elevati: per le prime 40% in meno rispetto ai colleghi uomini, i giovani fino a 40 anni guadagnano in media 20.500 euro all’anno) e in generale il reddito dei professionisti e’ diminuito del 3% circa in dieci anni. Il potere di acquisto e’ sceso del 18%.
Sostenere il lavoro dei liberi professionisti, uomini e donne, giovani e anziani, e’ dunque prioritario perché vuol dire garantire una previdenza sostenibile e l’adeguatezza dei regimi. (E.G. per NL)