“EPolis” sbarca anche in Piemonte e in Puglia

Da oggi anche Torino e Bari si aggiungono alla rosa delle città dove esce il free press: in tutto sono diciassette


Le città in cui viene distribuito il quotidiano free press “EPolis” sono, ora, diciassette. Hanno esordito ieri, infatti, le edizioni di due nuove grandi città della penisola, situate ai poli opposti dello stivale: Torino e Bari. Dopo Bergamo, Bologna, Brescia, Firenze, Mestre, Napoli, Cagliari, l’area urbana del nord della Sardegna, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza e, naturalmente, Roma e Milano, altri due centri nevralgici del nostro Paese si aggiungono alla schiera, facendo di “EPolis” il free press più diffuso d’Italia in quanto ad area di copertura.
La testata è edita da Alberto Rigotti che, stringendo un accordo con il suo fondatore Nicola Grauso, l’ha prelevata dopo la crisi finanziaria dei primi mesi del 2007. Negli ultimi tempi, però, per “EPolis” vi sono state non poche grane da risolvere: durante lo scorso febbraio, Marcello Dell’Utri, che era entrato a far parte del Consiglio d’Amministrazione della società, ha lasciato il proprio incarico e, giusto pochi giorni fa, è stata diffusa la notizia che proprio Rigotti ha deciso di intentare causa contro i fratelli Gianni e Antonio Cipriani, condirettori della testata fino al 1° gennaio 2008, ed agli azionisti di “DNews”, il nuovo free press che essi hanno lanciato lo scorso 25 febbraio. Il motivo? Sarebbe contenuto nell’articolo 2598 del codice civile, che parla di “atti di concorrenza sleale, sottrazione di segreti aziendali, storno di dipendenti, sviamento della clientela e imitazione servile sarebbero i punti in cui si sostanzierebbe l’azione legale” (cfr. http://www.newslinet.it/shownews.php?nid=4475&h=dnews).
Da ieri, comunque, “EPolis” si troverà anche nei bar e nelle tabaccherie di Torino e Bari, con una tiratura stimata di 30 mila pezzi per ciascuna città. Soddisfatto il sindaco del capoluogo piemontese, Sergio Chiamparino, che ha esaltato questa nuova iniziativa come “un fatto positivo che anche tutti coloro che apprezzano il pluralismo non potranno che considerare tale”. (Giuseppe Colucci per NL)

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