Premio Pulitzer a Propublica.org: è la prima volta dell’online. Protagonista un’inchiesta sui malfunzionamenti ospedalieri dopo l’uragano Katrina

Qualcosa è cambiato. Il premio Pulitzer è il più prestigioso dei riconoscimenti che riguardano il mondo dell’informazione, negli Stati Uniti, ma anche a livello internazionale.

È stato istituito nel 1917, in memoria del celebre ed autorevole giornalista-editore ungherese-americano Joseph Pulitzer, quello che fu citato in giudizio dall’allora già ex Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt per averlo sbugiardato riguardo il pagamento sottobanco di 40 milioni di dollari alla compagnia francese French Panama Canal Company, per acquisire i diritti di costruzione del canale di Panama. Pulitzer, alla sua morte, nel 1912, lasciò in eredità 2 milioni di dollari alla Columbia University, che furono utilizzati per fondare la scuola di giornalismo, una tra le più blasonate degli Stati Uniti. È passato meno di un secolo, ed in questi novantatré anni il Premio Pulitzer è stato assegnato alle più alte personalità del mondo dell’informazione americana, giornali e giornalisti, televisioni. Da quest’anno – anno del Signore 2010 – anche il web è entrato ufficialmente e prepotentemente a far parte della galleria dorata dei Pulitzer. Il premio, difatti, lo scorso anno era stato allargato anche all’area web, ma la giuria non aveva ritenuto nessun sito degno di ricevere cotanta onorificenza. Quest’anno invece sì: l’online è arrivato anche al Pulitzer ed anche qui si è parlato si svolta epocale. A vincere il premio è stato il sito d’informazione indipendente, non schierata e no profit, Propublica.org, nato nella tradizione del giornalismo investigativo "alto" e finanziato dai dollari dei filantropi californiani Herbert e Marion Sandler. Il portale ha come obiettivo il fornire notizie fresche e attendibili (e sopratutto gratuite) ai giornali, che possono attingere in grande quantità. A dirigere il portale informativo non un nome qualunque, ma Paul Steiger, uno che di Pulitzer se ne intende: nell’arco della sua lunga carriera di direttore del Wall Street Journal, nell’era pre-Murdoch, ne aveva già vinti sedici. Quest’anno è arrivato il diciassettesimo, grazie alla penna e all’inchiesta del medico, prestato al giornalismo, Sheri Fink, già pubblicista sul portale Daily Best, protagonista di un’inchiesta sui malfunzionamenti nel mondo della sanità e nella gestione ospedaliera nel periodo successivo all’uragano Katrina, che ha sventrato New Orleans. "Essere riconosciuti da una giuria del genere è un onore. È come dire: ecco, ci sono anche loro, sono una realtà, stanno facendo del giornalismo serio", ha dichiarato il direttore Steiger. E a proposito dell’inchiesta di Fink: "L’inchiesta di New Orleans è l’esempio più potente di quello per cui siamo nati: fare luce sugli abusi del potere, dare la possibilità al pubblico di conoscere". Ha sfiorato il riconoscimento quest’anno anche un altro rappresentante di una categoria new entry: quel National Enquirer, settimanale tabloid da supermercato, che c’ha provato con la storia della figlia segreta dell’ex candidato alla Casa Bianca John Edwards. Chi, invece, ce l’ha fatta è un altro protagonista dell’online, anche se in questo caso il discorso è po’ diverso, trattandosi in realtà di un ibrido. Stiamo parlando di Mark Fiore, quarantenne disegnatore vignettista del SFGate.com, versione online del San Francisco Chronicle. In tal caso la penna irriverente di Fiore opera, sì, solo in rete, ma si tratta pur sempre del portale del quotidiano cartaceo di San Francisco. (G.M. per NL)
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