Giornalisti. Piero Ostellino si scaglia contro lo scandalismo

Alcuni cronisti, secondo Ostellino, sono più interessati ai vizi e non alle virtù dei personaggi pubblici


Un articolo di qualità deve essere redatto attraverso la ricerca e la verifica delle fonti, altrimenti non si tratta più di “giornalismo, ma di scandalismo”.

Il 27 settembre sul Corriere della Sera è stato pubblicato il commento di Piero Ostellino (foto) dal titolo “Buon giornalismo e cassetti rovistati” che ha riacceso la polemica sul modo di fare giornalismo. Ostellino critica il giornalismo superficiale, quello interessato solo a vendere copie e non ai contenuti trattati. In particolare, attacca quei cronisti che scavano nella vita privata dei personaggi della politica o dello spettacolo sempre alla ricerca dei vizi e mai delle virtù. Se il giornalismo si riducesse solo a questo “rovistare nei cassetti e a pubblicare tutto quello che si trova trascurando la propria funzione di interprete della fenomenologia politica, economica e sociale – scrive Ostellino – il suo non sarebbe più giornalismo ma scandalismo”. A ciò si aggiungono le comparsate televisive dei giornalisti con puntate dedicate a “ritrovamenti” scandalistici estrapolati da copia-incolla di atti dei tribunali o novità su indagini in corso avute, ad esempio, tramite la soffiata del pm amico. I giornali dovrebbero offrire al lettore articoli di qualità che presuppongono alla base un lavoro di ricerca, verifica e interpretazione delle notizie. Facendo invece “scandalismo” si rischia di screditare il mondo del giornalismo soffermandosi troppo sulle questioni superficiali e dando invece scarso rilievo a tematiche fondamentali che spesso forniscono spunti di riflessione per il lettore che si trova a vivere in una società in continua trasformazione. “Se di Winston Churchill si fosse solo scritto che tracannava litri di champagne e, spesso, era brillo, che era infantilmente irascibile e prepotente non si sarebbe fatto un buon servizio alla vera statura del personaggio e alla verità storica”. Ricorda ancora Ostellino avvalendosi di un esempio storico per spiegare la sua posizione. Le problematiche proposte meritano una riflessione. Se da una parte i cronisti dovrebbero fare più attenzione alle notizie che scelgono di trattare e come, allo stesso modo i lettori dovranno essere in grado di fare una cernita e capire quali sono gli articoli di qualità e quali invece no. Secondo la logica di marketing che ormai regola ogni mercato, se certi argomenti non fanno più vendere copie, nessun giornalista, di conseguenza, li tratterà. (Sara Fabiani per NL)

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