Lo smontaggio controllato di GEDI sta, come da noi previsto, innescando una ristrutturazione profonda dell’editoria italiana.
NEM, player leader nel nord est della carta stampata e primo candidato per l’acquisto dello storico quotidiano torinese La Stampa (GEDI), si prepara ad uno sviluppo strutturandosi come polo multimediale attraverso l’acquisizione di Telefriuli e negoziando accordi con il gruppo radiofonico Zanella.
Ma alla finestra ci sono anche altri gruppi che stanno valutando operazioni di concentrazione per rafforzarsi su un mercato che esige massa, visione prospettica, differenziazione.
Sintesi
La cessione di GEDI da parte della holding Exor sta già producendo l’auspicata ristrutturazione sistemica dell’editoria italiana.
La pluralità di pretendenti su un asset considerato (evidentemente a torto) secondario – La Stampa – mostra infatti un’inaspettata vivacità, indiziaria di tendenze meritevoli di approfondimento.
Chiariamo subito: l’asse greco-saudita Antenna Group (Ant1) resta solidamente in campo (nessun altro pretendente gradito c’è sull’asset audio/video di GEDI), ma rallenta per i comprensibili dubbi sulla sostenibilità della carta stampata, mentre (forse non a caso) La Stampa esce dal perimetro dell’accordo e diventa un dossier autonomo particolarmente corteggiato.
Sul punto, il rifiuto dell’offerta dell’editore Iervolino restringe il confronto tra i candidati graditi all’acquisto (NEM e SAE), segnando un passaggio verso scelte più industriali che finanziarie.
In questo contesto, il Nord-Est emerge come laboratorio avanzato: NEM si prepara a costruire un polo multimediale integrato fondato su carta, eventi, radio e televisione.
La notizia dell’acquisizione di Telefriuli da parte di NEM fa intuire l’infrastruttura audiovisiva del progetto che punta a valorizzare contenuti, territorio ed archivi storici, mentre il dialogo con il gruppo radiofonico Klasse Uno rafforza il fronte audio, rendendo la radio il collante del sistema.
In questa prospettiva, La Stampa (che ha – all’evidenza – maggiore appeal de La Repubblica), diventa un possibile acceleratore e non una condizione necessaria.
Sullo sfondo, Ant1 ed Exor puntano a chiudere la successione entro l’estate, in vista di un “risanamento” greco-saudita in due-tre anni degli asset più critici (La Repubblica), privilegiando la coerenza dei progetti rispetto alla velocità delle operazioni.
Lo tsunami innescato da GEDI
Come ampiamente previsto, il disimpegno di Exor dall’editoria italiana con la cessione (prima imposta come integrale, ma ora più opportunamente valutata anche a pezzi) di GEDI sta generando direttamente ed indirettamente uno tsunami nel mondo mediatico italiano, destinato con ogni probabilità ad intensificarsi nei prossimi mesi.
Ristrutturazione sistemica dell’editoria italiana
La vicenda che ruota attorno a GEDI Gruppo Editoriale sta, infatti, assumendo il ruolo di propulsore di una vera e propria ristrutturazione sistemica dell’editoria italiana, che va oltre la pur rilevante partita sulla proprietà delle reti nazionali Radio DeeJay, Radio Capital, m2o, DeeJay Tv, delle radio digitali (DAB+ e IP) ancillari (l’asset radiofonico fa capo ad Elemedia, società controllata da GEDI), della compagnia di produzione audio One Podcast (della GEDI Digital), della concessionaria di pubblicità A. Manzoni & C. e dei quotidiani La Stampa, La Repubblica ed Huffington Post.
Oltre Antenna
Se, infatti, nelle fasi iniziali l’attenzione era concentrata quasi esclusivamente sull’asse compratore greco-saudita Ant1 (Antenna Group), interessata massimamente al comparto audio (radio + podcast) di GEDI, ma “costretta” a rilevare quantomeno anche il quotidiano La Repubblica (probabilmente per poi cederlo dopo una cura dei conti, che molti temono consterà in un notevole alleggerimento dei costi del personale), oggi il quadro appare più frammentato, stratificato e, soprattutto, dilatato nel tempo.
Non più un’unica operazione
Le ultime settimane hanno chiarito che non solo non esiste già più un’unica operazione in casa Exor, bensì una pluralità di dossier distinti, che procedono con logiche e velocità differenti, ma anche che gli effetti-contagio che avevamo ampiamente preannunciato si stanno già verificando.
Il ruolo del Nord-Est
Per esempio, le recentissime mosse del gruppo dell’editore Enrico Marchi NEM (Nord Est Multimedia, editore de Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia, Il Piccolo, il Messaggero Veneto) – primo offerente per l’acquisto del quotidiano torinese La Stampa (di rilievo nazionale, ma con radicamento essenzialmente piemontese) – vanno nella direzione di fenomeni di aggregazione che non appaiono più come iniziative difensive o opportunistiche, ma come una costruzione progressiva di un polo multimediale integrato, già funzionante e potenzialmente autosufficiente, indipendentemente dall’esito finale della partita GEDI.
Il quadro
Ma facciamo un passo alla volta, per cercare di inquadrare correttamente la complessa dinamica innescata dalla decisione di John Elkann di uscire dal mondo dell’editoria italiana per concentrarsi su attività più core rispetto all’anima del gruppo (che ha al centro, come noto, l’automotive).
Il rallentamento dell’asse greco-saudita e i dubbi sulla carta
La trattativa tra GEDI ed Antenna Group è lungi dall’essere in bilico (l’accordo quadro, è bene precisarlo, appare ancora molto solido, forse anche perché ben visto a livello politico), ma ha subito un rallentamento significativo.
Il tandem acquirente, condotto dall’editore/armatore greco Theodore Kyriakou e dal principe-politico saudita Mohammed Bin Salman, come già anticipato da Newslinet, ha chiesto di approfondire ulteriormente i conti di GEDI, con particolare attenzione alla sostenibilità economica della carta stampata, ai costi strutturali delle redazioni ed ai piani industriali di medio periodo.
La prudenza è serietà
Una prudenza che viene letta in modo ambivalente: da un lato come segnale di serietà negoziale, dall’altro come indizio di un crescente scetticismo sulla capacità della carta di reggere da sola il peso di un grande gruppo editoriale generalista.
La Stampa si sfila (per la gioia dei greci)
Questo rallentamento ha avuto un effetto immediato: La Stampa si è progressivamente sfilata dal perimetro dell’operazione GEDI/Antenna Group, diventando un dossier autonomo, con interlocutori e logiche differenti. Un passaggio tutt’altro che secondario, perché segna la fine dell’idea di una cessione “in blocco” dell’asset editoriale storico degli Agnelli-Elkann per esigenze formali di natura economico-finanziaria, mal digerita dai potenziali compratori stranieri.
Dal piatto unico al menù articolato
Ricordiamo infatti che la volontà di John Elkann di non effettuare uno spezzatino, aveva fatto ipotizzare la possibilità che il quotidiano torinese venisse acquistato da Ant1 e poi rapidamente alienato ai veneti di NEM. Così, però, non è più, visto che gli ultimi comportamenti concludenti indicano la sopravvenuta decisione di evitare il rimbalzo di proprietà (forse anche per i rischi di ricadute negative d’immagine su Exor).
La Stampa dopo il no a Iervolino: campo ristretto, gioco più serio
La decisione di GEDI di rifiutare l’offerta di Danilo Iervolino per La Stampa ha rappresentato uno spartiacque. Non tanto per il valore economico della proposta, quanto per il messaggio implicito: La Stampa non è considerata un asset qualunque, alienabile al miglior offerente, ma una testata che richiede un progetto industriale credibile, stabile e compatibile con la sua storia (almeno per rispetto della memoria dell’Avvocato Gianni Agnelli, che lo considerava intoccabile).
Da NEM a SAE
Da qui la scelta di restringere il campo a due soli interlocutori ritenuti coerenti col retaggio storico del quotidiano: NEM e SAE (editore de La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara). Una selezione che riduce la rumorosità mediatica, ma alza l’asticella del confronto.
Modelli a confronto
SAE rappresenta una soluzione di continuità editoriale classica, fondata su un’esperienza consolidata nell’editoria locale e regionale. NEM, invece, propone un modello differente, fondato sull’integrazione dei linguaggi e dei mezzi, più che sulla centralità della carta.
Telefriuli: la TV locale come infrastruttura strategica
E proprio in questo contesto va letta l’acquisizione di Telefriuli da parte di NEM dal gruppo Mediafriuli (che fa riferimento alle imprese siderurigiche friulane Danieli, che è già nella compagine di NEM). La storica emittente friulana che tra un anno festeggerà i 50 anni, non è un semplice tassello aggiuntivo, ma la pietra angolare del presidio audiovisivo di NEM.
Memoria storica friulana
Telefriuli faciliterà la valorizzazione di contenuti video (attuali e storici, grazie al prezioso archivio sulla società del FVG), di presidiare il racconto del territorio in tempo reale e di alimentare in modo strutturato le piattaforme digitali delle testate.
Tv centrale nella strategia di NEM
Una voce informata dell’operazione ha dichiarato a NL: “La TV locale (Telefriuli, ndr), nel modello NEM, non è ancillare alla carta, ma svolge una funzione complementare e, in alcuni casi, anticipatoria. In un’epoca in cui l’attenzione degli utenti si sposta sempre più verso formati visivi e immediati, Telefriuli permetterà di intercettare pubblici che difficilmente tornerebbero al quotidiano tradizionale, rafforzando al contempo l’autorevolezza del gruppo sul territorio”.
Eventi, video e presenza fisica: l’informazione che esce dalla pagina
Non solo. La centralità di Telefriuli si lega strettamente alla strategia sugli eventi. Manifestazioni come Città Impresa, Galileo o Trieste Next non sono più iniziative collaterali, ma asset editoriali a pieno titolo, capaci di generare contenuti, relazioni e valore economico.
Territorialità come fattore distintivo
La TV consente di trasformare l’evento in racconto continuo, la presenza fisica in prodotto editoriale, la territorialità in fattore distintivo. È un modello che riduce la dipendenza dalla sola pubblicità tradizionale e rafforza il ruolo del gruppo come attore culturale e informativo del territorio, non soltanto come editore.
Klasse Uno: l’audio come collante quotidiano
Il secondo pilastro della strategia NEM è rappresentato dall’audio, attraverso un dialogo avanzato (si suppone relativo però ad un accordo commerciale e non societario) con Klasse Uno. Il network radiofonico (superstation Birikina + emittenti locali) è uno dei più strutturati del Nord-Est.
Il coacervo radiofonico di Zanella
Il coacervo editoriale della famiglia Zanella, raccoglie emittenti storiche come Radio Birikina, Radio Bellla & Monella, Radio Piterpan, Radio Marilù, Radio Sorriso, Radio Gelosa, accanto a marchi come Radio Vibra FM, Otto FM e Radio Sportiva (quale affilliato veneto al prodotto/formato di successo della società toscana Media Hit fondata dal compianto Loriano Bessi).
Il ruolo della radio
La radio (soprattutto quella areale, di rinnovato interesse anche per il gruppo Mediaset), nel disegno tattico di NEM, non sarebbe un mezzo residuale, ma il collante quotidiano del sistema editoriale. “È il medium che accompagna l’utente durante la giornata, che crea familiarità e che rafforza il senso di appartenenza territoriale. In un contesto di transizione tecnologica, l’audio rappresenta una forma di resilienza e di continuità che pochi altri mezzi possono garantire”, riferisce la nostra fonte.
Un progetto che rende La Stampa un acceleratore, non una necessità
Tornando al tema centrale, l’aspetto forse più rilevante di questa strategia è che Telefriuli e Klasse Uno precedono ed in parte prescindono, dall’acquisizione de La Stampa. NEM sta costruendo un sistema che funziona già oggi, e nel quale il quotidiano torinese potrebbe inserirsi come acceleratore di autorevolezza e visibilità nazionale, ma non come fondamento indispensabile della sostenibilità economica.
Impostazioni differenziate
Questa impostazione distingue nettamente NEM dagli altri potenziali acquirenti e spiega perché GEDI guardi con attenzione a questo progetto. Non si tratta soltanto di vendere un asset, ma di proteggerlo da speculazioni politico-mediatiche – che avrebbero deleteri effetti di immagine per Exor -, collocandolo in un ecosistema che ne garantisca continuità, dignità editoriale e prospettiva industriale.
Il risanamento di GEDI e la corsa contro il tempo
Intanto, sul fronte Ant1, l’obiettivo dichiarato resta quello di chiudere tutte le acquisizioni entro l’estate, per avviare un percorso di risanamento (soprattutto de La Repubblica) stimato in due-tre anni. Lato GEDI, o meglio Exor, la pressione del tempo è un fattore chiave, ma non sembra sufficiente a giustificare scelte affrettate.
Questione d’immagine
Al contrario, la selezione degli interlocutori e la cautela nelle trattative indicano una volontà di privilegiare la qualità dei progetti rispetto alla rapidità delle operazioni (più per rischi d’immagine che per spirito etico, punge qualche osservatore). (M.L. per NL)








































