Towering, RAI: interrogazione parlamentare su canone e vendita Rai Way

Riceviamo e pubblichiamo dal sindacato RAI Libersind il testo dell’interpellanza del senatore Enzo Fasano (FI) rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze sulla problematica del canone RAI.

Questo il testo integrale del documento:
FASANO – Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dello sviluppo economico e dell’economia e delle finanze. –
Premesso che:
con un comunicato stampa del Libero sindacato Rai TV-spettacolo (Libersind Conf.sal), ripreso e pubblicato dall’agenzia ASCA, dal titolo "Il Governo vuole fare la cresta sul canone Rai", manifesta l’estrema preoccupazione e inquietudine per le disposizioni riguardanti la Rai SpA previste all’art. 21 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, recante "Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale", derivante dalla "spending review" che, per effetto delle minori entrate dell’azienda televisiva costituite dal canone di abbonamento (a causa della consolidata evasione e morosità) e dalla minore raccolta pubblicitaria, rischiano di infliggere un colpo durissimo alla complessa situazione aziendale;
in particolare si vuole evidenziare la preoccupazione che ha esistenza nei riguardi delle "autorizzazioni" per la vendita di "Raiway" e la "riorganizzazione" delle sedi regionali;
tutto ciò ha portato Libersind Conf.sal a chiedere e rivendicare un incontro con i vertici aziendali per verificare le azioni e la compatibilità delle stesse al fine di studiare un percorso comune a tutela del servizio pubblico radiotelevisivo e del personale;
considerato che:
sembra accertato, tra le preoccupazioni del sindacato, che per "carpire" risorse economiche che servano a dare copertura a quella che secondo l’interrogante è una "scelta elettorale" degli 80 euro in busta paga, il Governo, come precisano i rappresentanti dei lavoratori, abbia "messo gli occhi" sul canone Rai;
da anni la Rai, legittimamente, attende un intervento legislativo mirato a risolvere il fenomeno dell’evasione del tributo come pagamento del canone televisivo, un danno economico che il sindacato, e non solo, ha stimato in 500-600 milioni di euro annui;
l’interrogante ha appreso da alcuni organi di stampa che esisterebbe una lettera (nonostante la smentita del Governo) scritta dal commissario per la spending review dottor Carlo Cottarelli al direttore generale Rai Luigi Gubitosi, in cui si prefigura, a partire dal 2015, una trattenuta annua del 10 per cento sul totale degli introiti da canone (circa 170 milioni di euro) per finanziare la misura degli 80 euro promessa dal Presidente del Consiglio dei ministri;
Gubitosi avrebbe risposto con una lettera in cui sosterrebbe che distrarre risorse economiche per scopi estranei al servizio pubblico radiotelevisivo (anche con rinunce e sacrifici da parte dei lavoratori) ad un’azienda che sta cercando di eliminare i debiti e ripianare le esposizioni finanziarie, dovute agli investimenti sul digitale terrestre sopportati senza un aiuto di Stato, porterebbe ad una "situazione insostenibile e paradossale";
tenuto conto che:
giustamente, gli utenti (almeno quelli che pagano il canone) pretendono un servizio pubblico radiotelevisivo pluralista, che investa sulla qualità dei programmi e che sia degno del mandato, come missione, affidato alla più grande azienda "culturale" del Paese;
il canone Rai è destinato ad assolvere la giusta pretesa degli utenti di far svolgere alla Rai, nel migliore dei modi, quanto previsto nel contratto di servizio con lo Stato e non certo a riparare gli ammanchi di copertura finanziaria per ridurre l’Irpef entro il mese di maggio 2014; si teme inoltre che vengano subito sottratte alla Rai le risorse di cui al canone versato dagli utenti, senza poi dar effettivamente seguito all’azione di recupero dell’evasione,
si chiede di sapere:
se il Governo ritenga di adottare ogni iniziativa di propria competenza idonea per la modifica dell’art. 27, comma 8, primo periodo, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, come modificato dal citato decreto-legge n. 66 che mira a ridurre le somme da versare alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, per l’anno 2014, 150 milioni di euro;
se ritenga di assicurare che le preoccupazioni che crescono, giorno dopo giorno nel sindacato e nei lavoratori del servizio pubblico di Stato, non siano altro che "voci di corridoio" rispetto al riproporsi di una possibile vendita di Rai Way e di ciò che può prefigurarsi in relazione alla parcellizzazione del canone Rai in occasione del rinnovo della concessione pluriennale prevista a maggio 2016;
se non ritenga necessario, per quanto di competenza, allinearsi alle aspettative degli utenti paganti il canone sul tema della tutela del servizio pubblico radiotelevisivo, che lo intendono quale presidio di pluralismo informativo e missione culturale per la nazione;
se non ritenga di attivarsi, per quanto di competenza, affinché la richiesta di maggiore efficienza, di qualità della programmazione e di accesso democratico al mezzo da parte di tutte le forze politiche, venga inquadrata nell’ottica di uno sviluppo e non di uno smantellamento, anche in relazione alla possibile chiusura di sedi regionali sul territorio, con inevitabili riflessi di crisi occupazionale.
 
 
 
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