Storia della radiotelevisione italiana. 1973: alea iacta est

Nonostante i divieti monopolistici, nel 1973 la televisione privata in Italia ha ormai consolidato la sua presenza innovativa attraverso un congruo numero di emittenti sparse nella penisola.

L’8 gennaio di quell’anno il consigliere d’appello Giuliano Grizi deposita presso il Palazzo di giustizia di Biella la sentenza assolutoria di Telebiella (nata nel 1971), poiché il fatto non costituisce reato. Nondimeno, il 12 febbraio il Ministro invia alla stazione una diffida con la quale intima la chiusura degli impianti televisivi entro quindici giorni. Invito che cade nel vuoto, col fine di impugnare i successivi provvedimenti ablativi della P.A. avanti all’autorità giudiziaria per stimolare la sollevazione di una questione di legittimità costituzionale avanti alla Consulta. Sulla scia degli eventi di Telebiella, nella primavera ha luogo la fondazione di moltissime emittenti. Nell’aprile nascono Telelido di Roma, Telebari (il 18), Teleudine (il 24) e Ram Tv di Catania (il 5 maggio). Per frenare la proliferazione, il 4 maggio il governo positivizza nell’ordinamento il D.P.R. n. 156/1973, voluto dal Ministro delle PP.TT. Gioia, che mette fuori legge tutte le stazioni Tv – cavo, costringendole all’interruzione dei programmi. Per far fronte all’emergenza costituzionale, il 16 maggio a Venezia si costituisce la Fiet Cavo – Federazione Italiana Editori Televisivi via cavo, alla quale aderiscono 21 emittenti (alcune delle quali non ancora trasmittenti). Partecipano quali editori firmatari: Televeneto di Treviso, Teleabruzzo di Pescara, Teletoscana di Firenze, Teleromacavo, Telesud di Foggia, Tele Regione Friuli di Udine e Telechiavari; aderiscono Televersilia di Viareggio, Telenapoli – Telediffusione Italiana (nata nel 1966, prima a trasmettere a colori), Telerapallo, Telecamogli golfo paradiso, Tele porto San Giorgio, Telecavocolor di San Benedetto del Tronto (nata nel 1968), Teleroseto, Telelario di Como, ETVC Milano, Sapro Film Tv Piacenza; si qualificano come osservatori Costa Etrusca Tv di Piombino, Telemilano, Club amatori nuovi sistemi televisivi di Prato, Teleforlì. Il 25 maggio sulle ceneri di Babelis tv (del 1971) nasce Telerimini, mentre pochi giorni dopo, il 1° giugno, secondo le previsioni di Telebiella, funzionari del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni tagliano e sigillano i cavi. E’ l’atteso casus belli. Su "Il Corriere della Sera" il giurista Paolo Barile commenta: "Resta il fatto, assai grave, di uno straripamento del potere politico ed economico in uno dei gangli più preziosi della vita democratica nazionale: quello dell’informazione, che è allo stesso tempo un diritto fondamentale del cittadino che vuole dare l’informazione, e un diritto fondamentale di colui che vuole riceverla". Prevedibilmente, il Pretore di Biella accoglie l’opposizione della tv e trasmette gli atti alla Corte Costituzionale, sollevando la questione di legittimità a riguardo della norma che riserva allo Stato il monopolio delle emissioni via cavo anche su scala locale. Intanto, nel settembre, prendono il via: Canale 3 Torino – Piemonte 73, Video R di Pordenone e Telereggio di Reggio Emilia. Nell’ottobre è la volta di Teletrieste (il 14), Teletoscana di Firenze (il 23 e prima ad effettuare trasmissioni via etere a colori) e Telesud. Al 31 dicembre sono attive anche: Telepescara, Telechieti, Teleaquila, Teleteramo, Telesulmona, Teleavezzano, Televasto, Telerubicone, Teleromagna cavo, Telescandiano di Reggio Emilia, Teletroupe di Viareggio, Tele San Marco, Telebrescia. Telefoggia, Teleadria, Telearena, Teleterni, Tvc 4 mori, Videosiracusa, Telecavosiracusa, Telereggio (Reggio Calabria), Teleadriatica, Telescandiano, Teleravenna 1, Teleancona Conero 3, Audiovision, Telefano, L’emittenti di Roma. Il dado è tratto. (R.R. per NL)
 
 
 
 
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