Tv. GB, Cameron taglia del 16% i fondi alla BBC. Ma poteva andare peggio

Come Andrea Lawendel ha acutamente commentato sul sito Radiopassioni, oramai una delle ultime pregiudiziali per riconoscere un governo conservatore  da uno progressista sono i tagli al servizio pubblico radiotelevisivo.

Non fa eccezione la Gran Bretagna dove, a margine di un risparmio generale di 18  milioni di sterline da qui al 2015 deciso dal governo, i sudditi di Sua Maestà dovranno fare i conti con un drastico taglio di fondi nei confronti di uno dei loro fiori all’occhiello, il servizio pubblico radiotelevisivo universalmente riconosciuto come il migliore al mondo, la BBC. La manovra che il governo Cameron ha adottato per contrastare i postumi della crisi, infatti, costringerà l’emittente pubblica britannica a provvedere da sé alle spese del suo World Service, cui il Ministero degli Esteri chiuderà i rubinetti, provocando un buco da 273 milioni di sterline, da colmare con il solo contributo del canone pagato dai cittadini. Non è l’unica batosta. Il canone, infatti, sempre secondo quanto deciso dal Ministro delle Finanze, George Osborne, resterà congelato per i prossimi sei anni sulle attuali 145,50 sterline annue. Quindi, non solo la BBC dovrà finanziare interamente il proprio servizio di ricerca, raccolta e  traduzione delle notizie internazionali, ma si troverà a fare i conti con un canone stabile a fronte di eventuali variazioni del tasso d’inflazione. Inoltre, come se non bastasse, dovrà provvedere autonomamente anche ai costi di S4C, il canale gallese in lingua locale che, fino ad oggi, era sovvenzionato dal Ministero della Cultura. Che Lawendel, altrettanto acutamente, ha ribattezzato il “Ministero dei tagli alla Cultura”. In totale, per la tv di stato britannica si tratterà di un taglio di 520 milioni di sterline annue per sei anni, pari al 16% dei suoi fondi. Poteva andare peggio, date le anticipazioni dello scorso luglio, quando il
governo aveva annunciato non solo questi tagli, ma anche quelli riguardanti il canone degli over 75 che, secondo una legge introdotta da Gordon Brown (che, invece, è laburista, quindi non taglia i fondi pubblici), hanno accesso gratuito alla tv di stato. È il governo che finanzia le loro quote e così, per lo meno per ora, continuerà ad essere. Lo scenario prefigurato dopo il taglio al BBC World Service non è dei migliori. Il BBC Monitoring Service, che intercetta e traduce migliaia di trasmissioni tv, radio e internet in giro per il mondo è a serio rischio estinzione, così come il collegamento con aree disagiate del mondo, quali
Afghanistan, Sudan e Birmania. Inoltre, come scrive Radiopassioni, è il concetto steso di servizio pubblico ad esser messo a rischio, dato il distaccamento tra il governo – e quindi le rappresentanze diplomatiche inglesi nel mondo – e il servizio informativo internazionale. Gerry Morrisey, segretario generale del sindacato Bectu, se la prende con l’emittente, rea, a suo avviso, di non aver opposto resistenza ai diktat del governo. “Sembra che la Bbc si sia messa a fare il gioco sporco del governo – ha detto – Hanno gettato la spugna e ora dovranno giustificare i tagli ai loro dipendenti. Come puoi tagliare il 16% dei costi senza avere un impatto sul servizio e sui posti di lavoro? L’umore era già pessimo alla Bbc e ora c’è poca  o nessuna fiducia nell’amministrazione”. (L.B. per NL)

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