Tv locali, Lazio. Protesta di RomaUno TV: telecamere e microfoni nella spazzatura

Telecamere e microfoni, orgogliosi stendardi di quel giornalismo conquistato, esposto, vantato. Ma anche di quello sofferto, anelato, a volte rimpianto.

Di quel giornalismo libero e plurale che costituzionalmente resta uno dei fulcri centrali per la vita di una vera democrazia. E poi, con un movimento rapido, quasi un breve eppur lunghissimo commiato, quelle telecamere e microfoni, vessillo di lunghi anni di fatica e sudore, silenziosi testimoni d’infinite battaglie editoriali, finiscono dritti dritti nel bidone, abbandonati come un vecchio relitto. Il gesto, seppur simbolico, palesa la sua incommensurabile forza icastica. E allora, a cosa imputare l’azione suddetta, se non all’evidente esasperazione finale degli operatori che, fino a pochi anni addietro, mai immaginavano di potersene disfare, neppure in segno di protesta? E’ proprio questo il dramma, che, inesorabile, si è abbattuto su RomaUno Tv, la prima emittente televisiva romana interamente dedicata alla capitale (diffusa sul dtt nel Lazio con LCN 11, mentre via satellite è visibile su Sky Italia al canale 518), che versa ormai in condizioni critiche, assolutamente difficili da risollevare: mercoledì scorso, i 29 dipendenti di RomaUno hanno manifestato la loro esasperazione in piazza Madonna di Loreto, proprio a trecento metri da quel Campidoglio di cui hanno raccontato per oltre 12 anni, gettando nella spazzatura telecamere e microfoni. Per loro vacilla il posto di lavoro dopo il trasferimento di proprietà dalle mani di Manlio Cerroni, patron della discarica di Malagrotta, a quelle di Fabrizio Coscione, imprenditore di Latina, il tutto con un passaggio che sembra tutto fuorché un rilancio poiché difetta pesantemente di una valorizzazione della testata giornalistica: “In occasione di questo importante passaggio – si legge in un comunicato del comitato di redazione (Cdr) rilasciato al tempo del trasferimento di proprietà dell’emittente romana – nessuno si è degnato di parlare con i lavoratori, che pure più volte avevano chiesto un incontro alla nuova proprietà. I lavoratori sui quali fino a oggi è ricaduto il peso economico della grave crisi aziendale, visto che da 14 mesi si trovano in regime di solidarietà con un importante taglio dello stipendio, reclamano con forza il pagamento delle mensilità di agosto e settembre che né i nuovi e tantomeno i vecchi proprietari hanno ancora provveduto a saldare. La redazione giornalistica di RomaUno Tv, inoltre, denuncia la mancanza totale di linea editoriale. L’ex amministratore delegato, Fabio Esposito, infatti, ricopre tuttora anche la carica di direttore responsabile, ma dall’avvenuto passaggio di mano non si è più presentato in redazione né si è più interessato del lavoro che da essa viene svolto”. Dopo il taglio dei salari, la situazione è peggiorata: sono tre mesi che giornalisti e tecnici, infatti, non percepiscono gli stipendi e non è stato ancora presentato un piano aziendale ed editoriale.roma - Tv locali, Lazio. Protesta di RomaUno TV: telecamere e microfoni nella spazzaturaIl nuovo proprietario, l’imprenditore Fabrizio Coscione, dichiara di voler apportare un netto taglio al personale e nulla dice quanto all’impegno, inizialmente assunto, di risanare il debito contratto al momento dell’acquisto di RomaUno: s’insinua quindi il sospetto che alla nuova proprietà non interessi risollevare più di tanto la situazione critica di una storica emittente che sarebbe stupido buttare nel cestino, proprio come sono stati cestinati i microfoni e le telecamere nella protesta dei lavoratori. Oltre ai giornalisti, hanno presenziato alla protesta, manifestando la propria solidarietà, anche l’intero personale amministrativo, il Sindacato Cronisti Romani, la dirigenza dell’Associazione Stampa Romana, e poi telespettatori, rappresentanti politici (comunali e municipali). A complicare la situazione dell’emittente arriva l’oscuramento della tv nell’ultima settimana: un black out di qualche giorno che però, in questa situazione già pesantemente compromessa, ha già danneggiato di molto l’immagine della tv, che ormai, a detta di molti, sembra solo un nostalgico ricordo. “Ventinove famiglie sono in ginocchio – dichiara Andrea Bozzi, conduttore di Ditelo a RomaUno – dall’attuale proprietà attendiamo una risposta sugli stipendi e su quale piano abbia in mente per la televisione dei romani. In questi giorni abbiamo avuto il sostegno da più parti e questa cosa ci fa enormemente piacere. Non vogliamo che venga spenta questa voce”. Scrive Ileana Linari, che lavora per RomaUno fin dall’inizio dei programmi: “È questa la protesta simbolica che abbiamo scelto ed è così che rischia di chiudersi per 29 persone un’esperienza di lavoro appassionante, che ci ha portati ad essere la prima televisione locale privata a Roma. È una scelta alla quale siamo costretti da una crisi che si protrae da 16 mesi, da quando cioè abbiamo accettato un taglio dello stipendio del 40%. Lo abbiamo fatto convinti che, in nome della solidarietà, si potesse salvare un’azienda in crisi. Poi a settembre il passaggio di mano. Il consorzio Colari di Manlio Cerroni, proprietario della Tv, cede il totale delle quote all’imprenditore Fabrizio Coscione. Il nuovo titolare acquista un’emittente gravemente indebitata, ma tutti speriamo che possa spiegarci come intende rilanciare. Invece incontri non ce ne saranno se non, dopo le nostre insistenze, per comunicarci l’indisponibilità a pagare gli stipendi arretrati – ben tre mensilità – mentre a nostra insaputa avvengono movimenti poco chiari, come la creazione di un ramo d’azienda in cui si fanno confluire l’infrastruttura e il segnale televisivo, ma non i dipendenti. Non una parola su cosa si voglia fare con RomaUno o in cosa la si voglia trasformare. Dal 2003, anno di nascita, RomaUno si è affermata nel panorama televisivo locale come un’emittente al servizio dei cittadini, fortemente radicata nel territorio. Abbiamo raccontato la città andando municipio per municipio, strada per strada, mettendo sempre a confronto cittadini e amministratori. Abbiamo cercato insomma di essere una tv di servizio, fatto che ci è stato riconosciuto da più parti negli anni. Questa voce sta per morire e con lei chi ha lavorato perché si facesse sentire”. (S.F. per NL)

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