Editoria, giornalisti, crisi e riflessi sull’occupazione. Fnsi contro Ordine dei Giornalisti: ormai è guerra aperta sull’accesso alla professione

Si fa sempre più infuocato il clima di contrapposizione – a tratti violenta – tra l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e la Fnsi, il sindacato di categoria.

Da una parte c’è chi attacca – Del Boca ed il suo direttivo – contro la firma di un contratto che non ha portato ad alcuna variazione, e rilancia, puntando il dito contro il presunto buco da 400mila euro nel fondo di solidarietà, utilizzato per tappare le falle nel bilancio; dall’altra parte, la protesta è mossa nei confronti della pretesa cecità dell’OdG verso le norme d’accesso alla professione, che – a parere del Consiglio nazionale dell’Fnsi – snaturerebbero ed impoverirebbero la categoria, a fronte di un’ondata d’accessi non giustificata dal mercato del lavoro, che offre molti meno posti di quelli per cui si fa richiesta. In sostanza, l’Fnsi invoca ancora una volta una riforma strutturale dell’Ordine, con regole restrittive per quanto concerne l’accesso, per evitare le schiere di disoccupati, sottoccupati e sotto pagati che animano la base dell’Ordine professionale.  La guerra – che ha, però, radici ben più profonde – era iniziata lo scorso 16 gennaio, quando due vicesegretari del sindacato, Daniela Stigliano e Luigi Ronsisvalle, intervenuti nel corso di due assemblee di giornalisti autonomi – a Catania e Palermo – avevano avuto parole molto dure nei confronti dell’Ordine, reo d’essere la ragione di tanta disoccupazione tra i giornalisti, che sta “portando la professione al collasso”. A tale provocazione aveva risposto direttamente Lorenzo Del Boca, difendendo la prassi che regola il percorso per diventare giornalisti.  Un nuovo capitolo dello scontro si è consumato due giorni fa, con un nuovo feroce attacco dell’Fnsi, per mezzo d’un comunicato apparso sul loro sito ufficiale. “Il Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, riunito a Roma, il 4 febbraio 2010, esprime grave preoccupazione per i dati occupazionali del settore dell’editoria. La crisi che sta attraversando il settore, coinvolgendo tutto il panorama delle aziende editoriali, solo nell’ultimo anno ha portato a un ricorso massiccio alla cassa integrazione e a circa 700 prepensionamenti”, si legge nell’incipit. E continua: “A fronte di questa situazione, con solo 17 mila occupati e un numero sempre crescente di disoccupati, inoccupati, precari e lavoratori autonomi con redditi assolutamente insufficienti, è ormai doverosa e non più rinviabile una profonda e restrittiva revisione dei criteri di accesso alla professione, così come del resto previsto dalla proposta di riforma approvata all’unanimità dallo stesso Consiglio nazionale dell’Ordine”. Il comunicato parla anche dell’accordo tra il sindacato e l’Inpgi, l’ente previdenziale di categoria, che ha esteso l’area di contribuzione anche a coloro che non hanno un posto fisso, e che ora si trova in difficoltà data la costanza dei fondi ricevuti e l’aumento delle spese di tutela previdenziale per cassintegrati ed inoccupati.  L’ultimo colpo, in ordine di tempo, l’ha infine sferrato ieri l’Ordine, con un’altra comunicazione ufficiale, apparsa sul portale www.odg.it. Il comunicato, firmato dai vertici della categoria (Lorenzo Del Boca, Enrico Paissan, Enzo Iacopino, Nicola Marini, Michele Partipilo, Fiorenza Sarzanini, Sabrina Talarico, Roberto Zalambani) e titolato “Il delirio della Fnsi e il dovere dell’Ordine dei Giornalisti”, parla di “un sindacato che, ormai costretto alle corde da situazioni che non ha saputo gestire, tenta di scaricare su altri le proprie responsabilità”. L’Ordine, si legge ancora, non ha intenzione di trasformare la categoria in una “supercasta di garantiti”. Il sindacato, invece, nonostante l’immobilismo nei confronti del contratto firmato ormai da quasi un anno, ha “trovato il tempo per stornare dal fondo di solidarietà circa 400mila euro per coprire i buchi di bilancio”. C’è da giurarci che questa battaglia a suon di comunicati proseguirà anche nelle prossime settimane. (Giuseppe Colucci per NL)
 

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