In arrivo Ribbit, una tecnologia che rivoluzionerà il web

Ideata a San Francisco la piattaforma aperta che permetterà di telefonare in VoIP con ogni applicazione: dalle e-mail ai social network


Ribbit, sarà disponibile agli inizi del 2008 e si propone di cambiare il nostro modo di telefonare: si tratta dell’ultima frontiera del VoIP (Voice over Internet Protocol), cioè di quella tecnologia che permette di portare la voce attraverso internet. Ribbit nasce dall’omonima company californiana situata nella Silicon Valley, vicino a San Francisco. Assicura di essere una vera innovazione: porterà il VoIP in tutto il web, dalle e-mail ai social network. In molti luoghi ora muti si potrà telefonare ad altri utenti. Grazie a Ribbit potrebbe capitare ogni giorno di ricevere una e-mail da un amico con scritto “clicca qui per telefonare al mittente”. Le ipotesi formulabili sono davvero tante anche perché Ribbit non è un semplice programma è infatti quello che nel linguaggio informatico viene chiamata “una piattaforma aperta”, cioè un protocollo che i programmatori potranno utilizzare per elaborare software dedicati e creare valore aggiunto sfruttando il VoIP. La forza di questo tipo di piattaforma è che si integra con Flash, la notissima tecnologia di Adobe per le animazioni sul web: alcuni programmatori sono già al lavoro per creare un’interfaccia Ribbit, tramite Flash, per il social network Facebook. L’idea è che ciascun utente potrebbe decidere di mettere un pulsante VoIP nel proprio profilo di Facebook e ricevere delle telefonate. Analoghi pulsanti potrebbero essere aggiunti a chat, instant messaging, o qualsiasi altra applicazione di Internet. E le chiamate potrebbero partire da altri computer oppure da normali telefoni, fissi o cellulari. Si è gia visto come funzionerà il tutto su Salesforce.com, noto sito di vendita di software gestionali: un dipendente di Saleforce in riunione riceve una chiamata, che viene quindi deviata alla segreteria telefonica. Poiché il centralino aziendale è collegato all’applicazione Ribbit, però, il messaggio lasciato in segreteria viene trasformato in un file. Il dipendente apre l’applicazione e trova l’elenco dei messaggi, ascoltabili come file audio oppure leggibili in formato testo; può cercare parole all’interno dei messaggi, inoltrarli ad altre persone. Si pensi poi all’utilità di inserire, in un sito e-commerce o aziendale, un pulsante VoIP con cui i clienti possono contattare gratis un responsabile o l’assistenza tecnica. In altre parole, Ribbit farà del VoIP uno strumento pieno di servizi per rendere le nostre comunicazioni più performanti. Oggi il VoIP, anche fra i clienti business, è considerato soltanto un modo per telefonare gratis o a basso costo. “Uno dei dati di fatto della cosiddetta rivoluzione IP è che non è stata ricca di applicazioni per gli utenti”, dice Will Stofega, analista americano. “Il mondo non ha bisogno di un’altra azienda telefonica. Quello di cui ha bisogno è di un nuovo tipo di azienda telefonica, una che liberi la voce dai sui attuali confini”, aggiunge Ted Griggs, amministratore e Ceo. Eppure applicazioni VoIP più sofisticate sono già disponibili. I principali operatori telefonici business italiani offrono da qualche mese servizi di unified communications (comunicazioni unificate) simili a quelle usate da Salesforce che coinvolgono anche i cellulari aziendali. Skype e Jajah permettono da tempo di inserire i propri pulsanti nei siti web. Quest’ultima applicazione è supportata dal pioniere del VoIP italiano, la cagliaritana Abbeynet, con il servizio Sitofono. “Tra qualche giorno sarà potenziato con altre funzioni, come la segreteria telefonica”, spiegano da Abbeynet. “Sì, ma finora tutti questi servizi VoIP sono stati chiusi intorno a una sola applicazione, di questa o quell’altra azienda”, dice Brett Azuma, analista di Ovum. “La forza di Ribbit è di essere una piattaforma aperta, utilizzabile da sviluppatori esterni, che possono così creare le proprie applicazioni, per il proprio tornaconto economico”. Si sa che in Internet le piattaforme aperte sono state sempre rivoluzionarie, perché hanno fatto lavorare moltissimi programmatori da tutto il mondo per creare un mucchio di servizi attivi in tutto il web. (Paolo Masneri per NL)

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