Home Radio e TV Tv, studio CRTV, i numeri dell’offerta nazionale in Italia: 366 canali di...

Tv, studio CRTV, i numeri dell’offerta nazionale in Italia: 366 canali di 69 editori

SHARE

366 canali prodotti da 69 editori, un’offerta ricca e diversificata su digitale terrestre. Ben 128 canali fra gratuiti (98) e a pagamento accessibili al pubblico via digitale terrestre e ulteriori 63 [1] accessibili “free to view” attraverso Tivùsat, servizio che ritrasmette via satellite l’offerta del digitale terrestre nelle zone d’ombra del segnale (oltre ad una selezione di canali esteri e locali). Sono questi alcuni dati dell’offerta televisiva italiana che Confindustria Radio Televisioni (CRTV) intende monitorare periodicamente.
Numero di canali e di editori, gratuiti e a pagamento, ma anche la loro distribuzione per piattaforma e per standard trasmissivo. Obiettivo del monitoraggio è anzitutto fornire i dati dell’offerta televisiva nazionale e dar conto della sua ricchezza e varietà, che si misura in numero e qualità dei servizi offerti, ma anche di pluralismo degli operatori.  Si intende inoltre fotografare l’evoluzione dell’offerta nel tempo. Monitoraggio reso tanto più necessario poiché ci si appresta, in coordinamento con gli altri Paesi UE, a liberare una parte pregiata delle frequenze fino ad oggi assegnate alla trasmissione via etere (analogica prima, ora digitale terrestre): ci riferiamo alla cosiddetta “banda 700Mhz” (694-790 MHz) che verrà assegnata agli operatori mobili per l’offerta di connessione ultra-larga di nuova generazione (5G).
Il “refarming” della banda 700 MHz, come noto, è previsto entro il 2020 con una flessibilità di due anni per “motivi debitamente giustificati” (problemi di coordinamento transfrontaliero irrisolti, necessità e complessità di assicurare la migrazione tecnica di un’ampia fetta di popolazione verso standard di trasmissione avanzati; costi finanziari della transizione superiori ai ricavi previsti generati dalle procedure di aggiudicazione; forza maggiore. Decisione 2016/0027 (COD) di imminente pubblicazione).
Tale migrazione richiederà una programmazione di sistema che tenga conto della specificità italiana e permetta di trasferire nel progetto delineato dalla UE per l’Agenda Digitale il valore del sistema televisivo nel suo complesso. Il digitale terrestre rimane infatti la piattaforma centrale del sistema italiano per diffusione e penetrazione presso le famiglie e per varietà dell’offerta veicolata, gratuita e a pagamento.
Inoltre digitale terrestre in Italia significa emittenza locale, un settore che conta oggi almeno 350 emittenti fra comunitarie e commerciali che trasmettono oltre 400 marchi di programmi (è una stima ampiamente conservativa, soprattutto per i marchi, il numero si riferisce alle società che hanno ricevuto i contributi 2015): si tratta del precipitato di un comparto che a partire dalla digitalizzazione del segnale ha subito un brusco ridimensionamento. Ma che, ciononostante, appare ancora sovradimensionato per numero di operatori e canali, a scapito della qualità dei servizi offerti e della sostenibilità complessiva. Un comparto tuttavia che è parte della nostra storia di sistema (le prime “tv libere” sono nate a livello locale) e specchio di un Paese culturalmente variegato (campanilismo): non a caso la revisione dei contributi all’emittenza locale, purtroppo ancora in itinere, intende abbandonare la logica dei contributi a pioggia e premiare le realtà più meritorie e rappresentative del territorio, come auspicato dall’Associazione delle tv locali aderente a CRTV in tutte le sedi istituzionali.
Rimandando allo Studio Economico del settore televisivo italiano, basato sull’analisi annuale dei bilanci, per i dettagli sul comparto locale, si presentano di seguito i dati relativi all’offerta televisiva nazionale a marzo 2017.
L’analisi fa riferimento al perimetro canali a diffusione nazionale, ossia distribuiti all’interno dei Mux nazionali DTT, sulle piattaforme pay-TV satellitare e DTT, e sulla piattaforma Free-To-View (FTV) satellitare TivùSat. Il dato include anche le versioni time-shifted, quelle in alta definizione, 3D e Super HD, i servizi a pagamento in pay-per-view (PPV) e i cosiddetti temporary channel, trasmessi nel periodo considerato. [2]
Nei primi tre mesi dell’anno (1Q – 2017) sono 431 i canali televisivi complessivamente ricevibili a livello nazionale sulle principali piattaforme, facenti capo a 114 editori (nazionali e internazionali), di cui 69 hanno sede in Italia. [3]