Crisi Ucraina, la guerra mediatica va in onda anche sulla radio

Sul fronte ucraino la Russia ha schierato anche le radio. Vesti FM, un network nazionale di informazione e Radio Maiac, hanno iniziato a trasmettere per l’Ucraina anche su tre frequenze in onde medie.

In accordo con il governo di Mosca, sono state scelti tre trasmettitori ad alta potenza capaci di coprire tutto il territorio ucraino: Tbilissakaya, Krasnodar (1089 kHz), Bolshakovo, nell’enclave di Kaliningrad sul Baltico (1215 kHz), Grigoriopol, in Moldavia (1413 kHz). Tutti e tre appartengono alla Voce della Russia, stazione di diretta emanazione del governo russo. Radio Vesti ha anche spazi locali al 45° minuto di ogni ora, dalla mattina alla sera, che permettono di dare notizie mirate sull’Ucraina e, in particolare, sulla Crimea. Sul fronte opposto, quello ucraino, vengono invece riportate delle trasmissioni “pirata”, effettuate da appassionati radio intorno ai 6.250 kHz delle onde corte, in cui si chiede, in inglese e tedesco, all’Occidente di aiutare l’Ucraina. Kiev ha le proprie radio, naturalmente, ma questo modo di comunicare dà l’idea di una tensione diffusa nel Paese; qualcuno ha paragonato queste trasmissioni a quelle del 1968, dopo l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia, quando da Radio Praga arrivarono appelli all’Occidente. Da rilevare che, nei giorni scorsi, a Sinferopoli degli uomini armati hanno sequestrato le apparecchiature ai dipendenti e colaboratori dell’agenzia Associated Press, accusati di essere delle spie: la troupe è rimasta bloccata per due ore. Il gruppo di dipendenti stava preparando un collegamento satellitare sopra un ristorante, quando alcuni uomini armati si sono avvicinati, hanno chiesto di spegnere le luci ed hanno scattato delle foto delle attrezzature e dei giubbotti protettivi. Sono poi arrivati militari non identificabili con mostrine che hanno ordinato ai dipendenti dell’A.P. di appoggiare le mani contro una parete e hanno portato vie le apparecchiature, alcune delle quali sono state successivamente recuperate. La troupe è stata poi liberata, ma l’Associated Press ha protestato ufficialmente con il governo della Crimea. "Qualsiasi dubbio che queste persone fossero altro che giornalisti è assurdo", ha detto John Daniszewski, un editore di AP di New York "erano professionisti che stavano svolgendo un lavoro su una notizia che ha suscitato l’interesse di spettatori di tutto il mondo". (R.R. per NL)
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