Nuove regole per la pubblicità ingannevole: aziende pronte e associazioni dei consumatori in assetto da guerra

Recepite in Italia le discipline comunitarie in materia di pubblicità ingannevole e pratiche sleali

Sono due gli aspetti da analizzare in materia di pubblicità ingannevole: da una parte, i consumatori, che chiedono al Parlamento la modifica della legge Giulietti, al fine di ottenere tempi più rapidi per i procedimenti in materia; dall’altra, le imprese, che sembra abbiano accolto senza problemi il recepimento, in Italia, delle direttive comunitarie 2006/114 CE e 2005/29 CE, una in materia di tutela dei rapporti fra imprese e l’altra sulle pratiche commerciali scorrette. La Lega dei Consumatori, il Codacons e l’Adusbef, ha effettuato una prima richiesta, sostanzialmente ignorata, rivolta ad Antonio Catricalà, Presidente dell’ AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), e a Corrado Calabrò, Presidente dell’AGCOM (Autorità Garante per le Comunicazioni): abrogare le disposizioni del Codice del Consumo che prescrivono, per i procedimenti relativi alla pubblicità ingannevole, la richiesta obbligatoria da parte dell’Antitrust di un parere all’AGCOM. Queste parti sono ora in contatto direttamente con alcuni esponenti politici per la presentazione di un disegno di legge. La motivazione della richiesta è semplice: nel periodo che va dal 1998 al 2006, l’applicazione di tali disposizioni ha comportato un aumento del 30% dei tempi di istruttoria e, come se non fosse sufficiente, si è rilevato che nel 30% dei procedimenti degli ultimi 6 mesi, il parere espresso dall’AGCOM, sebbene non conforme a quello dell’Antitrust, non ha avuto effetti sull’esito finale del procedimento. Le richieste delle associazioni dei consumatori vanno, inoltre, lette alla luce dei dati rilevati: dal 2005 ad oggi sono state accertate 345 violazioni, soprattutto nel settore delle telecomunicazioni (nel settore della telefonia fissa e mobile sono state accertate 64 violazioni, su 69 casi esaminati, e comminate multe per 2.322.500 euro), e nel settore farmaceutico (38 procedimenti aperti, 35 violazioni accertate, 1.140.300 euro di multe). Violazioni sono state accertate anche nel settore dei servizi finanziari (30 violazioni e multe per 548.400 euro), e nel turismo (14 violazioni, su 16 casi esaminati, sanzionate con 201.600 euro di multe). E le imprese? Da quanto è emerso nel corso di un incontro sul tema, che si è svolto a Roma, sembra che il recepimento delle Direttive comunitarie non comporti grossi problemi o preoccupazioni. “Non credo si possa parlare di preoccupazione perché si tratta di grandi imprese già abituate ad avere standard elevati nel settore legale”, ha dichiarato ad Italia Oggi Arturo Leone, esperto in Diritto della Comunicazione commerciale. “Certo è che l’ampliamento della tutela commerciale sul piano pubblicistico, imporrà presumibilmente una rivisitazione delle strategie commerciali”. E’ anche certo che l’introduzione della nuova figura della pratica commerciale scorretta, sanzionabile se preordinata alla promozione di un prodotto o di un servizio al consumatore, la quintuplicazione delle sanzioni e la previsione di una eventuale sospensione della sanzione a fronte della autosospensione o della modifica del messaggio scorretto, funzioneranno da deterrente, rappresentando, ad oggi, la migliore garanzia per un mercato trasparente. (G.M. per NL)
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