Tv locali, chiusura emittenti piemontesi. Lorusso (FNSI): ha sbagliato chi pensava di vivere di contributi

«Il problema merita di essere affrontato in modo più ampio, nazionale, ma non mi pare che sia nel calendario del governo».

Così Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi, sindacato dei giornalisti), all’indomani della notizia data per primo da questo periodico a riguardo dell’imminente chiusura (31/12) dell’attività del network provider valdostano (ma con diffusione interregionale) Start-Up, editore (quale fornitore di servizi di media audiovisivi) di diversi programmi locali. «Non conosco la situazione specifica – spiega Lorusso -, ma l’emittenza locale ha prosperato quando c’erano finanziamenti pubblici e il mercato pubblicitario tirava. Ora, sono venute meno entrambe le risorse. Certo, servirebbe un riequilibrio del mercato pubblicitario per legge, come nel resto d’Europa. Adesso arriverà un fondo per l’emittenza locale tratto dal canone Rai, che sarà messo in bolletta. È una risposta parziale, non certo esaustiva». Allineandosi ad un punto di vista più volte espresso su queste pagine, Lorusso ha acutamente osservato «Molti editori locali si sono illusi di fare gli imprenditori soltanto con il finanziamento pubblico. Così, negli anni in cui andavano meglio le cose, pochi hanno rafforzato l’azienda sotto il profilo del patrimonio sociale». Fatto sta che, secondo il Segretario, le «criticità del settore riguardano tutto il Paese, da Torino alla Sicilia. A incominciare dalle retribuzioni. Su oltre duemila dipendenti delle aziende del settore, soltanto meno della metà riceve lo stipendio in modo regolare». Quanto alle indagini delle varie procure della Repubblica segnalate dall’impenditore di Start-Up, Mauro Pagliero, Lorusso ha aggiunto: . «Se ci sono inchieste in corso, ci rimettiamo alle decisioni della magistratura». (E.G. per NL)
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