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Radio. L’associazione broadcaster americana chiede maggior deregolamentazione per competere con i digital players

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NAB, players

Il tentativo delle radio americane di difendersi dalla concorrenza dei digital players come Pandora, Spotify, SiriusXM ha portato la NAB (National Association of Broadcasters), associazione che riunisce i broadcaster statunitensi, a depositare presso la FCC (Commissione Federale per le Comunicazioni) un documento contenente diverse richieste, che si sintetizzano in una generale istanza di deregolamentazione.
In particolare, i broadcaster associati vorrebbero limiti molto più lassi per la propria attività: chiedono, infatti, che – all’interno dei primi 75 mercati Nielsen Audio – sia possibile per un singolo broadcaster o ente controllare controllare fino a otto (o addirittura dieci, nel caso partecipi al programma “FCC’s incubator”) stazioni FM commerciali e illimitate stazioni AM.

Le richieste si spingono oltre nel caso di enti operanti al di fuori dei mercati top 75, per i quali i broadcaster vorrebbero ottenere il consenso a controllare stazioni radio AM e FM senza alcun limite numerico.
La motivazione principale con cui la NAB sostiene le proprie richieste è la necessità di colmare il gap con i digital players, i quali – grazie proprio al fatto che trasmettono in digitale – possono operare (e raggiungere gli ascoltatori) in tutti i mercati, indipendentemente dalla loro sede, risultato determinante ai fini dei ricavi pubblicitari. Le limitazioni territoriali delle radio terresti impedirebbero di fatto loro di restare competitive rispetto a Spotify, Pandora e gli altri.
In aggiunta, sostiene l’associazione broadcaster nel documento depositato presso la FCC, “la sostenibilità finanziaria delle attività di programmazione delle stazioni radio, compresa l’informazione di emergenza e la relativa copertura meteorologica locale, sarebbe migliorata consentendo alle stazioni locali di trarre maggiore vantaggio dalle economie di scala.

Gli studi hanno dimostrato che la produzione di notizie locali è soggetta a forti economie di scala e portata. Sebbene questi studi si concentrino sull’industria televisiva, non vi è alcun motivo di ritenere che le trasmissioni radiofoniche differiscano in questo senso, come indicato da precedenti studi FCC”.
Forse l’aver mutuato questa considerazione dal comparto televisivo per traslarla in quello radiofonico tout court rende la seconda motivazione meno solida. Del resto, sebbene le richieste fatte siano nette, sembra che all’interno della NAB ci siano divisioni che vedono sul fronte dei contrari alla deregolamentazione anche players importanti come iHearMedia e Federated Media. (V.D. per NL)