Rai, Curzi: “C’è stato ok del Cda a nomina di cinque vicedirettori (su 26 redattori) per Tg Parlamento”

Nel corso della disamina dei motivi di questa assurda decisione sono venuti fuori elementi poco trasparenti”


da Franco Abruzzo.it

Roma, 10 gennaio 2008. “Quello che era stato anticipato da alcuni giornali è purtroppo avvenuto: nella seduta odierna, il consiglio di amministrazione della Rai ha provveduto all’approvazione a stretta maggioranza (cinque a quattro) di una proposta del direttore generale, che faceva propria la richiesta del direttore di Rai Parlamento di nominare cinque vicedirettori per una redazione composta da sole 26 giornalisti”. Lo sostiene il consigliere d’amministrazione Rai Sandro Curzi. “Nel corso della disamina dei motivi di questa assurda decisione – che lacera i rapporti sindacali interni e le logiche di buon senso e di proporzione che regolano le dimensioni e l’articolazione dell’assetto direzionale delle testate – sono venuti fuori – continua Curzi – altri elementi poco trasparenti. Quali l’inedito e ingiustificato passaggio di un funzionario, appena preso dall’esterno, alla carriera e al contratto giornalistico, con l’attribuzione ad esso della qualifica di vicedirettore. Il tutto gestito in assoluta e incomprensibile riservatezza. Ci è stato persino impedito di audire prima della decisione, come ho personalmente e ragionevolmente richiesto, il direttore di Rai Parlamento, affinché ci chiarisse le ragioni della sua anomala ed esosa richiesta, non filtrata dalla funzione propria della direzione generale del dovere di garantire omogeneità, razionalità ed equilibrio agli assetti organizzativi di reti e testate. Si aggiunga a tutto questo che, come consiglieri di aministrazione, veniamo a sapere da anticipazioni di stampa di una nuova infornata di trenta nuove nomine”. “Ritengo che il direttore generale si sia assunto oggi una pesante responsabilità – sostiene ancora Curzi -, scambiando inspiegabilmente il necessario rispetto dell’autonomia della direzione di testata con l’acritica accettazione di una pretesa che avrebbe dovuto essere invece rigettata come aziendalmente impraticabile per ragioni di distribuzione delle risorse e di razionalizzazione organizzativa. Non è peraltro nell’interesse di nessuno umiliare la funzione di direttore generale a passacarte e del consiglio di amministrazione a terreno di incomprensibili prove di forza o di strani scambi di favori”. (ANSA).

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