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Informazione. Agenzie di stampa: accordo di partnership fra LaPresse e Associated Press. L’agenzia di Marco Durante continua la sua crescita, in un settore affollato e molto ‘complicato’

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LaPresse

Interessante accordo nel settore delle agenzie di stampa (che questo periodico segue con attenzione da anni) fra l’italiana LaPresse e l’americana Associated Press. L’ha annunciato Marco Durante, fondatore e azionista di LaPresse: “Dal 2020 saremo i loro partner in Italia e anche nel mondo”. La partnership avrà inizio il 1° gennaio 2020 e riguarderà lo scambio di news, fotografie e video.
L’impegno americano di Durante ha anche un altro obiettivo a medio termine: quello di quotare in Borsa a New York LaPresse, per diventare parte del mondo dell’informazione d’Oltreoceano; in America LaPresse nell’ultimo anno ha stretto varie relazioni, proprio attraverso la prestigiosa AP, che è un consorzio di editori americani, tra cui Jeff Bezos, in questo caso nel suo ruolo di proprietario del ‘Washington Post’.

L’intesa italo-americana è stata formalizzata da LaPresse con specifici annunci pubblicitari sui giornali nella giornata del 9 maggio e poi con una cena di gala-evento a Milano, nella stessa serata del 9 maggio, con ben 400 ospiti e con la conduzione di Mia Ceran. C’erano politici, imprenditori, manager, editori, giornalisti, comunicatori, italiani e anche internazionali, e naturalmente il presidente di AP Gary Pruitt e altri rappresentanti del Cda dell’agenzia statunitense.
Parlando del futuro di LaPresse, Durante ha spiegato: “Il mio piano industriale prevede due punti: il primo riguarda il corporate, le aziende che devono farsi conoscere in Italia e nel mondo, come abbiamo già sperimentato con Fca; il secondo è sviluppare la parte televisivaChe vuol dire produrre news, servizi e programmi per la Televisione e per il Web”.

E proprio questo aspetto televisivo sembra essere fra i più interessanti: “Per questo è venuta a lavorare con noi Elisa Ambanelli, ex direttrice generale di Endemol Shine in Italia. La macchina funziona molto bene: nell’ultimo anno abbiamo lavorato intensamente per Discovery, per Mediaset, per tanti altri, e vanno bene anche i ricavi. Inoltre, ormai sugli schermi i microfoni con la scritta LaPresse sono sempre più presenti, a confermare la nostra copertura degli eventi e i nostri contenuti video. La Rai ha le teche, ma anche noi abbiamo un archivio di immagini di 38 anni. Tutto digitalizzato”.
E c’è stata anche la ‘trasferta al Quirinale’: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha infatti ricevuto le delegazioni di LaPresse e Associated Press. Il Capo dello Stato ha espresso il suo compiacimento per un accordo che allarga i confini dell’informazione e rappresenta una boccata di ossigeno per l’editoria italiana, in un momento particolarmente delicato. Attualmente il Gruppo LaPresse è composto da AGA, Olycom, Olympia Fotocronache e Publifoto. Con l’acquisizione del ramo d’azienda di Agr ne è entrata a far parte anche la testata relativa. E su questo torneremo fra poco.

Gary Pruitt, che è anche ceo di AP, ha spiegato: “È stato naturale scegliere LaPresse. Per la sua grande capacità in Italia, per lo spirito innovativo e imprenditoriale e perché condividiamo gli stessi valori in merito all’informazione”. Durante ha aggiunto: “Il mercato italiano per noi è limitato. Cerchiamo allora di aumentare il nostro fatturato all’estero. Apriremo fra un mese la sede di Bruxelles e, entro i primi mesi del 2020, tre sedi negli Usa”.
LaPresse nel campo radiotelevisivo era venuta alla ribalta in modo specifico nel 2015, quando, come accennato, aveva acquisito da Prs Mediagroup la testata Agr, che opera nell’ambito della produzione di contenuti d’informazione multimediale, così come nell’ambito digitale, televisivo e radiofonico. Produce in particolare video news, tg e giornali radio per decine di emittenti radiofoniche locali (con il notissimo marchio Cnr) e per diverse Televisioni locali italiane.

L’attività della società Agr Srl, dopo la cessione della testata, è comunque proseguita all’interno di Prs Mediagroup attraverso le testate giornalistiche Cnr e Agr Factory ed è stata incentrata in particolare sullo sviluppo digitale dei marchi proprietari e sull’attività di content providing di contenuti d’informazione multimediale e infotainment.
Alla citata serata di gala milanese di LaPresse era presente anche l’ex sottosegretario con delega all’Editoria nel governo Renzi Luca Lotti, che ha fatto sapere di aver “osservato con molto interesse” l’accordo LaPresse-AP. Lo citiamo in specifico perché Lotti ha a suo tempo (fino allo scorso anno, in particolare) agitato molto il settore delle agenzie di stampa italiane, molto affollato ma anche dalla vita tutt’altro che semplice (nonostante la sua grande importanza per tutto il mondo dell’informazione), con la sua decisione di indire una gara europea per l’assegnazione dei fondi pubblici alle agenzie di stampa. Queste ultime infatti vivono soprattutto dei servizi e delle convenzioni con il Governo (in particolare la Presidenza del Consiglio e il Ministero degli Esteri), visto che hanno un accesso molto limitato al mercato pubblicitario.

Ma i fondi a disposizione sono diminuiti in una decina d’anni di ben dieci milioni di euro (da 48 a 38 milioni l’anno). Con una inedita e molto contestata scelta Lotti aveva dunque deciso di mettere a gara in dieci lotti i fondi pubblici per le agenzie, 38 milioni circa l’anno – appunto – per tre anni, facendo ricorso a un “bando europeo” (in luogo della precedente trattativa privata), aprendo dunque la gara, almeno sulla carta, anche ad agenzie di altri Paesi. Alla fine comunque i ‘lotti’ sono stati assegnati alle agenzie italiane esistenti, con qualche tortuosa vicenda specifica e qualche esclusione.
Il comparto, ultimamente spesso in preda a stati di crisi, prepensionamenti, tagli e cassa integrazione, occupa comunque circa 800 giornalisti contrattualizzati ex articolo 1, più molte centinaia di collaboratori. I nomi sono noti: oltre a LaPresse, ci sono Ansa, AdnKronos, Agi, Askanews, Radiocor, Fcs/Il Velino, Omniroma, Dire, 9Colonne, Italpress, Nova, Vista, Mf-Dow Jones e altri ancora.

LaPresse, in specifico, è nata a Torino negli Anni Trenta come Publifoto Torino e ha segnato l’avvio del fotogiornalismo in Italia. Negli Anni Novanta, poi, Marco Durante acquisì gli archivi storici di Publifoto e fondò LaPresse con il fratello Massimo, determinando un’importante accelerazione nello sviluppo e nella diversificazione delle attività e segnando la trasformazione dell’agenzia fotografica in un’azienda dinamica e innovativa che operasse a tutto campo nel mondo dell’informazione e della comunicazione.
Nel 2010 c’era stato un primo accordo con Associated Press per la distribuzione esclusiva in Italia dei contenuti dell’agenzia americana. LaPresse oggi ha tre sedi, a Milano, Roma e Torino, e conta su oltre 80 giornalisti e corrispondenti, sotto la direzione di Vittorio Oreggia. (M.R. per NL)