Radio. Valori asset, mercato risanato: stop trading frequenze. Ora aziende valgono per quel che producono

Un studio di natura economico-fiscale reso nel novembre scorso dalla struttura di competenze a più livelli Consultmedia (collegata a questo periodico) ha tracciato i valori del trading degli impianti FM nel periodo 2008-2015 suggerendo quelle che saranno le dinamiche del mercato radiofonico in termini di valorizzazione degli asset.

L’esame dell’andamento pluriennale del predetto trading è stato preceduto da un’illustrazione dei criteri di determinazione del valore economico di impianti di radiodiffusione sonora adottati sulla scorta delle più recenti determinazioni sulla materia della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia, l’organo giurisdizionale che ha affrontato più compiutamente la problematica. Segnatamente, l’organo di secondo grado di giustizia tributaria lombardo, attraverso più sentenze concordi, in esito ad appelli proposti da alcune società editrici di emittenti radiofoniche avverso le sentenze dei giudici di primo grado a conclusione dei ricorsi promossi contro avvisi di rettifica e liquidazione della maggiore imposta di registro, relativi alla cessione di rami d’azienda costituiti da diffusori FM, ha generato importanti precedenti giurisprudenziale sulla vexata quaestio. Nel merito, il contrasto tra le società contribuenti e l’Agenzia delle Entrate (AdE) era sorto essenzialmente a riguardo dei criteri di valutazione dei beni compravenduti: meramente determinato attraverso l’attribuzione di un valore compreso tra 0,50 e 2,50 euro per utente “illuminato” per l’Ufficio e attraverso un approccio più articolato (e “scientifico”) per le ricorrenti.  In primo grado, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano (CTP), con sentenze del 2010 aveva accolto parzialmente i ricorsi, rideterminando in diminuzione il valore d’avviamento dei rami d’azienda oggetto di compravendita. Avverso le sentenze avevano quindi ricorso in appello le società editrici radiofoniche, opponendo le eccezioni formulate nel giudizio di primo grado circa l’arbitrarietà, aleatorietà e l’indeterminatezza del criterio adottato dall’Ufficio per quantificare il valore dell’avviamento dei rami aziendali interessati dai negozi giuridici. Le appellanti, peraltro, sottolineavano nei propri atti processuali come già nel 2010 la Commissione Tributaria Regionale, con sentenza passata in giudicato, pronunciandosi di analoghi avvisi di rettifica e liquidazione notificati proprio ad una delle appellanti dall’Ufficio ed avente ad oggetto rami di azienda composti da impianti ceduti o permutati, avesse disconosciuto l’identico metodo di calcolo utilizzato dall’AdE per accertare il maggior valore di avviamento. antenna%20rtv%20germania - Radio. Valori asset, mercato risanato: stop trading frequenze. Ora aziende valgono per quel che produconoLa Commissione Tributaria Regionale (CTR) rilevava che la questione in discussione s’incentrava sostanzialmente sulle modalità da adottare per valutare i rami d’azienda permutati. Nel dettaglio, le società appellanti indicavano le modalità che avrebbero dovuto essere utilizzate per effettuare una corretta valutazione dei rami d’azienda permutati, modalità che confliggevano con quelle utilizzate dall’Ufficio e ritenute corrette dai magistrati tributari di prima istanza. Invece, secondo l’AdE, in mancanza di una specificazione della parte sul metodo utilizzato per calcolare l’avviamento, sarebbe stato sufficiente quanto fondamentale attingere alla redditività della radio in base al bacino di utenza, attraverso un’analisi del potenziale ascolto. E infatti, proprio sulla base di tali criteri valutativi, l’Ufficio aveva provveduto a determinare il numero di utenti che ragionevolmente avrebbero potuto essere raggiunti dai diffusori compravenduti, adoperando il criterio dell’applicazione di una forbice tra 0,50 e 2,50 euro per testa illuminata. Le ricorrenti, per parte propria, contestavano il metodo di valutazione dell’AdE, considerandolo estremamente semplicistico e sostenendo che al fine di attribuire un valore economico ad un impianto di radiodiffusione sonora occorreva tener conto di una serie di parametri articolati e combinati che avrebbero permesso di attribuire una valutazione qualitativa, tramite una scala di valori successivamente corretta attraverso un coefficiente dimensionale, per arrivare alla sua valorizzazione economica. A supporto delle proprie tesi, le ricorrenti depositavano perizie giurate realizzate da professionisti abilitati sulla base del modello valutativo elaborato da questa struttura, basato sulla scomposizione del ramo d’azienda nei seguenti parametri: valore dell’area di copertura; importanza dell’area servita sotto l’aspetto demografico; importanza dell’area servita sotto l’aspetto commerciale; disponibilità alternativa di altri impianti valore tecnologico dell’impianto; importanza strategica della postazione utilizzata; valore del livello di presintonizzazione: stato interferenziale; affermazione tecnologia digitale non in FM. L’elaborazione dei suddetti parametri permette di formulare una particolare tabella, nella quale si determinava la valutazione qualitativa di un impianto attraverso una scala di valori e ciò indipendentemente dalla valorizzazione economica del medesimo. La determinazione del valore economico dell’impianto di radiodiffusione compravenduto aveva poi suggerito la definizione di un peso monetario, da abbinare al punteggio derivante dalla valutazione qualitativa di cui al punto precedente, tramite la definizione di un coefficiente correttivo dimensionale che consentiva di trasformare in valore economico (e quindi in €) il risultato, puramente numerico, della valutazione qualitativa medesima. Nel dettaglio di tale aspetto: valorizzazione economica = ∑1n (N1*Qi + ……+N8*Qi), dove N è la valutazione qualitativa del parametro n-esimo (da 1 a 9); Qi è il coefficiente correttivo del singolo impianto di radiodiffusione. Il coefficiente Qi così definito permetteva di stimare il valore complessivo dell’impianto di radiodiffusione partendo dalla somma dei valori numerici attribuiti ad ogni singolo parametro (N). Il coefficiente Qi esprimeva e compendiava, pertanto, in un valore economico unitario una serie di informazioni che indicavano lo stato di salute dell’i¬_esimo impianto oggetto di compravendita e nasceva da una sorta di cartella clinica del bene, che derivava anche e soprattutto da una preventiva attività d’indagine tecnica in ordine ai tratti caratteristici, con particolare riferimento alle relative criticità radioelettriche, ambientali, sanitarie ed urbanistiche. Queste informazioni potevano riguardare, ad esempio, la presenza o la probabilità d’insorgenza di contenziosi amministrativi con la P.A., afferenti alle predette problematiche, soprattutto in funzione della particolare frequenza di lavoro dell’impianto o dell’insediamento in siti promiscui. Per i giudici tributari di secondo grado le tesi delle società contribuenti apparivano corrette e quindi meritevoli di accoglimento. Più a fondo, per la CTR “certamente la valutazione dell’avviamento costituisce una problematica complessa che non può essere risolta con l’utilizzo di formule standard applicabili a tutte le ipotesi che si possono verificare nella realtà economica”. Pertanto, spiegavano i giudici, se nel caso di specie appariva “certamente corretto, ai fini della valutazione, fare riferimento al numero delle persone potenzialmente raggiungibili dal segnale”, non era invece “condivisibile il metodo utilizzato dall’ufficio per determinare il numero dei potenziali utilizzatori” che, in pratica, erano stati fatti coincidere con la popolazione residente secondo i dati ISTAT, “senza tenere in minimo conto i fenomeni interferenziali da parte di altre emittenti e delle altre problematiche evidenziate dalle parti”. Sul punto, per i magistrati di secondo grado, apparivano “certamente rilevanti le censure sollevate dalle società per mezzo di un’apposita perizia estimativa circa la popolazione raggiungibile dagli impianti, censure che non sono state in alcun modo contestate dall’ufficio”. antenne%20FM%20Milano%20Stamira%20d'Ancona - Radio. Valori asset, mercato risanato: stop trading frequenze. Ora aziende valgono per quel che produconoSecondo la CTR, “il metodo di valutazione utilizzato dalle società appare certamente più appropriato tenendo conto di un maggior numero di variabili rispetto a quello dell’Ufficio che si limita all’applicazione di una formula aritmetica, senza valutare in concreto la realtà aziendale”. “Metodo – si leggeva nella sentenza disaminata – che la Commissione ritiene eccessivamente grossolano per poter essere considerato attendibile, anche in considerazione del fatto che lo stesso Ufficio non ha ritenuto di dover in alcun modo contrastare le affermazioni contenute nella perizia depositata dalle società che riduce notevolmente il numero degli utenti potenzialmente raggiungibili e, quindi, il valore dei rami aziendali permutati”. In conformità alle argomentazioni esposte ed in “considerazione del fatto che è onere dell’ente accertatore dimostrare la fondatezza della pretesa”, la CTR, in riforma delle sentenze impugnate, accoglieva gli appelli delle emittenti radiofoniche e respingeva quelli dell’Ufficio. Le concordanti decisioni dei giudici tributari di secondo grado contribuivano a fare chiarezza sulla controversa questione della determinazione dei valori agli impianti di radiodiffusione sonora avvalorando l’utilizzo di un approccio scientifico come quello analizzato, peraltro da tempo quasi esclusivamente impiegato nel settore. Ciò premesso, lo studio procede ad analizzare la tendenza dei valori del trading di diffusori in FM nel periodo 2008-2015, pretermettendo che l’assetto della radiofonia privata italiana è conseguenza di una proliferazione disarmonica regolamentata ex post. Tanto è vero che la quasi totalità degli impianti FM attivi discendono in linea diretta da diffusori censiti ex art. 32 L. 223/1990 e coordinati tecnicamente nel tempo dai soggetti che li hanno eserciti consolidandone l’utilizzo. Esempio sommo della particolarità della regolamentazione italiana dell’etere radiofonico è rappresentata dalla codificazione nell’ordinamento giuridico dei concetti di “compatibilizzazione”, “ottimizzazione” e “razionalizzazione” degli impianti; termini sconosciuti in altri paesi ove l’assegnazione delle frequenze è preceduta da una pianificazione ex ante da parte del regolatore e non da un coordinamento ex post da parte del gestore. Dal punto di vista storico, la radiofonia privata italiana ha avuto fasi di forte concentrazione (si pensi alle 8.000 emittenti radio locali attive nella metà degli anni ’80, ridottesi a meno di 5.000 in occasione del censimento ex L. 223/1990 per giungere alle attuali 800 stazioni in funzione), favorendo il consolidamento di reti nazionali costituite da un numero variabile di impianti tra 200 e 800. Da quanto sopra ben si comprende che il cd. “mercato delle frequenze” era comunque un fenomeno transitorio, strumentale al consolidamento delle infrastrutture di rete dei maggiori player e connesso ad una fisiologica razionalizzazione del comparto, con una progressiva riduzione del numero degli operatori (nazionali, pluriregionali, regionali, provinciali) in vista di un consolidamento che, con ogni probabilità, condurrà ad un assetto definitivo costituito da: – 15 operatori nazionali formali ; – 15-20 operatori nazionali sostanziali; – 50-100 operatori pluriregionali; – 150-200 operatori regionali; – 200-250 operatori provinciali. Il trading frequenziale è quindi un fenomeno commisurato all’assestamento del settore che, ad avvenuto compimento, sarà pressoché integralmente sostituito da un normale avvicendamento nella titolarità delle aziende, così come accade in ogni segmento imprenditoriale. Sta di fatto che nella sua fase più acuta (2005-2010), la compravendita dei diffusori FM ha subito, da una parte, la competizione dei vari soggetti interessati a completare quanto più velocemente possibile la propria copertura e, dall’altra, la speculazione di trader orientati quasi esclusivamente all’attività di acquisto e successiva rivendita degli asset aziendali.  Sennonché, la sopravvenuta crisi economica ha incentivato il disimpegno di imprese di minori dimensioni, che quindi hanno aumentato l’offerta sul mercato dei diffusori FM, mentre la contestuale restrizione degli investimenti dei maggiori player ha condotto alla diminuzione della richiesta (peraltro anche a seguito del raggiungimento degli obiettivi di copertura). La concomitanza dei suddetti fattori ha generato un progressivo calo dei valori degli impianti, sulla base dei parametri in apertura citati, che, alla luce dei dati dell’osservatorio istituito da questa struttura (che è il principale advisor del settore radiofonico italiano), può essere così rappresentata, assumendo il numero 100 come il dato relativo all’apice dei valori (coincidente con l’anno 2009, tenuto conto che trattasi di dati relativi all’esercizio precedente): Dal grafico sopra rappresentato si assume che la tendenza alla diminuzione del valore del compendio impiantistico ha subito un’accelerazione sensibile tra il 2010 e il 2012, per poi procedere ad una stabilizzazione, che si può dire pressoché definita in quest’anno, alla luce di una riduzione di quasi del 65% dei valori originari. Per quanto sopra, conclude l’esame di Consultmedia, "assumendo la valutazione di un diffusore sulla base dei parametri in apertura citati, si può concludere che, pur con le varianti determinate dalle specificità dei singoli casi, i diffusori FM hanno oggi 1/3 del valore del biennio 2008-2009". (M.L. per NL)
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