Tv, Svizzera. Rsi punta sulla multimedialità assecondando le nuove esigenze di fruizione degli utenti

Canetta: la tv necessita di interagire con il digitale per andare avanti ma non c’è un metodo sempre funzionante, bisogna sperimentare. Crossmedialità e ricerca di nuovi format sono le strade di Rsi.

Non si può restare fermi, così la pensa Maurizio Canetta, direttore di Rsi (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana), riguardo alle nuove frontiere multimediali del mondo televisivo. Da questo punto di vista, la tv di Comano ha iniziato a muoversi nei primi mesi dello scorso anno, trasferendo online il proprio canale La2. Una decisione che comunque è stata definita un “progetto, perché sarà poi il consiglio d’amministrazione a decidere se intraprendere una via che, come orizzonte, ha comunque il 2020 e oltre”. Il problema nell’investire sul multimediale, secondo Canetta, è che “non esiste una via predefinita” da seguire, ma “si procede per tentativi, si sperimenta” e si verificano i risultati. Il digitale offre vantaggi innegabili (come la possibilità di ottenere un feedback immediato e verificare l’engagement del pubblico) ma non bisogna dimenticare la forza che ancora oggi la televisione ha come mezzo di comunicazione di massa. Va anche detto, però, che l’interazione fra più mezzi diventa sempre più essenziale: basti pensare al crescente rapporto che hanno oggi i programmi televisivi con i social network, in appoggio al fenomeno del multiscreening (ovvero l’abitudine di utilizzare più device contemporaneamente, come lo smartphone e la televisione) che si diffonde sempre di più fra gli utenti. Ma le innovazioni nell’ambito dei nuovi format televisivi multimediali non si limitano a questo. E’ ad esempio il caso di Papà Blog, citata dallo stesso Canetta, che non solo crea un connubio fra televisione e blog, ma propone una miniserie con episodi di soli otto minuti in onda in prima serata. Il principio è che un episodio di pochi minuti costi di meno e sia più facile da diffondere online. Un format simile è stato utilizzato anche da Netflix nella serie The Booth at the End: due stagioni composte da cinque episodi di una ventina di minuti l’uno. E proprio riguardo alle nuove formule televisive, il direttore di Rsi evidenzia come il gruppo abbia “aperto anche un laboratorio di giovani” che si occupa di produrre trasmissioni a patto che siano a budget contenuto. Per quello che riguarda invece i social Canetta ne sottolinea una importante capacità, ovvero quella di accrescere l’attesa per la trasmissione fino a “raggiungere l’apice nel momento della messa in onda”. In seguito a questa, si segue “un pensiero circolare” rientrando con il web per portare nuova attenzione sull’episodio successivo. La HBO, in questo, è un esempio a dir poco virtuoso. Produttrice delle serie che oggi hanno maggior successo a livello mondiale, la rete americana utilizza molto bene la sua pagina facebook per promuovere i suoi prodotti e alimentare le aspettative degli spettatori ad ogni episodio. Ancora una volta, quindi, si sottolinea come tutti i media necessitino di aggiornarsi. I comportamenti dell’utenza variano radicalmente, sia in termini di esigenze che di contenuti ricercati e attenzione prestata. La multimedialità o, per usare un termine più corretto, la crossmedialità degli operatori diventa sempre di più un requisito immancabile per il coinvolgimento dello spettatore. In conclusione, non è detto che il web debba per forza uccidere gli operatori classici, se questi si dimostreranno in grado di associare i diversi canali disponibili, piuttosto che rimanere fossilizzati nel modo di operare avuto finora. (E.V. per NL)
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