Cinema. Howard Hughes: la lezione del genio folle

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44 anni fa si spegneva a Houston Howard Robard Hughes Jr, uno degli uomini più influenti di tutto il ‘900.
Personalità complessa, a tratti quasi folle, Hughes è stato nel corso della vita imprenditore, regista, aviatore, inventore e produttore cinematografico.
Ma soprattutto ha lasciato ai posteri una lezione: quella di inseguire i propri sogni e di non aver mai paura di sperimentare. Un messaggio da riscoprire anche in un mondo, quello odierno, in cui curiosità e voglia di osare sembrano aver lasciato il posto a comodità e sicurezza a ogni costo.

Una personalità speciale

Probabilmente nato a Humble nel 1905, anche se la carta d’identità recita Houston, Howard Hughes Jr è figlio di un imprenditore texano che costruì la sua fortuna grazie a un innovativo sistema di trivellazioni petrolifere. Da lì arrivò la base economica che gli permise di coltivare fin da giovanissimo le sue passioni che comprendevano la scienza, la tecnologia di consumo e il golf. Fin da subito fu chiaro che la sua era una personalità speciale.

Il vero amore

Nel 1924, Hughes Jr. eredita il 75% della compagnia del padre, si ritira dall’università e si trasferisce a Los Angeles. Sarà qui che inizierà ad appassionarsi di cinema. Il suo vero amore, però, è quello per l’aviazione.
Nel 1938 diventa il primo uomo a completare il giro del mondo in volo in tre giorni, 19 ore e 17 minuti. Sei anni prima aveva fondato la sua personale casa di produzione di aerei, la Hughes Aircraft, capace in pochissimo tempo di affermarsi come compagnia leader del mercato e di inglobare la Trans World Airlines, secondo gruppo più importante degli USA dopo Pan Am.

L’uomo più ricco d’America

A cavallo tra gli anni ’30 e ’40, Hughes divenne quindi l’uomo più ricco d’America. Ma il suo patrimonio non gli tolse mai la voglia di osare. Continuò a rischiare la vita in volo (nel 1934 vinse la Sportman’s Cup e nel ’38 polverizzò il precedente record del giro del mondo) e a investire le sue risorse per creare aerei sempre più innovativi. E se pensiamo che l’Hercules, una delle sue invenzioni di maggior successo, è ancora in servizio, potremmo dire che c’è ampiamente riuscito.

Il Cinema

La seconda grande passione di Hughes fu il cinema. Fatto ovviamente a modo suo. Fu proprio lui il miglior rappresentante di un’età in cui i produttori realizzavano completamente il prodotto finito, scegliendo in prima persona registi, sceneggiatori, musicisti, attori e montatori. Creò anche una casa di produzione, la Caddo, che grazie al film “Two Arabian Knights fece vincere a Lewis Milestone il primo Oscar in assoluto per la regia nel 1927.

Alla R.K.O.

Negli anni successivi sperimentò anche in campo cinematografico. Fu regista di “Angeli dell’inferno” del 1930, film sull’aviazione costato la cifra “monstre” di 4 milioni di dollari e sceneggiatore, due anni dopo, di Scarface, film con Paul Muni nel ruolo di Al Capone. Come produttore, arrivato al vertice della R.K.O. nel 1948, ebbe il merito di lanciare pietre miliari come “Vendetta”, “Il suo tipo di donna”, “Il figlio di Sinbad” e “Duello sulla Sierra Madre”.

Instabile ed imprevedibile

Pochi anni dopo, anche a causa del comportamento sempre più instabile e imprevedibile di Hughes, la R.K.O. fu costretta a chiudere. L’anno è il 1957 e coincide con il ritorno in California. Negli anni ’60 le sue attività imprenditoriali si svolsero per la maggior parte a Las Vegas. Hughes divenne infatti proprietario di sei dei più grandi casinò della Sin City.

Fobie

In uno di questi, il Desert Inn, trascorse gli ultimi anni della sua vita chiuso in una stanza impenetrabile a causa della sua fobia per microbi e infezioni.
Sembra paradossale che lo spericolato Hughes, l’uomo che ha incarnato forse meglio di chiunque altro il sogno americano, abbia trascorso l’ultimo periodo al centro di quattro pareti senza nessun tipo di contatto. Una condizione che non gli impedì comunque di continuare a dirigere il suo impero, come ben documentato nel film tributo “The Aviator” di Martin Scorsese. Ogni giorno le sue migliaia di collaboratori aspettavano nei rispettivi uffici le sue note e i suoi ordini da eseguire alla lettera. The show must go on.

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