Editoria. GEDI, nuovo colpo di scena: Exor sceglie di dialogare con SAE per La Stampa, mentre La Repubblica non sembra interessare a nessuno

GEDI, La Stampa, SAE

L’evoluzione della vicenda della vendita del gruppo editoriale GEDI (controllato da Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann) si arricchisce dell’ennesimo colpo di scena. Che comunque conferma e rafforza il quadro delineato su queste pagine nelle scorse settimane.
Fuori dall’asset audio (le radio della società Elemedia, la compagnia di produzione audio One Podcast della GEDI Digital) e dalla concessionaria pubblicitaria A. Manzoni & C., la cui cessione è in corso di definizione (all’esito della due diligence) con l’asse greco-saudita costituito dall’editore-armatore greco Theodore Kyriakou (Antenna Group) e dal principe-politico saudita Mohammed Bin Salman, il mercato sembra interessarsi solo al quotidiano La Stampa, con una staffetta tra i gruppi editoriali NEM e SAE (che guadagna ora una trattativa esclusiva).
Per La Repubblica (giornale imposto da Elkann nel pacchetto multimediale proposto ad Ant1, tutto compreso a poco più di 100 mln di euro), sembra, invece, non esserci interesse (siamo coinvinti che anche Kyriakou & C. l’escluderebbero volentieri dal perimetro di acquisizione).
Il silenzio intorno allo storico quotidiano, che ha festeggiato pochi giorni fa i 50 anni (è stato fondato il 14/01/1976 da Eugenio Scalfari) è imbarazzante. Ed emblematico di alcune tendenze ormai radicate.

Sintesi

La vendita di GEDI evolve confermando una dinamica selettiva: il mercato rilancia solo per quanto riguarda il quotidiano La Stampa, mentre per il resto del coacervo negozia come unico interlocutore l’asse greco-saudita che fa riferimento ai miliardari Theodore Kyriakou e Mohammed Bin Salman.
La trattativa esclusiva con il gruppo SAE riguarda esclusivamente il quotidiano torinese, considerato un asset autonomo, territoriale e ancora valorizzabile, favorito anche dal fattore tempo che – in questo solo caso – gioca a vantaggio di John Elkann.
Diverso il destino di La Repubblica, per la quale non emergono interessi stand-alone e che appare oggi un asset difficile da collocare, svuotato di attrattività industriale e, forse, di sentiment.
Anche la ricomprensione del giornale nel deal con Antenna Group sembra più legata ad un “pacchetto obbligato” – che include radio, audio digitale e concessionaria pubblicitaria – che ad una reale volontà di acquisizione editoriale.
Il protrarsi dell’incertezza penalizza però la continuità aziendale di GEDI, rendendo complessi investimenti e rinnovi contrattuali.
Anche il contesto regolamentare sfavorevole alla radio indebolisce la valorizzazione degli asset audio.
La cessione de La Stampa appare così l’avvio di una scomposizione del gruppo, non la soluzione del caso GEDI: il vero nodo resta il “dopo”, ancora privo di risposte.

Da NEM a SAE

E’ notizia di questi giorni la trattativa in esclusiva avviata da Exor con il gruppo SAE (editore de La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, la Nuova Ferrara) – evidentemente preferita da Elkann ai veneti della NEM (Nord Est Multimedia, editore multimediale de Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia, Il Piccolo, il Messaggero Veneto ed ora anche di Telefriuli), originariamente primo offerente per l’acquisto del quotidiano torinese La Stampa.

La Stampa: asset autonomo, vendibile, difendibile

La trattativa tra GEDI e SAE, a quanto reso noto, riguarderebbe esclusivamente il quotidiano torinese, la sua redazione e le strutture direttamente collegate. Il profilo dell’acquirente non è casuale: SAE ha costruito negli ultimi anni un polo di quotidiani locali e regionali – acquisiti in parte proprio dal gruppo editoriale che oggi la famiglia Agnelli/Elkann ha deciso di alienare -. E La Stampa (pur con una qualificazione nazionale) mantiene un fortissimo radicamento territoriale in Piemonte, che ne facilita l’inserimento in un modello editoriale più leggero e meno esposto alla competizione diretta con i grandi player digitali nazionali.

Il fattore tempo

Per John Elkann, azionista di riferimento di GEDI, il fattore tempo sembra giocare a favore su questo fronte: La Stampa può essere ceduta in modo ordinato, senza strappi traumatici, preservando un asset simbolico (era considerato intoccabile dall’Avvocato Agnelli) ed alleggerendo il perimetro del gruppo. Un’operazione che consente anche di disinnescare tensioni interne e ridurre l’esposizione finanziaria e reputazionale.

La Repubblica e il resto di GEDI: nessun interesse noto

Ma questo è solo un angolo di osservazione della vicenda.
Infatti, il quadro cambia radicalmente se si guarda al resto del gruppo. Per La Repubblica, allo stato, non risultano soggetti terzi specificatamente interessati. Né sul piano industriale, né su quello finanziario si sono palesati interlocutori solidi, pronti a rilevare il quotidiano, quantomeno in un’operazione stand-alone.

Asset difficile da collocare

Anzi, dalle ricostruzioni più accreditate emerge l’impressione che La Repubblica sia diventata un asset scomodo, difficile da collocare, i cui valori storico e simbolico sono da molti considerati come sviliti dalla progressiva perdita d’identità degli ultimi anni. Così quello che con la lente di soli 20 anni fa sarebbe dovuto essere il fiore all’occhiello di GEDI, è oggi annacquato in un pacchetto più ampio, che include elementi oggettivamente più appetibili, come il comparto radiofonico, l’audio digitale e la concessionaria pubblicitaria.

Il “pacchetto obbligato” per Antenna Group

In questo contesto si inserisce la posizione negoziale dei greci di Antenna Group (Ant1), il cui interesse non è concentrato sul quotidiano La Repubblica in quanto tale, ma piuttosto su una integrazione forzata di asset eterogenei. Il pacchetto oggetto di contrattazione comprende infatti le stazione radiofoniche di Elemedia (la controllata GEDI che include Radio DeeJay, Radio Capital, m2o, DeeJay Tv e le relative radio digitali ancillari DAB e IP), la compagnia di produzione audio One Podcast della GEDI Digital; la concessionaria A. Manzoni & C., integrati, come detto, da La Repubblica.

Vincolo negoziale

Un insieme che appare più come un vincolo negoziale che come un progetto industriale desiderato.
Il segnale indiretto è chiaro: La Repubblica, da sola, non “fa gola” al mercato e la sua eventuale cessione presuppone l’assorbimento di asset complementari che ne diluiscano il rischio.

Il fattore tempo come rischio sistemico

Se La Stampa sembra, quindi, beneficiare del decorso del tempo, per il resto di GEDI sembra accadere l’opposto.
Il protrarsi dell’incertezza sta diventando un fattore di penalizzazione diretta della continuità aziendale. In assenza di una prospettiva chiara di vendita o rilancio, il gruppo fatica ad assumere impegni industriali di medio periodo, a pianificare investimenti e a stabilizzare l’organico.

Rischio indebolimento interno

Il dato più critico riguarda il lavoro: secondo indiscrezioni raccolte da Newslinet, diversi contratti di collaborazione scadrebbero la prossima estate e l’attuale fase di stallo rende complessa qualsiasi strategia di rinnovo o riorganizzazione. La conseguenza è un progressivo indebolimento interno, che rischia di riflettersi anche sulla qualità editoriale e sulla capacità competitiva del gruppo.

GEDI: radio, un asset penalizzato dal contesto esterno

A rendere ancora più difficile la valorizzazione del perimetro residuo è il contesto regolamentare e di mercato che riguarda la radiofonia italiana. Gli asset radio di GEDI, pur solidi sotto il profilo editoriale e dei brand, stanno indirizzandosi verso un generale scenario meno favorevole rispetto all’inizio delle trattative.

Influenze estere

Da un lato, lo stop dell’Unione europea alla proposta italiana di rafforzare l’obbligo di ricevitori FM/DAB sulle nuove automobili connesse (ancorché non definitivo) rischia di mandare il messaggio di un ridimensionamento del ruolo del broadcast nell’ambiente automotive, che resta il principale luogo di ascolto radiofonico. Dall’altro, la procedura di infrazione UE sulle interferenze FM con l’estero introduce l’ipotesi di rottamazioni, dismissioni e compatibilizzazioni forzate, con impatti diretti sui costi e sulla sostenibilità degli impianti.

Condizioni ambientali

In questo quadro, l’asset radiofonico di GEDI rischia di vedere diminuite le condizioni ottimali per una sua valorizzazione autonoma, soprattutto se legato a un pacchetto editoriale complesso e privo di una visione industriale condivisa.

Una scomposizione, non una soluzione

La possibile cessione de La Stampa al Gruppo SAE, se confermata, quindi non rappresenterà la soluzione del “caso GEDI”, ma l’avvio di una scomposizione progressiva del gruppo. Una dinamica che tutela l’azionista di controllo sul fronte dell’asset più vendibile, ma lascia irrisolti i nodi strutturali del polo nazionale (La Repubblica + radio + digital audio + concessionaria, mentre non è chiaro il destino dell’Huffington Post).

Perimetro

Il paradosso è evidente: l’asset storicamente più locale è quello che trova un futuro, mentre quello nazionale resta intrappolato in un perimetro troppo grande per essere appetibile e troppo fragile per essere rilanciato senza un intervento profondo.

La vera incognita è “il dopo”

L’aggiornamento sulla vendita di GEDI conferma dunque una lettura netta: non siamo davanti a una cessione di gruppo, ma a una selezione darwiniana degli asset. La Stampa trova una via d’uscita; il resto resta sospeso, penalizzato dal tempo, dal contesto regolamentare e da un mercato che guarda altrove. (M.L. per NL)

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