Lo storico studio di fonologia musicale di Rai rivive al Castello di Milano

Il capoluogo lombardo accoglie con onore un gioiello della musica italiana e internazionale


Il museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco di Milano amplia le proprie sale aggiungendo un pezzo della storia della musica del ‘900. Da qualche giorno è infatti possibile ammirare lo storico studio di fonologia musicale della Rai, fondato nel 1955 da Luciano Berio e Bruno Maderna, con la collaborazione del fisico Alfredo Lietti e del tecnico del suono Massimo Zuccheri. Viste con gli occhi dei moderni creatori di musica, queste macchine appaiono quasi degli strumenti preistorici. Del resto le tecnologie musicali attuali sono in continua evoluzione: un computer è in grado di ricreare il suono un’orchestra e farla sembrare apparentemente reale, eppure 50 anni fa i musicisti componevano dal nulla e gli strumenti utilizzati nello studio della Rai rappresentavano l’avanguardia tecnologica europea. Tra quelle pareti sono passati artisti del calibro di John Cage, Stockausen, Luigi Nono e Niccolò Castiglioni; qui fu incisa la “Serenata IV” di Maderio e “Thema”, omaggio a Joyce di Berio; da qui librava la potente voce di Cathy Berberian, musa di questi musicisti che passavano notti insonni sperimentando composizioni innovative anche grazie alla strumentazione di cui disponevano. Nel corso della presentazione della nuova sala, Massimiliano Orsatti, assessore al turismo, marketing territoriale e identità del comune di Milano, ha dichiarato: “Grazie a questo nuovo allestimento, Milano ritrova un parte importante della sua storia musicale e culturale”. E ha aggiunto: “Una storia, quella dello studio di Fonologia della Rai, che diventa patrimonio di tutti i milanesi e dei tanti turisti che qui potranno trovare una nuova attrazione, capace ancora di stupire con le sue suggestioni sonore dopo oltre 50 anni dalla sua nascita”. Alla conferenza di presentazione ha partecipato anche Umberto Eco elogiando l’abilità di Zuccheri e definendolo un compositore poiché la sua competenza come tecnico è stata fondamentale per la perfetta riuscita di determinati brani, dal momento che i musicisti non avevano dimestichezza con le apparecchiature elettroniche. Ai lavori per il recupero della preziosa stanza hanno partecipato anche MiTo Settembre Musica che, nella figura del proprio presidente, Francesco Micheli, ha promosso e sostenuto i lavori e Massimo Ferrario, dirigente responsabile del centro produzione tv della rai di Milano, che ne ha reso possibile il trasferimento. Fondamentale è stato anche l’ intervento dell’architetto Michele De Lucchi che ne ha ricreato l’ambientazione basandosi su immagini dell’epoca e trovando il perfetto sodalizio con gli arredi originali firmati da Giò Ponti. Il percorso del museo del Castello è stato modificato per far spazio a questo gioiello e, per chi andrà a visitare questa preziosa testimonianza della storia della musica moderna italiana, sarà possibile consultare una parte degli archivi dello studio (grazie a tre pc dotati di cuffie), conoscere le biografie degli artisti e ascoltare parti delle loro opere. (Silvia Bianchi per NL)

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