RAI, Libersind: per come è gestita è destinata al fallimento

Slc Cgil, Uil.com Uil, Ugl telecomunicazioni, Snater e Libersind-Conf-Sal, oggi, dopo il previsto incontro con la Direzione delle Relazioni Industriali della RAI, presso la sede di Viale Mazzini, hanno interrotto le trattative su Piano Industriale, Rinnovo del Contratto Nazionale e stabilizzazione dei lavoratori precari.

Cioè i temi sui quali i lavoratori RAI avevano attuato uno sciopero nazionale il 10 dicembre, con una partecipazione dell’85%. Come ci comunica il Libersind, "La rottura si è realizzata per l’inadeguata risposta dei vertici aziendali.  Direttore Generale e Consiglieri di Amministrazione, alle richieste sindacali sul mantenimento del perimetro aziendale, sulle condizioni di lavoro, sugli asset fondamentali per l’azienda e sul rilancio del servizio pubblico, hanno risposto in maniera totalmente insufficiente.  Su una delle questioni centrali, la sciagurata ipotesi, già presente nel Piano Industriale, di “cedere l’asset infrastrutturale delle stazioni trasmittenti”, i vertici aziendali hanno rimesso ai Ministeri dello Sviluppo Economico (Comunicazione) e dell’Economia e Finanze, la scelta della cessione degli impianti trasmittenti di Rai Way, comprensiva dei lavoratori che si occupano della manutenzione, privando così il tavolo sindacale di uno degli elementi fondamentali della trattativa e determinando l’impossibilità di proseguire la discussione". Questo, ovviamente, senza dimenticare l’impraticabilità della richiesta aziendale di un sacrificio economico solo delle maestranze. Proposta che non trova il giusto equilibrio con le richieste sindacali di ridurre gli sprechi, gli appalti, le consulenze, le inefficienze, i mancati investimenti propri di una gestione intollerabile", fa sapere il sindacato. "Slc Cgil, Uil.com Uil, Ugl telecomunicazioni, Snater e Libersind Conf-Sal ancora oggi, durante la trattativa, si sono dimostrate disponibili a condividere azioni di risparmio, di miglioramento della produzione e della gestione per rispondere ad una crisi industriale e finanziaria che vede una esposizione bancaria di 250 milioni di euro, un deficit di 103 milioni di euro per il 2010 (nonostante 200 milioni di risparmio, in buona parte ricavato dal costo del lavoro).  A fronte di una posizione sindacale di grande responsabilità (ovviamente da inquadrarsi in un sforzo generale diretto al risparmio), la Rai si è dimostrata incapace di impegnarsi nel cambiamento strutturale del Piano Industriale. L’azienda ha rimesso in campo, di fatto, una ipotesi che ha visto la larghissima contrarietà di operai, impiegati, quadri, giornalisti e dirigenti della Rai". "Le scriventi cinque organizzazioni sindacali – conclude la nota – a fronte del risultato dell’incontro, per il 2 marzo 2011, organizzeranno un coordinamento nazionale unitario dei rappresentati sindacali di tutta Italia. In tale occasione si individueranno le determinazioni per il prosieguo dell’iniziativa sindacale".
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