LCN: il rischio di scopare il mare

Agcom ha concluso l’istruttoria sull’ordinamento automatico dei programmi digitali terrestri (logical channel numbering), avviata a seguito della presentazione dell’accordo di (auto)regolamentazione dell’associazione DGTVi.

Dalle dichiarazioni rese dal presidente Agcom in Parlamento (a riguardo del cd. "Decreto Romani" di recepimento della direttiva UE sui media audiovisivi) si è avuta conferma che la questione è arroventata, tanto da chiedere di positivizzare un’apposita norma che attribuisca alla P.A. poteri regolamentari e sanzionatori in materia (allo stato – come da noi più volte osservato su queste pagine – non c’è previsione chiara né per gli uni, né per gli altri). Messaggio ricevuto in maniera forte e chiara, tanto che l’ultima formulazione del D. Lgs. prevede che Agcom fissi i principi regolatori per l’impiego degli LCN e che il MSE-Com assegni le numerazioni sanzionando duramente gli illeciti (si può giungere fino alla sospensione dell’attività). Fatta la legge bisognerà però vedere se il regolatore sarà perspicace e previdente nell’applicarla. Perché il problema LCN non è solo una rogna da digitale terrestre. Per evitare di regolamentare a destra e lasciare la babilonia a sinistra, Agcom dovrà infatti prevedere anche il disciplinamento degli LCN sulle piattaforme satellitari, e, soprattutto, su quelle IP/Web. Perché, prima di quanto i più pensino, il televisore di casa sarà colonizzato da centinaia (forse migliaia) di programmi tv provenienti dal web. E non vorremmo dover ricominciare daccapo con un’altra deriva LCN.
 
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