Intercettazioni, Berlusconi: ”La legge è in dirittura d’arrivo, gli italiani sono con me”

”So per certo che la stragrande maggioranza degli italiani è d’accordo con me sull’assoluta necessità della legge sulle intercettazioni, tant’è vero che quando ne parlo in pubblico, raccolgo solo applausi di consenso e di incoraggiamento per andare avanti fino all’approvazione definitiva, che ormai è in dirittura d’arrivo".
"Quando la legge sarà approvata il nostro Paese sarà davvero più europeo, più civile e più moderno”. Lo ha detto Silvio Berlusconi in un’intervista che sarà pubblicata dal settimanale ‘Oggi’ in edicola da domani. ”Il mio obiettivo – ha continuato il premier – è porre fine a un sistema di abusi che in tanti anni ha di fatto cancellato il nostro diritto alla privacy. Questa situazione è purtroppo il portato di una cultura giustizialista che accomuna una piccola lobby di pm politicizzati e la lobby dei giornalisti che invece di fare le inchieste sul campo preferiscono fare del ‘copia e incolla’ sui fascicoli delle procure che contengono le intercettazioni, anche quelle dove emergono solo fatti privati”. Sul rischio di fare un regalo ai criminali o proteggere la casta, Berlusconi replica: ”Tutto questo non ha nulla a che vedere né con la cosiddetta casta né con le indagini serie contro i delinquenti o la criminalità organizzata. Le regole sulle intercettazioni contro la mafia e tutte le altre organizzazioni del crimine organizzato (‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita e così via) resteranno infatti in vigore come prima. La legge che il Parlamento sta discutendo contiene un giusto equilibrio – assicura – fra le esigenze della tutela della privacy e quelle della lotta contro il crimine e la tutela della legalità”. Un’intervista a tutto campo quella del Cavaliere che ha affrontato questioni politiche, imprenditoriali e personali. A partire dal suo rapporto con il presidente della Camera. ”Fare la pace con Fini? Per fare la pace, prima ci deve essere una guerra – rileva – Io non sono mai stato in guerra con nessuno, e litigare è cosa estranea al mio Dna. Anzi, dico sempre che mi faccio concavo o convesso a seconda dell’interlocutore, pur di far sempre prevalere il dialogo, il confronto amichevole. Questo vale anche per i rapporti con il presidente della Camera”.  ”In un grande partito – spiega il premier – può anche accadere che vi siano opinioni diverse. Poi però si vota e alla fine la decisione che raccoglie il maggior numero di voti deve valere per tutti. Fini non ha mai contestato questa regola, che nel Pdl è in vigore fin dal primo giorno, tanto è vero che io stesso ho dovuto subirla in diverse occasioni. Se si stabilisce questo metodo democratico, senza strappi, senza inutili provocazioni quotidiane, senza uno stillicidio di polemiche continue, allora potremo portare a compimento con successo quella felice intuizione che oltre dieci anni fa discussi con l’indimenticabile Tatarella”. Fini resterà nel Pdl? ”Credo che il traguardo del Pdl sia stato anche per lui un traguardo storico irreversibile – dice Berlusconi – per il quale valeva e vale la pena spendere le nostre migliori energie politiche. Non posso perciò credere che si voglia mettere in discussione questo risultato. Sarebbe una enorme delusione innanzitutto per i nostri elettori. Il nostro popolo, il Popolo della libertà non lo capirebbe”. ”Nei primi anni ’80 – ricorda – tutti i maggiori editori italiani avevano tentato l’esperienza della televisione, e si erano dovuti ritirare precipitosamente. Io ero convinto che la tv commerciale fosse il futuro dell’intrattenimento e della comunicazione in Italia. Tutti mi dicevano che era una follia, che mi avrebbe condotto alla rovina. Dieci anni dopo mi avrebbero di nuovo dato del matto e avrebbero di nuovo profetizzato la mia rovina quando annunciai la mia discesa in campo in politica. Ma in entrambi i casi ho avuto ragione io”. Dalle questioni interne al partito alla stampa, il Cavaliere torna a puntare il dito contro i giornali, in particolare quelli di Carlo De Benedetti che ”continuano ad appoggiare la sinistra post-comunista e a rovesciarmi addosso, tutti i giorni, di tutto e di più”. Quanto a ‘Il Giornale’ ”il suo futuro non dipende da me. Sarà mio fratello a scegliere la soluzione più idonea. So che ci sta lavorando e sono certo che farà la scelta migliore”. L’intervista si fa più intima quando parla della sua famiglia. Berlusconi ha parole di elogio per la prima moglie, Carla Dall’Oglio, che ”è stata, ed è, una grande mamma e una gran signora. Si è comportata sempre con ammirevole riservatezza. La stimo molto, ed è stata, ripeto, per i miei figli la madre migliore possibile”. Quanto a Veronica, il divorzio è stato ”per me più doloroso” rispetto a quello con Carla, confessa Berlusconi. ”Alcuni passaggi della vicenda mi hanno anche ferito, ma non voglio più ritornarci sopra. La cosa più importante è l’affetto che i nostri tre figli continuano a portare a entrambi i genitori” sottolinea il premier che si considera ”un padre giusto ed equanime”.  ”Se è vero che mia madre mi scrisse l’epitaffio? Sì, è vero – conferma – Una volta a cena ne parlammo scherzandoci sopra. Il mattino dopo mi portò un foglietto su cui aveva scritto, non più per gioco ma seriamente, la frase che lei avrebbe voluto fosse scolpita sulla mia tomba. Posso dirgliela. ‘Fu un uomo buono e giusto, dolce e forte’. Grazie, mammina, le dissi, cercherò di essere proprio così”. Infine il Milan. A proposito dei rumors sulla vendita della squadra, "intanto bisognerebbe capire se ci sarebbe qualcuno, vero appassionato del Milan, disposto a investire più di quei 50 milioni di euro l’anno che ci mette la mia famiglia” dice Berlusconi. Il Milan, assicura, ”tornerà grandissimo e vincente, e lo farà molto presto". (Adnkronos)
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