Cavi addio, l’elettricità viaggerà nello spazio con una tecnologia wireless …

L’hanno chiamata «WiTricity», composizione delle parole “wireless” (senza filo) e “electricity


News GEVAM n. 73 del 05-07-2007 www.gevam.it

Fonte: La Provincia di Como

Si tratta della possibilità di trasferire potenza elettrica senza fare uso degli abituali cablaggi. Un gruppo di ricercatori del Mit, capitanati da Marin Soljacic, l’ha sperimentata con successo, riuscendo ad accendere una lampadina da 60 W, inviandole energia attraverso lo spazio da oltre due metri di distanza. La storia comincia una notte fonda di qualche anno fa, quando Soljacic in pigiama fissa infastidito il cellulare che per l’ennesima volta l’ha svegliato, annunciando col suo bip-bip che le batterie si stanno esaurendo. Sarebbe molto comodo, pensa allora il ricercatore, se questi dispositivi provvedessero da soli alla ricarica, assorbendo l’energia necessaria senza ogni volta richiedere il collegamento via cavo a un alimentatore. Ma come? Così, prende il via lo studio. È noto che l’energia possa essere trasportata dalle onde elettromagnetiche, ma queste si disperdono in ogni direzione, quindi vanno bene solo per trasmettere segnali deboli (poi amplificati), non per ricaricare batterie o accendere lampadine. Un laser è già meglio, dato che invia energia elettromagnetica concentrata in una direzione. Esso risulta tuttavia pericoloso, richiede un sofisticato meccanismo di puntamento e impone che non vi siano ostacoli lungo il tragitto. La soluzione del Mit si basa sul principio della risonanza. Immaginiamo una stanza piena di bicchieri di cristallo variamente riempiti. Se produciamo con veemenza una nota musicale acuta, ad esempio con la voce, uno dei bicchieri può risuonare alla stessa frequenza, accumulando porzioni crescenti di energia meccanica, anche fino a frantumarsi. Se emettiamo una nota differente vibra un altro bicchiere. In pratica, solo l’oggetto con una data frequenza caratteristica reagisce alle onde sonore; gli altri restano inerti. La voce e il bicchiere che si scambiano energia vengono detti “risuonatori”. Ebbene, il gruppo di Soljacic ha cercato dei risuonatori, ma non nel campo meccanico, bensì in quello magnetico; e li ha trovati. Si tratta di due bobine in rame, di particolare fattura e dimensione, che fungono rispettivamente da antenna trasmittente (la voce) e ricevente (il cristallo). La prima è collegata alla sorgente elettrica e genera un campo magnetico oscillante. A interagire sensibilmente a quest’ultimo è solo il secondo avvolgimento, il quale aumenta progressivamente la propria tensione, alimentando un dispositivo elettrico. Il campo magnetico passa senza problemi oltre gli ostacoli e raggiunge il ricevitore anche se questo si muove. Inoltre, esso è di tipo non radiativo, il che significa che l’energia non sfruttata non si disperde, ma resta in prossimità del trasmettitore; l’efficienza dell’esperimento è del 40%, tantissimo per una prima prova. Infine, il campo è puramente magnetico (non elettromagnetico) e vibra a soli 10 Mhz: è quindi innocuo per i tessuti biologici. Siamo alle porte di un futuro in cui i cellulari, i computer portatili o quant’altro si alimenteranno dall’etere e si caricheranno da soli. Roberto Weitnauer

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