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Radio. Le caratteristiche che il nuovo millennio ha consegnato all’oblio: le sigle

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Nicola Nisticò, Radio Studio 105, sigle

Alcune delle peculiarità tipiche delle radio anni ’70 sono regolarmente in onda dopo decenni anche sui principali network nazionali: dediche, richieste, scherzi telefonici, hanno superato la prova del tempo e sono approdate anche nella consuetudine dei palinsesti attuali.
In certi casi, invece, taluni connotati distintivi dell’epoca pionieristica sono completamente scomparsi o, nella migliore delle ipotesi, fortemente modificati rispetto al passato.
Si pensi all’uso delle sigle, per esempio, che nei primi anni dell’emittenza libera era una specificità di ogni format caratterizzato dalla trasmissione del disco, scelto appunto come sigla, che veniva suonato interamente sia all’inizio che alla fine del programma e costituiva la base per la presentazione iniziale e per i saluti. Fabio Santini Radio Milano International - Radio. Le caratteristiche che il nuovo millennio ha consegnato all'oblio: le sigleVisto l’uso, la priorità veniva data ai brani interamente strumentali più idonei allo scopo, alcuni dei quali diventavano un vero e proprio must a prescindere dalle regioni e dalla tipologia di radio.
Prevalentemente venivano scelti a tal fine i 7”, più confacenti allo scopo e anche più facili da identificare per tale uso e impedirne la programmazione in altri orari, cosa più complicata da fare se si fossero usati i long playing contenenti anche altre canzoni da trasmettere.
Dischi come ”The Brothers are you ready for this”,”Bebu Silvetti Spring Rain”,”Isaac Hayes Disco Connection”, ”El Coco Mondo Disco”,”Jean Luc Ponty New Country”, ”Andre Gagnon Wow”, ”T.Connection Disco Magic” e chissà quanti altri erano tra i più usati per questo scopo, diventavano uso esclusivo dello speaker che li aveva scelti per primo, venivano marchiati con adesivo apposito che ne contrassegnava la specificità d’uso ed erano assolutamente “vietati” agli altri conduttori che, nel rispetto delle regole, dovevano astenersi dal trasmetterli in altri orari, visto che definivano la messa in onda di specifici programmi.Radio libere Roberto Vettorato - Radio. Le caratteristiche che il nuovo millennio ha consegnato all'oblio: le sigle
Probabilmente molti degli speaker dell’epoca non ricordano più il nome delle spesso numerose ex mogli, ma hanno marchiato a fuoco nella memoria quello della sigla che li ha accompagnati ai tempi d’oro e che per ognuno, inevitabilmente, era la più bella rispetto a tutte le altre (almeno in quel preciso momento).
Il dramma avveniva quando si era costretti o si stabiliva di cambiare radio e ovviamente si era a decisi a portarsi dietro sigla e nome del programma: spesso l’espatrio del nome della trasmissione non era un problema, tranne nel caso di eventuali omonimie, ma la sigla poteva causare un casus belli se già presente nel nuovo palinsesto. In quella circostanza, un po’ come sta avvenendo per l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juve, il meno famoso cedeva il numero/disco al top player o, in caso di parità di nomea, vinceva colui che già ne deteneva il possesso come residente.
Ora molti di questi reperti storici sono reperibili nei mercatini dell’usato con relativa copertina ”deturpata” da scritte o adesivi che la identificano per il suo uso originario, croce per i collezionisti, ma delizia per chi su quei dischi può leggerci una storia.

A seguito della scomparsa del vinile dagli studi radiofonici, di una progressiva omologazione delle trasmissioni, di uno ”svecchiamento” da certe caratteristiche del passato, le sigle, o perlomeno quella specifica tipologia d’uso, scompare.
Nessuno sente più l’impellente bisogno di identificare il proprio ingresso in onda con le note di una canzone e le sigle, quando ci sono, diventano per la maggior parte brevi e realizzate attraverso le parole della voce ufficiale (quando esiste). Solo nei casi di alcuni programmi di culto delle radio nazionali come ”DJ Parade”, ”Tutto Esaurito” e pochi altri, vengono create delle canzoncine apposite che molti ascoltatori canticchiano a memoria.
Per qualche breve periodo sono esistite (in qualche rara isola felice esistono ancora) anche per le emittenti medio/piccole delle sigle realizzate con estrema attenzione ed eleganza in frangenti nei quali affidare questo compito a validi studi di registrazione era una prassi accessibile per taluni.

Che posizionare materialmente sul giradischi il brano ad inizio e fine programma risulterebbe sicuramente anacronistico e oggettivamente anche inadatto è più che evidente; dispiace, però, che sia scomparsa anche la cura per la realizzazione di una trasmissione che denotava comunque un’attenzione nella preparazione di un format e costituiva comunque una nota distintiva, oggi che i nomi dei programmi sono spesso diventati una prassi pleonastica che resta in piedi per pura forma, spesso senza significare nulla.
Scomparsi ormai da tempo i 45 giri che per tanti anni scandivano inizio e fine ora, sono però rimasti in voga nel linguaggio attuale di molti speaker gli altrettanto fuori moda ‘‘è finita la prima ora, ci restano ancora altri 60 minuti”.
Non tutto cambia con il progresso, alcune cose vanno in pensione, altre, purtroppo in armonia con l’andazzo attuale nel nostro paese, in pensione non ci possono o non ci vogliono andare. (U.F. per NL)

Foto courtesy di Radio Fenomeni di Franco Lazzari