Napolitano interviene sul caso “Rai-set”: le intercettazioni restino private

Tutti ora predicano la riservatezza delle intercettazioni, finché vige il segreto istruttorio. Intervento dell’ultim’ora di Berlusconi: iene e sciacalli contro di me


Il giorno dopo lo scandalo delle intercettazioni rese note da “Repubblica”, che insinua il dubbio di una collaborazione “sospetta” tra Rai e Mediaset ed, in particolare, tra collaboratori di Berlusconi presenti in entrambe le aziende, i commenti sull’accaduto si sprecano.
Stamane il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto), ha ricevuto al Quirinale il Presidente della Rai, Claudio Petruccioli. Il contenuto del colloquio non è stato reso noto ma, è presumibile, che si sia discusso del caso “Rai-set”. Tutto ciò che Napolitano ha dichiarato è stato in suo sdegno per la pubblicazione delle intercettazioni, nonostante il segreto istruttorio ne impedirebbe la rivelazione (perché queste non hanno, al momento, rilevanza penale). Sul caso, poi, il Presidente non si esprime, limitandosi ad un secco: “Oggi ho appena fatto in tempo a dare un’occhiata ai titoli dei giornali”. Napolitano non è il solo, però, che oggi ha espresso il proprio dissenso circa la pubblicazione degli stralci d’intercettazioni telefoniche: molti politici, specie nello schieramento di centro-destra, hanno denunciato questo fatto, tralasciando completamente e non destinando nemmeno un breve commento al fatto in sé. Solo Berlusconi, intervenuto pochissime ore fa, è entrato nel merito del caso, sostenendo che si tratti di “un inaccettabile attacco contro di me”. E, continuando: “Ho visto che ci sono delle iene e degli sciacalli che si sono buttati addosso a delle persone”.Dall’altra parte della barricata, intanto, si punta, al solito, il dito contro di lui. Tanti esponenti della maggioranza, infatti, come loro costume orami da anni, non hanno fatto altro che metterlo alla gogna. Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, il perché, dopo anni di lotte e di indignazione per il palese conflitto d’interessi del Cavaliere, appena arrivati al governo non è stata fatta nessuna legge per impedirgli di esercitarlo (nonostante fosse uno dei punti cardine del programma, uno dei pochi veri collanti di quest’armata Brancaleone). E perché, ancora, prima che Berlusconi s’insediasse a Palazzo Chigi (nel 2001, ndr), il precedente governo non abbia mosso un dito per prevenire quello che già si prevedeva, senza bisogno di sfere di cristallo. Una parziale risposta può fornirla, forse, una dichiarazione di ieri del socialista Piazza, ex ministro della Funzione Pubblica, all’epoca dell’ultimo governo di centro-sinistra prima del quinquennio berlusconiano: “Ogni volta che mi preparavo ad andare in Parlamento, dove all’ordine del giorno della prima Commissione c’era il conflitto d’interessi, un’ora prima mi dicevano: “rinviamo”. Ora la storia si ripete con la riforma del sistema tv, e ho l’impressione che certe leggi vengano scritte e riposte in un cassetto, per essere tirate fuori al momento opportuno. Perciò quando sento parlare di queste riforme, andreottianamente penso male”.Dalla Rai, intanto, arrivano segnali apparentemente decisi. Cappon, direttore generale dell’azienda, chiede una risposta forte da parte della politica: “Dall’ambiente esterno e dalla politica ci attendiamo adesso la fissazione di regole che amplino l’autonomia della Rai, che individuino la missione del servizio pubblico e diano maggiore chiarezza alle regole. C’è una grande necessità di un riassetto del sistema e di una chiarezza di regole”. Torna di moda, a questo punto, come preventivato da Piazza, quella riforma del sistema radiotelevisivo che Gentiloni aveva proposto lo scorso 17 maggio 2007 in Consiglio dei Ministri. L’obiettivo sarebbe soltanto quello di svincolare, una volta per tutte, la Rai dalla politica: un obiettivo che in questa cornice storica del nostro Paese sembra utopistico. Veltroni, però, da buon salvatore della patria, sostiene d’avere già la ricetta giusta. “Ho già avanzato idee e proposte che mirano ad allontanare la Rai dai partiti, a dare all’azienda quella autonomia e quella capacità di lavorare che le competono e che sono indispensabili al Paese”.L’unica risposta, fino a questo momento, concreta, è stata data dall’Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico. In tutte le sezioni informative della Rai, infatti, è stato letto il seguente comunicato: “Le persone che risulteranno responsabili dovranno essere sospese immediatamente dai loro incarichi e siamo pronti a promuovere, nei loro confronti, un’azione legale collettiva. Volevano strumentalizzare persino la notizia della morte del Papa a fini politici. Si consultavano e facevano accordi con la concorrenza anche in occasione dei risultati delle elezioni del 2005. Quello che emerge dalle intercettazioni tra dirigenti Rai e Mediaset, apparse sul quotidiano La Repubblica, è sconvolgente. Soprattutto per chi da sempre cerca di fare onestamente il proprio lavoro di informare. E’ necessaria una legge sulla Rai che metta definitivamente fuori i partiti dall’azienda. Così la pensano tutti i lavoratori del Servizio Pubblico radiotelevisivo, giornalisti, tecnici e dirigenti che hanno preso parte all’Assemblea dell’Usigrai. Chiediamo l’intervento immediato delle Autorità della concorrenza e per la comunicazione”. Una legge che tutti invocano da anni ma che, per motivi oscuri ai più, tarda sempre ad arrivare. (Giuseppe Colucci per NL)

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