Radio, pubblicità: Espresso e Finelco contro tutti

Il mondo radiofonico si divide sul tema del tetto di affollamento pubblicitario


Oggi, a Milano, verrà presentato l’accordo tra Upa (Utenti di pubblicità associati, dunque gli investitori pubblicitari), presieduto da Lorenzo Sassoli De Bianchi, e alcune delle principali emittenti radiofoniche italiane. Il tema, sempre piuttosto insidioso, riguarda le nuove norme per il rispetto dei tetti di affollamento pubblicitario, contro le quali si sarebbero dimostrate contrarie le radio dei gruppi Espresso (Deejay, Capital ed m2o) e Finelco (105, Rmc e Virgin Radio), chiedendo il dialogo nella speranza di trovare soluzioni alternative. Il contratto proposto da Upa impegnerebbe coloro che lo dovessero sottoscrivere a rispettare il limite di spazio orario dedicato agli spot pubblicitari (il 18% per ogni ora), con lo scopo di attuare una valorizzazione del mezzo radiofonico, purtroppo ancora sottostimato in Italia, per motivi legati sia al bacino d’utenza, sia alla qualità del target. Nel merito, si ricorda che il suddetto limite può eccedere fino ad un massimo del 2%, solo a patto che l’eventuale recupero sia effettuato nell’ora precedente o successiva di trasmissioni. Inoltre, è da tenere bene in considerazione il fatto che, ai fini dell’affollamento pubblicitario al centro della questione, non viene conteggiato lo spazio dedicato a messaggi promo, inviti all’ascolto, station break, pubblicità diretta di prodotti e derivati, informazione cinematografica, discografica ed editoriale, cd. “Pubblicità progresso”, propaganda politica o amministrativa, pubblicità destinata alla promozione di libri e lettura.
Il motivo per il quale i gruppi Espresso e Finelco si sarebbero opposti alle proposte di De Bianchi, sarebbe legato alla natura dei propri format, diversi in contenuti e impostazioni dalle cosiddette radio di flusso e incompatibili con le percentuali pubblicitarie presentate. Accettare l’accordo, per una radio come Deejay o 105 (fondate su programmi che fanno la parola da protagonista), significherebbe essere obbligati ad apportare profonde modifiche al palinsesto attuale; opzione pare scartata a priori dalle emittenti che si sono pronunciate. (Marco Menoncello per NL)

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