Ispettorati territoriali in crisi: scrive il direttore del Piemonte mentre il C.R.T.L. intensifica la denuncia verso la Lombardia

Durissimo l’attacco del Comitato Radio Tv Locali verso l’I.T. Lombardia, ritenuto colpevole di continui cambi di orientamento. L’I.T. Piemonte espone le proprie cause di giustificazione in ordine alle lamentate giacenze


Dopo l’articolo dei giorni scorsi (qui per leggere), abbiamo ricevuto due distinte comunicazioni dai soggetti interessati: una dal sempre cordiale ing. Mario Scibilia, direttore p.t. dell’I.T. Piemonte, che ci ha invitato a pubblicare una risposta “diffusa”, recentemente resa dal suo ufficio ad un folto gruppo di emittenti (nazionali e superstation) che avevano lamentato la grave giacenza di pratiche urgenti; la seconda dal Comitato Radio Tv Locali, impegnato in un’ennesima azione di protesta verso l’I.T. Lombardia, nuovamente al centro di pesanti accuse.
Pubblichiamo naturalmente entrambe le missive.

Spett.le redazione, in relazione all’articolo del 22/05/07, nella parte che riguarda l’Ispettorato Territoriale Piemonte e Valle d’Aosta, da me diretto con incarico di reggenza dal 01 dicembre 2006, gradirei venisse pubblicata l’allegata lettera, recentemente inviata ad una molteplicità di operatori del settore della radiodiffusione sonora, relativamente alla giacenza di lavoro accumulatosi al IV° settore di questo ufficio a partire dall’anno 2001.
Nel ringraziare porgo un cordiale saluto
Ing. Mario Scibilia

“Nota problematica relativa alla mancata evasione delle numerose istanze che giacciono inevase da lungo tempo – Paralisi delle attività delle emittenti che eserciscono impianti nelle regioni Piemonte e Valle d’Aosta – Richiesta di conoscere le iniziative di questo Ispettorato al fine di evadere le istanze pregresse e di dare risposte in tempi ragionevoli alle istanze che d’ora in avanti saranno presentate

Si fornisce doveroso riscontro alla nota di codeste Emittenti radiofoniche, inerente l’argomento in oggetto, datata 03 aprile 2007, pervenuta con raccomandata A/R il 21 maggio 2007 e che, per opportuna conoscenza ed eventuale seguito, viene inviata in copia agli Organi Ministeriali in indirizzo.
Lo scrivente, come verosimilmente noto, dirige l’Ispettorato Territoriale del Piemonte e Valle d’Aosta a seguito incarico di Reggenza attribuitogli con decorrenza 01 dicembre 2006.
Detto incarico è sopraggiunto in momento immediatamente seguente quello in cui la precedente Direzione ha segnalato, con nota prot.n. 10005 del 24/10/2006, anche agli Organi Ministeriali in indirizzo, il quadro operativo dell’Ispettorato di Torino caratterizzato da un pesante arretrato accumulatosi dal 2001 ed attinente ad istanze di: compatibilizzazione, ottimizzazione, razionalizzazione, trasferimento di impianti della radio e tele diffusione privata.
Un tale pesante accumulo, per quanto noto allo scrivente, non risulta essersi mai verificato in epoche precedenti l’anno 2001 e risulta essere costituito (al momento della segnalazione) da circa 300 (trecento) istanze non ancora avviate a procedimento e circa 80 procedimenti in essere; l’accumulo faceva sostanzialmente capo ad un unico funzionario incaricato sia della responsabilità procedimentale che delle fasi istruttorie.
Un tale concentramento di attività su un singolo soggetto era verosimilmente derivato sia dalla grave carenza di organico dell’Ispettorato Piemonte e Valle d’Aosta che dalla complessità, generalmente associata alla trattazione di tali istanze, richiedente una specifica competenza tecnico/giuridica ed esperienza nel settore della radio e tele diffusione privata da parte degli incaricati.
Tralasciando altre motivazioni che sicuramente hanno concorso a determinare una siffatta situazione, che non è esagerato definire di emergenza, è doveroso evidenziare come la precedente gestione, in considerazione della perdurante carenza di risorse disponibili, si è proficuamente attivata per ricercare comunque una possibile soluzione individuando taluni funzionari interni alla direzione ai quali ha conferito incarico di prestare, in aggiunta al loro pur già gravoso ordinario carico di lavoro, ogni possibile forma di collaborazione con l’obiettivo primario di smaltire in tempi ragionevoli le giacenze in questione.
La scrivente Direzione, ritenendo proficuo tale percorso (unico praticabile) ha pensato di intensificare tale forma di collaborazione estendendo ulteriormente tale partecipazione ad altri funzionari e dipendenti (attraverso interpellanze interne rivolte a tutti i settori della Direzione ed alla Dipendenza Provinciale di Novara) che potessero, sempre in aggiunta al loro già gravoso ordinario carico di lavoro, su base volontaria, contribuire a fronteggiare meglio l’emergenza; ciò pur nella consapevolezza che anche i nuovi procedimenti connessi con le nuove istanze non avrebbero potuto non subire negativi riflessi (ritardi e/o interruzioni) soprattutto quelli che necessitano l’impiego di rilevanti risorse: umane, strumentali e finanziarie.
Riguardo tale ultimo aspetto giova evidenziare che una consistente parte delle risorse disponibili deve essere destinata, come in effetti è, per lo svolgimento delle attività di controllo, verifica e ripristino della conformità di esercizio degli impianti ed apparati radioelettrici (in uso ai molteplici operatori) rispetto agli atti concessori ed alle normative nazionali e comunitarie, ivi compreso l’esercizio di impianti ed apparati in uso per la radiodiffusione sonora privata ove le violazioni (nel territorio di competenza di questo Ispettorato) mantengono ancora connotati di notevole rilevanza ed incidenza.
La situazione attuale, in essere da alcuni mesi, vede l’unica unità iniziale affiancata da oltre dieci funzionari e dipendenti (ai quali presto se ne potranno aggiungere altri) che, come già detto, in aggiunta ai loro ordinari compiti sono impegnati a fornire ogni possibile contributo alla tematica in questione.
Tale situazione vede anche lo scrivente fornire un personale diretto contributo che va ben oltre i compiti derivanti dall’incarico di reggenza che pur devono essere, come lo sono, svolti.
In conclusione, lo scrivente, considerata l’estrema importanza della problematica, per poter meglio illustrare le suesposte argomentazioni e per individuare possibili interventi prioritari nella trattazione delle numerose istanze, si rende disponibile ad un incontro con Rappresentanti di codeste emittenti presso questa sede nella giornata di martedì 29 p.v alle ore 10,00.
Distinti saluti.
Il Direttore reggente
Ing. Mario SCIBILIA

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Di seguito, invece, il comunicato stampa del Comitato Radio Tv Locali

Sono più di 850 giorni che lo storico impianto FM 100,00 MHZ di Milano dell’emittente informativa RADIO JUKE BOX (ex Radio Kelly), aderente al COMITATO RADIO TV LOCALI (www.comitatoradiotv.org), pacificamente reso operante nel 1976, regolarmente censito e assentito in concessione, è inattivo per completa indifferenza della direzione pro tempore dell’Ispettorato Territoriale del Ministero delle Comunicazioni della Lombardia, che si rifiuta di vagliare le legittime istanze di riattivazione avanzate dalla società editrice ormai dalla primavera del 2005, determinando una crisi economica enorme, che ha messo a rischio i rapporti di lavoro in essere, senza giustificazione alcuna per la tutela del bene pubblico (la Pubblica Amministrazione non può ingerire nella libertà d’impresa dei cittadini senza motivo)!!!
L’attuale direzione dell’organo periferico del Ministero delle Comunicazioni per la Lombardia, con repentini quanto immotivati, nonché assolutamente incomprensibili, cambi di rotta rispetto a decisioni prese in precedenza su impulso degli organi centrali, che avevano suggerito la riattivazione dell’emittente, pare essere ormai una scheggia impazzita, del tutto svincolata dal coordinamento della Direzione Generale.
Il COMITATO RADIO TV LOCALI ha chiesto, per tale motivo, un urgente e concreto intervento del Segretario Generale per verificare e rimuovere tutto ciò che ostacoli il corretto funzionamento di un ente territoriale importante come quello di Milano.
Ci si augura che gli organi competenti possano o vogliano intervenire immediatamente per risolvere una situazione già di per se deplorevole e che il locale organo del Ministero delle Comunicazioni possa dotarsi di quella efficienza e coerenza indispensabile per concretare il ruolo che gli compete.
Se così non fosse, dovremmo pensare di essere in un regime che vorrebbe vaporizzare le sacrosante garanzie costituzionali fissate nel nostro ordinamento dall’articolo 21, in base al quale “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione” e “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure”.

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