Sei morto? Telecom vuole che lo dichiari per iscritto

La figuraccia di Telecom: non riusciva a contattare la cliente deceduta, sicché le ha inviato una richiesta di dichiarazione sostitutiva di certificazione di avvenuto decesso


Un recente fatto ha permesso un’altra volta di riflettere su quella particolare tipologia di burocrazia, assolutamente tutta italiana. A Roma il figlio di una signora morta lo scorso anno aveva tentato invano di scrivere a Telecom per conseguire la regolare chiusura di un contratto telefonico. Nonostante la causa dell’estinzione del contratto fosse dichiaratamente il “decesso della titolare”, il servizio clienti Telecom, in preda al solito attacco di burocratite, aveva ritenuto di rispondere al mittente specificando che le informazioni ricevute non erano sufficienti per proseguire nelle operazioni richieste. I familiari, sbalorditi, avevano provato di nuovo a comunicare lo spiacevole fatto di cui erano stati vittime il giorno di Natale dell’anno passato. Niente da fare: Telecom rispondeva di nuovo, impassibile, ribadendo l’insufficienza dei dati ricevuti ed esibendosi in un paio di rocambolesche missive. Nella prima veniva chiesto alla deceduta una copia del certificato di morte; nella seconda le veniva chiesto di inviare la propria autocertificazione, perché gli impiegati di riferimento non sarebbero riusciti a contattare telefonicamente il titolare del contratto (sic!). La vicenda si è conclusa quando la famiglia Molini ha scelto di denunciare il fatto alla redazione romana del Corriere della Sera, nella speranza che la vicenda diventasse un esempio dell’inefficienza strutturale di alcuni settori della burocrazia del nostro paese. Telecom dal canto suo si è scusata pubblicamente (capirai…), spiegando che naturalmente le diverse lettere dovevano essere recapitate al figlio della signora deceduta (e già…). Ma a questo punto il messaggio non poteva più redimere nessuno. (Marco Menoncello per NL)

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