Cairo Communication. 275 milioni di fatturato nel 2010 e una parola d’ordine: stabilità

Lo avevamo scritto poco più di un mese fa: il matrimonio di Cairo con La7, di cui l’azienda del patron del Torino cura la raccolta pubblicitaria, è stato un investimento indovinato.

Con un contratto che attualmente scade nel 2014, il centro media della società editrice torinese si appresta a rinnovarlo per altri tre anni, dopo aver, praticamente, portato a casa l’obiettivo minimo che le due parti si erano preposte per andare avanti insieme: 378 milioni di raccolta nell’arco di un triennio; 248 dei quali sono già stati messi in cassa tra 2009 e 2010. Ciò vuol dire che nel 2011 a Cairo basterà portare a casa altri 130 milioni perché il contratto venga automaticamente rinnovato fino al 2017. In realtà, le ambizioni del gruppo piemontese son ben più elevate. A fronte di un 2010 chiuso in bellezza, con 133 milioni di raccolta – tra La7 e La7d -, per il 2011 l’obiettivo dichiarato è di 150 milioni, che rappresentano l’esatta metà del totale (300 milioni) che Urbano Cairo ha indicato come quota generale di fatturato che il suo gruppo dovrebbe raggiungere nell’anno appena iniziato. Un obiettivo celebrato e ufficializzato nel corso di una cena cui hanno partecipato oltre 200 persone, nella cornice dell’hotel Four Season di Milano, tenutasi lo scorso primo febbraio con l’intento di festeggiare, oltre al risultato ottenuto alla chiusura del 2010, anche i quindici anni del gruppo. In quell’occasione Cairo ha parlato della possibilità di allargare il business, lanciando nuovi giornali, periodici, o quotidiani (una sua vecchia passione) o prendendo la raccolta pubblicitaria di qualche giornale o tv locale. La carta stampata, infatti, a fronte del boom ottenuto con la raccolta di La7, resta il cuore pulsante di Cairo Communication: con 74 milioni di fatturato di vendita e 40 di pubblicità, i giornali incidono per il 60% del margine totale e il 40% dei ricavi complessivi. C’è un trucco? Se trucco lo vogliamo chiamare, sì. Nonostante la sua fama di mangia – allenatori, guadagnata durante gli ultimi anni della sua – per ora – sfortunatissima avventura da presidente del Torino Calcio, infatti, la parola d’ordine che regna nel gruppo editoriale è stabilità. Tra Cairo Pubblicità, Cairo Editore e Giorgio Mondadori, infatti, sono ben 152 i collaboratori con oltre dieci anni d’anzianità nel gruppo, segnale che indica la forza e la compattezza dell’equipe di lavoro. Ora, come dicevamo, per il 2011 l’obiettivo posto dal presidente è di raggiungere i 300 di fatturato, metà dei quali dovrebbero venire dalle tv (oltre a La7, anche Sportitalia e Dahlia Tv). Se vogliamo, però, cercare due punti di criticità li possiamo trovare. Il primo è il futuro incerto di La7, che Ti Media potrebbe presto vendere, probabilmente a De Benedetti, con il risultato di mettere in discussione il contratto con Cairo Pubblicità. Il secondo è Dahlia, le cui note vicissitudini negative fanno presagire un’imminente chiusura, probabilmente già alla fine del campionato di calcio in corso. (G.M. per NL)
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