Arabia Saudita: via libera agli avvocati-donna nei Tribunali

In Occidente la notizia potrebbe benissimo passare inosservata. Quando si pensa alle donne e all’islam, infatti, e soprattutto alla sua incarnazione  politica più forte e restrittiva, ossia l’Arabia Saudita, agli occidentali vengono in mente i veli e gli abiti neri.

Tuttalpiù, si pensa a divieti quali  quello di guidare la macchina. Ciò che è stato annunciato ieri dal ministro della Giustizia saudita Mohammed al Issa, ha invece del rivoluzionario: secondo  quanto anticipato, infatti, il pacchetto delle riforme di sviluppo volute dal sovrano, re Abdullah, comprenderà anche la possibilità per le donne, per la prima volta nella storia del Paese, di esercitare la professione di avvocato, presenziando nei Tribunali e potendo, così, difendere le proprie assistite  donne (difficilmente, almeno all’inizio, un uomo accetterebbe d’affidarsi ad  una donna per difenderlo in una causa), specie nell’ambito di cause di divorzio, affidamento dei figli e diritti alla pensione per le donne. Fino ad oggi, infatti, seppur una donna saudita avesse la possibilità di essere assistita legalmente da un’avvocatessa, quest’ultima non aveva il diritto di presenziare in Tribunale per difenderla. L’assistita, infatti, era costretta ad affidarsi, in sede di giudizio, alle “cure” di un avvocato uomo, spesso estraneo al suo caso, e nondimeno soggetto a pregiudizi. In un Paese conservatore come l’Arabia Saudita, infatti, dove la legge di Stato si basa sul Corano, è facile che un uomo tenda a sottovalutare i diritti della donna all’interno di un processo. Non bisogna, altresì, generalizzare, dal momento che, comunque, in Arabia Saudita la condizione della donna è in costante evoluzione, per quello che è il punto di vista occidentale. Basti pensare che, ad oggi, i due terzi dei laureati sauditi è di sesso femminile, vi sono circa 20mila imprenditori donna e, ultimamente, il re Abdullah ha anche voluto una signora nel suo esecutivo. Certo, a fronte del gran numero di laureate, solo il 20% delle donne lavora, mentre per le altre, specie nelle zone remote del Paese, vige ancora la convetio ad excludendum che le vuole relegate al ruolo di mamma, moglie, figlia e sorella fedele. Anche qui, però, vi sono alcune mosche bianche, come ad esempio Luban Olayan, una delle businesswomen più influenti al mondo, nonché tra i primi cento posti nella classifica dei personaggi più influenti del 2005 secondo Time Magazine. Membro dell’International Business Council of the World Economic Forum e dell’International Advisory Board of the Council on Foreign Relations, Lubna Olayan è anche azionista di alcune banche in Europa e Stati Uniti, nonché a capo di un gruppo che conta circa 10mila dipendenti. Insomma, casi imprenditoriali di successo al femminile non mancano in Arabia Saudita. Dalla popolazione locale, però, la riforma che porterebbe le donne nei Tribunali è vissuta come un passo importantissimo, una conquista più significativa di quelle, spesso solo simboliche, come la possibilità di girare senza velo (cosa che in questo paese è ancora proibita). In una società dove la famiglia è così centrale e il nucleo familiare è la base attorno alla quale si sviluppano le dinamiche relazionali, per la prima volta una donna potrà avere il diritto a farsi difendere da un’altra donna in cause che riguardano il diritto di famiglia, l’affidamento dei figli ed il divorzio. Ma non solo, nelle intenzioni riformiste del re Abdullah c’è spazio anche per l’abolizione della tutela obbligatoria, per cui le donne, per qualsiasi questione legale e amministrativa, come firmare un atto di qualsiasi natura, hanno bisogno di un uomo che le “tuteli”, una sorta di “guardiano” che controlli che facciano la cosa giusta. In questo modo, annuncia il ministro al Issa, “potranno registrare proprietà, atti catastali, documenti societari, nonché accendere ipoteche, autorizzare donazioni e altro presentando soltanto la carta d’identità”. Il pacchetto dovrebbe essere presentato a giorni. (L.B. per NL)
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