Web. Da Facebook a Periscope cresce il fenomeno live streaming

Sempre più portali investono nel live streaming; dai social come Facebook e Twitter, passando da portali specializzati come Twitch.tv e canali per eventi come quello di Youtube il segmento attira sempre più utenti.

Che i video siano stati la maggiore tendenza nel 2015 del mondo online non dovrebbe essere ormai un segreto per nessuno. 34 miliardi di ore di visualizzazioni soltanto per Youtube, dopotutto, lasciano ben poco spazio alle opinioni. Secondo Cisco, compagnia leader nella produzione dei dispositivi di rete, il segmento rappresenterà l’80% del traffico online già nel 2019. Facebook ha raddoppiato le sue visualizzazioni di filmati da aprile, arrivando a quota 8 miliardi di visualizzazioni giornaliere e Snapchat è addirittura arrivata a triplicarle. Se, dunque, l’importanza dei video è ormai assodata, sembra ora che il panorama si stia arricchendo con l’ultima frontiera: quella del live streaming. L’idea fa pensare soprattutto alla televisione, ma si sta evolvendo e principalmente nell’ambito social. A inizio 2015 nasceva Periscope, uno dei pionieri del settore, che veniva in seguito acquisito da Twitter. A soli dieci giorni dal lancio, l’applicazione otteneva un milione di utenti, arrivati oggi a dieci. Altro caso esplicativo è quello di Meerkat, applicazione che fornisce un servizio identico e che si sta dando battaglia già da marzo con la sopracitata Periscope. Numeri e risultati che fanno quasi girare la testa e che spiegano i 741 milioni di dollari di investimenti arrivati negli ultimi mesi nel settore. Adesso, pare che anche Facebook abbia tutte le intenzioni di mettere sul tavolo il carico da novanta del suo miliardo e mezzo circa di utenti. Con il servizio Live, che sta per essere lanciato su tutta l’utenza del social network dopo una sperimentazione esclusiva per alcuni utenti, la concorrenza diretta all’app di proprietà di Twitter è evidente. Unica, ed essenziale, differenza sta nel fatto che Live sarà un servizio integrato in Facebook, e partirà quindi con una base d’utenza, appunto, di un miliardo e mezzo, al contrario di Periscope che ha dovuto partire da zero. Un vantaggio importante in un ambito che sempre di più diventa chiave all’interno del web. E non è soltanto il mondo social, oltre a quello televisivo, a credere nel fenomeno. E’ il caso di Twitch.tv, piattaforma di live streaming fondata nel 2011 e acquisita da Amazon tre anni più tardi per quasi un miliardo di dollari. Nella lista degli offerenti c’era anche Google che però, pare, ritirò la sua offerta per paura di finire nel mirino dell’antitrust visto che già possiede Youtube, noto colosso del mondo dei video online. Dedicata prevalentemente al mondo dei videogame, Twitch.tv aveva, al momento dell’acquisizione, 45 milioni di utenti attivi ogni mese, che riuscivano a farne la quarta piattaforma di streaming video negli USA, appena dietro a nomi altisonanti come Netflix, Google ed Apple. Il portale consente, inoltre, di trasformare la propria attività di streamer in un vero e proprio lavoro dando la possibilità di diventare partner del sito e ricevere parte degli introiti pubblicitari, oltre che le eventuali donazioni degli utenti. La poca pubblicità ricevuta dal portale di Amazon è probabilmente dovuta alla specializzazione quasi totale nel videogaming ma non lasciatevi ingannare, i numeri ci sono: nel 2014 lo streaming live della finale dei mondiali di League of Legends (un noto videogioco online) sono stati seguiti da ben 32 milioni di utenti. Infine, anche Youtube offre un servizio di streaming live, che ha però un focus sugli eventi e offre anche un servizio di commenti post-evento. (E.V. per NL)
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