Radio. Stati Uniti, la Cbs diversifica gli investimenti

Per aumentare le sinergie con il mondo di internet la corporation americana sceglie di vendere 50 radio locali


Come annunciato qualche mese fa, la Cbs ha deciso di puntare di più sul web e sulle sinergie che le varie piattaforme di comunicazione (tv via cavo, radio e internet) possono generare, soprattutto a livello di ricavi pubblicitari. Dopo aver speso più di un miliardo di euro per acquisire Cnet Networks, Cbs ha quindi deciso di vendere un terzo delle emittenti radiofoniche di proprietà, un po’ per far cassa, un po’ per focalizzare la sua rete. La strategia di Cbs è molto chiara: vendere le radio di dimensioni più piccole (che nell’ultimo anno hanno fatto un po’ fatica a raccogliere investimenti pubblicitari, a causa della crisi economica statunitense) e focalizzarsi su emittenti radiofoniche di media-grande portata, per attrarre più investimenti su scala nazionale. In teoria, l’operazione potrebbe sembrare piuttosto semplice e ragionevole. Restano però dei dubbi perché, così facendo, Cbs si priva di un gruppo di aziende, che sino ad ora ha garantito un flusso di introiti costante (anche nonostante la flessione dell’ultimo anno), per scommettere su sinergie che allo stato attuale delle cose sono solo potenziali. Forse sarebbe stato possibile trovare un altro modo per recuperare risorse aggiuntive. Un giudizio completo sui risultati raccolti da questa serie di operazioni si potrà dare però solo il prossimo anno. Nel frattempo, per avere un’idea dello stato di salute del comparto radiofonico statunitense, basterà vedere chi si farà avanti per acquistare una parte importante del patrimonio radiofonico locale statunitense e quale sarà il prezzo a cui si chiuderà la trattativa. (Davide Agazzi per NL)

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