Complici una serie di congiunture negative per il mercato (quali le elezioni, l’elevato numero di festività e ponti e gli effetti della riduzione dei consumi ingenerata soprattutto da fenomeni di paura non sempre fondati), gli investimenti pubblicitari a maggio si sono chiusi a -5,5% rispetto allo stesso mese del 2013.
Raffica di sanzioni ai fornitori di servizi di media audiovisivi in ambito locale dall’Agcom per asserito mancato rispetto dell’obbligo di trasmettere programmi autoprodotti per almeno il 50% dell’orario di programmazione giornaliero compreso dalle 7 alle 21, ovvero per mancata osservanza dell’obbligo di segnalazione preventiva di contenuti commerciali mediante mezzi ottici, acustici o spaziali o ancora per mancata veicolazione del marchio/palinsesto o per sforamento del tetto pubblicitario.
Dalla relazione Agcom presentata al Parlamento emerge in tutta la sua veemenza l’impatto della crisi economica (anche) sul settore delle comunicazioni, il cui fatturato complessivo che nel 2013 è sceso del 9% a quota 56,1 miliardi (34,5 le tlc, 8,6 radio e tv, 6,9 i servizi postali e 6,1 miliardi l’editoria e internet).
Questa settimana, segnatamente il 17 luglio, il Consiglio di Stato potrebbe porre le basi per la definizione dell’annosa questione del logical channel numbering sul digitale terrestre (LCN).
Al mondo dei media servono regole di principio “semplici, proporzionate e ragionevoli, per tutti senza discriminazioni e distorsioni” e soprattutto un intervento per la disciplina delle frequenze televisive.
Il diritto di autore conferisce al titolare di tale diritto, fra l’altro, l’utilizzo economico della sua opera attraverso la casistica prevista per legge.
“Riteniamo indispensabile portare a compimento l’iter degli atti per rafforzare il Mercato Unico Digitale Europeo. Il Governo italiano agirà da facilitatore tra gli altri Stati membri, per una visione comune nel settore delle telecomunicazioni e dell’innovazione tecnologica”.
Rai ha in mano il 37% degli ascolti tv, Mediaset supera il 33%, i canali Sky-Fox si aggiudicano una cifra attorno al 6,3%, il gruppo Discovery il 6%, mentre La7 e La7d seguono con un 4,3%.
Telefonica acquisirà l’11,1% delle attività della pay tv del Biscione con un investimento di 100 milioni di euro, che riflette un equity value di 900 milioni di euro della società.
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