Al Nord fallimento per Telestense di Ferrara; al Sud si parla di trattative per la vendita di Telenorba, storica emittente pugliese fondata nel 1976. Sullo sfondo la trasformazione del settore: pubblicità in calo, nuovi equilibri industriali e crescente integrazione con gruppi economici e interessi politici locali.
NL fra il punto di cosa sta succedendo.
Sintesi
Il sistema delle televisioni locali italiane sta vivendo una fase di forte trasformazione, segnata da crisi economiche, cambiamenti industriali e nuovi equilibri editoriali.
Al Nord ne è un esempio il caso di Telestense, storica emittente di Ferrara finita ieri in liquidazione giudiziale con un passivo di circa tre milioni di euro.
Al Sud, invece, si discute della possibile vendita di Telenorba, una delle principali televisioni locali italiane, che potrebbe passare nelle mani del gruppo Ladisa, attivo nella ristorazione collettiva e da tempo interessato al settore editoriale.
L’operazione segnerebbe il progressivo disimpegno della famiglia Montrone dopo quasi cinquant’anni di attività e coinvolgerebbe anche la concessionaria pubblicitaria del gruppo.
Sullo sfondo dell’operazione viene indicato anche l’interesse politico dell’ex presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.
Il caso Telenorba si inserisce in un contesto più ampio di crisi del settore: la pubblicità locale è sempre più erosa dalle piattaforme digitali globali come Google e Meta, mentre le televendite, un tempo pilastro economico delle tv territoriali, sono praticamente scomparse.
Allo stesso tempo i contenuti più seguiti, come informazione e sport locale, restano anche i più costosi da produrre.
In questo scenario molte emittenti sopravvivono grazie ai contributi pubblici previsti dalla normativa vigente, ma con forti difficoltà a pianificare strategie industriali di lungo periodo.
Sempre più spesso, quindi, le televisioni locali finiscono per integrarsi in gruppi economici più ampi, dove diventano strumenti di visibilità, presidio territoriale e talvolta anche di influenza politica locale.
Una trattativa che riguarda uno dei simboli della tv locale italiana
La storica emittente pugliese Telenorba, una delle prime cinque televisioni private italiane per dimensioni e ascolti nel comparto locale, potrebbe presto cambiare proprietà.
Secondo indiscrezioni che circolano con insistenza negli ambienti economici, sarebbe in fase avanzata una trattativa per il passaggio della rete nelle mani del Gruppo Ladisa, realtà internazionale della ristorazione collettiva già al centro delle notizie editoriali per l’acquisizione di asset dal gruppo GEDI (nella specie, la testata La Sentinella del Canavese, in Piemonte).
Il Gruppo Ladisa
Il gruppo barese Ladisa conta circa 5400 dipendenti, serve 35 milioni di pasti l’anno ed è presente nelle mense di scuole, università, enti pubblici e forze armate. Per il 2026 è previsto un fatturato di circa 350 milioni di euro.
L’operazione di acquisizione di Telenorba, che segnerebbe il disimpegno della famiglia Montrone dal mondo editoriale (Radio Norba è già stata ceduta al gruppo Mediaset), se confermata, rappresenterebbe un passaggio rilevante per il sistema mediatico locale del Mezzogiorno.
Emiliano sullo sfondo
Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, sullo sfondo dell’operazione ci sarebbe anche l’interesse dell’ex magistrato Michele Emiliano, che ha recentemente concluso l’esperienza alla guida della Regione Puglia e che da anni mantiene un rapporto politico e mediatico consolidato con parte del sistema dell’informazione locale.
Dalla famiglia Montrone ai nuovi investitori
Telenorba è stata fondata nel 1976 dalla famiglia Montrone ed è diventata negli anni una delle principali realtà televisive territoriali italiane, con una programmazione ampia che spazia tra informazione, sport, dibattiti, intrattenimento e cultura.
L’emittente registra mediamente circa 800 mila contatti giornalieri nell’area del Sud Italia ed impiega oltre 200 persone tra giornalisti, tecnici e personale amministrativo.
Il disimpegno degli attuali editori
Negli ultimi anni la famiglia Montrone ha avviato un progressivo disimpegno dal sistema media: prima il towering, poi Radio Norba, superstation radiofonica del gruppo, ceduta a Mediaset e nell’ipotizzata operazione di alienazione di Telenorba entrerebbe anche Fono Vipi, concessionaria pubblicitaria del gruppo, elemento strategico per la sostenibilità economica della struttura editoriale.
Il percorso dei Ladisa nel mondo dell’editoria
L’interesse dei fratelli Sebastiano e Vito Ladisa per il mondo dei media, del resto, non è affatto nuovo.
Negli ultimi anni il gruppo ha avviato diversi tentativi di ingresso nel settore editoriale: dalla gestione con tentativo di acquisizione de La Gazzetta del Mezzogiorno, tra il 2020 ed il 2021, al lancio, sempre nel 2021, del quotidiano barese L’Edicola (del Sud), fino all’interesse manifestato per alcune testate del gruppo GEDI, come La Sentinella del Canavese. In alcune ricostruzioni è stato citato anche un possibile interesse dei Ladisa per l’edizione italiana dell’Huffington Post ed addirittura de La Repubblica, sempre nell’ambito delle operazioni di exit del gruppo editoriale controllato dalla holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann.
Al momento, tuttavia, l’attenzione dei Ladisa sembrerebbe concentrata sulla televisione pugliese.
Il contesto: il sistema delle tv locali sta cambiando
La possibile cessione di Telenorba si inserisce in un contesto di trasformazione strutturale del comparto delle televisioni locali italiane. Negli ultimi anni il settore ha mostrato crescenti difficoltà sul piano commerciale.
La pubblicità locale tabellare, storica fonte di sostentamento delle emittenti territoriali, è sempre più erosa dalla competizione dei social network e delle piattaforme digitali globali.
I competitor eterogenei
Google, Meta e altri operatori della pubblicità online hanno progressivamente intercettato quote sempre maggiori degli investimenti pubblicitari delle piccole e medie imprese locali, che un tempo rappresentavano il cuore della raccolta delle tv territoriali. Parallelamente è quasi completamente scomparso un altro pilastro economico del settore: le televendite, un tempo fulcro (non proprio edificante) dei palinsesti locali ed oggi sostituite dalle piattaforme di commercio elettronico.
Costi editoriali sempre più difficili da sostenere
Sul piano editoriale la situazione non è meno complessa.
Le aree di maggiore interesse per il pubblico territoriale – informazione e sport locale – sono anche quelle più costose da produrre. Redazioni giornalistiche, troupe, diritti sportivi e produzione di contenuti richiedono investimenti che difficilmente possono essere coperti dalla sola pubblicità. Molte emittenti locali si trovano quindi in una condizione strutturale di squilibrio economico tra costi editoriali e ricavi commerciali.
Il ruolo dei contributi pubblici
Negli ultimi anni la sopravvivenza di gran parte del comparto è stata garantita soprattutto dai contributi pubblici ex DPR 146/2017, che hanno ridefinito il sistema di sostegno alle televisioni locali. Le misure di sostegno governative rappresentano una voce fondamentale per numerose emittenti, ma allo stesso tempo introducono un elemento di instabilità industriale. Ogni anno infatti l’entità dei fondi e i criteri di assegnazione vengono rimessi in discussione nelle manovre di bilancio o nei dibattiti politici, rendendo difficile per gli operatori pianificare strategie industriali di lungo periodo.
Un settore che tende all’integrazione industriale
In questo scenario, diventa sempre più frequente l’ingresso nel settore televisivo di gruppi economici provenienti da altri comparti. La televisione locale tende infatti a trovare sostenibilità all’interno di ecosistemi mediatici più ampi o di gruppi industriali diversificati, dove l’emittente non rappresenta necessariamente il core business, ma piuttosto uno strumento di visibilità, posizionamento territoriale o influenza politica.
La televisione come leva di influenza locale
In molte realtà territoriali italiane le tv locali continuano a svolgere un ruolo significativo nel dibattito pubblico e nella formazione dell’opinione locale. Per questo motivo, l’integrazione in gruppi economici o in sistemi editoriali più ampi può trasformare l’emittente in una leva di influenza politica e sociale sul territorio, oltre che in uno strumento di comunicazione.
E la possibile acquisizione di Telenorba da parte del gruppo Ladisa viene letta da diversi osservatori proprio in questa chiave.
Un passaggio simbolico per i cinquant’anni di Telenorba
Se la trattativa dovesse concretizzarsi, il passaggio di proprietà arriverebbe in un momento simbolico: il cinquantesimo anniversario della fondazione di Telenorba, prevista quest’anno. Per molti osservatori si tratterebbe di un passaggio emblematico di una fase storica: quella in cui le televisioni locali nate negli anni Settanta, protagoniste della stagione pionieristica dell’etere italiano, entrano in una nuova fase segnata da trasformazioni tecnologiche, economiche e politiche.
L’attesa nelle redazioni
Nel frattempo, all’interno di Telenorba il clima è comprensibilmente di attenzione e prudente preoccupazione: giornalisti, tecnici e dipendenti seguono con apprensione l’evoluzione della trattativa tra la famiglia Montrone ed i potenziali acquirenti.
Oltre la questione industriale
Per molti di loro il futuro dell’emittente rappresenta non solo una questione industriale, ma anche il destino di una delle realtà più influenti del sistema mediatico del Sud Italia.

Non solo Sud: la trasformazione colpisce tutto il sistema
Il fenomeno di compressione e trasformazione del comparto televisivo locale non riguarda, ovviamente, soltanto il Mezzogiorno: negli ultimi mesi si sono moltiplicate le notizie di ridimensionamenti e chiusure nel comparto delle tv locali.
Tra i casi più recenti, quello della storica televisione di Ferrara, Telestense la cui attività si è conclusa ieri dopo anni di presenza nel panorama informativo territoriale con una liquidazione giudiziale (quello che era il fallimento, nella precedente definizione giuridica).
Telestense
Il Tribunale di Ferrara ha infatti disposto a carico della società REI (dell’editore Flavio Bighinati) un provvedimento di liquidazione giudiziale (nominando come liquidatore il commercialista Ettore Donini) a seguito dei ricorsi di due giornalisti, un tecnico e un’amministrativa.
3 mln di debiti
Dalle motivazioni giudiziarie si apprende che la società ha contratto, tra gli altri, oltre 300mila euro di debiti nei confronti dei dipendenti, 800mila euro nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione e circa 280mila euro verso l’INPS, per un passivo complessivo di circa 3 milioni di euro.
Fenomeni indiziari di una trasformazione diffusa
La possibile vendita di Telenorba e la liquidazione di Telestense sono episodi opposti, che testimoniano comunque una trasformazione ormai diffusa del sistema televisivo locale italiano. (E.G. per NL)
































