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Giornalisti. INPGI: in 5 anni perso il 15% dell’occupazione in Italia

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Journalists are at work in a press room close to the hall where France's president and candidate for the 2012 presidential election Nicolas Sarkozy (on the screen, top R) holds his first campaign rally in Annecy, French Alps, on February 16, 2012. Sarkozy declared his candidacy for a second term on February 15, 2012 seeking to overturn a wide opinion poll deficit with promises to get the unemployed back to work and to listen more to French voters. AFP PHOTO / JEAN-PHILIPPE KSIAZEK (Photo credit should read JEAN-PHILIPPE KSIAZEK/AFP/Getty Images)

Negli ultimi 5 anni sono andati persi 2.704 posti di lavoro nel mondo giornalistico, un calo di oltre il 15%. Un dato, quello della professione giornalistica, in controtendenza sia rispetto alla crescita dell’occupazione registrata in Europa che in Italia. E’ quanto risulta dal “Rapporto sulle dinamiche occupazionali nel settore giornalistico: confronto con il sistema paese e l’ambito comunitario” presentato oggi in Commissione Lavoro e Tutela Occupazionale dell’INPGI a cura dell’Ufficio Studi.
In merito all’andamento dei rapporti di lavoro dipendente dei giornalisti, si e’ passati dai quasi 18 mila rapporti di lavoro del 2012 agli oltre 15 mila del 2017. Nello stesso periodo, il totale degli occupati in Italia e’ invece passato dagli oltre 22 milioni del 2012 ai 23 milioni del 2017 con un aumento di 344 mila posti di lavoro (+1,51%). Se ne deduce che il tasso di contrazione dei livelli occupazionali dei giornalisti e’ in controtendenza di circa 10 volte rispetto alla tendenza occupazione del sistema Paese. Anche l’Europa, negli ultimi 5 anni, registra segnali positivi per l’occupazione. Il totale degli occupati risulta essere pari a 222 milioni nel 2017, con un incremento di circa 10,6 milioni (+ 5%) rispetto al valore del 2012 (211,4 milioni).

La tendenza evidenziata dall’andamento del mercato del lavoro giornalistico e’ inevitabilmente influenzata dal perdurare della crisi dell’editoria tradizionale, connessa ai nuovi sistemi di informazione tecnologica che hanno permesso la formazione e lo sviluppo di differenti forme di comunicazione – sia su piattaforme internet che sui social media – che hanno eroso le risorse del sistema dell’informazione senza contribuire, tuttavia, a generare adeguati livelli di occupazione giornalistica, essendosi nel frattempo progressivamente consolidate nuove figure professionali legate al mondo dell’informazione e della comunicazione che sfuggono ai tradizionali sistemi di classificazione nell’ambito delle ordinarie categorie dell’attività giornalistica.
Per quanto riguarda la suddivisione di genere della platea degli occupati, risulta un allineamento dei dati INPGI con il resto degli occupati in Italia, ma non con quanto accade in Europa. Le giornaliste donne in Italia sono il 41%, le donne occupate – sempre in Italia – il 42%, mentre in Europa la percentuale delle lavoratrici e’ pari al 54%. Il 12% in piu’ dell’occupazione in Europa e’ rosa rispetto a noi.

Considerando invece la popolazione femminile nel suo complesso, quante sono le donne che hanno un posto di lavoro stabile? Le donne iscritte alla gestione principale INPGI sono 14 mila e di queste solo la meta’ (44%) ha un’occupazione. Qualcosa di simile accade anche in Europa, dove su 250 milioni di donne, anche qui solo la meta’ ha un impiego fisso.
In merito alle tipologie contrattuali, il ricorso al contratto a Tempo Determinato e’ poco utilizzato nel mondo editoriale e dei media, rispetto a quanto avviene in altri ambiti lavorativi sia in Italia che in Europa. Mentre in Italia l’applicazione del contratto a tempo determinato riguarda il 16% dei lavoratori, e in Europa il 12% dei lavoratori, in ambito giornalistico (INPGI) viene applicato solo nel 9% dei casi. La motivazione di tale scostamento risiede, da un lato, nel fatto che nell’ambito giornalistico la professionalità e la fidelizzazione e del dipendente e’ ancora ritenuto un valore imprescindibile per la realizzazione di un prodotto editoriale di qualità e, dall’altro, testimonia che il ricorso al tempo determinato viene spesso sostituto con la collaborazione coordinata e continuativa, che presenta meno costi e maggiore elasticità di gestione del rapporto.

Per quanto riguarda l’eta’ della platea dei disoccupati, ovvero di coloro che godono di un trattamento di disoccupazione, risulta che la maggioranza di chi ha percepito l’assegno di disoccupazione INPGI rientra per lo piu’ nella fascia 35-49 anni. L’eta’ dei beneficiari si e’ infatti alzata sia nel lavoro giornalistico che nel resto dei lavori svolti dagli italiani. Tra i giornalisti disoccupati ci sono molti piu’ over 50 che nel resto d’Italia. E se i giovani (15-24 anni) senza un impiego sono pressoché assenti dalle griglie INPGI e non arrivano neanche a maturare i requisiti per richiedere l’assegno, nel resto d’Italia i giovani che richiedono l’assegno di disoccupazione sono 481 mila.
Ma come e’ composta la forza lavoro dei titolari di un contratto giornalistico in Italia rispetto al resto d’Europa? In Italia, la popolazione in eta’ lavorativa compresa nella fascia 25-64 anni lavora in modo piuttosto costante, mentre cresce la fetta degli occupati piu’ anziani. Anche in Europa, si verifica qualcosa di simile. In Europa la platea dei lavoratori sta invecchiando, proprio come qui da noi dove la fascia d’eta’ piu’ rappresentativa di chi ha un’occupazione (il 72%) ha 35-49 anni. Nel mondo giornalistico, invece, i giovani sono ancor piu’ penalizzati. Solo il 53% di chi ha tra 25 e 34 anni lavora. Tra tutti i giornalisti, pero’, chi ha un’occupazione stabile sono ancora una volta gli over 50 (oltre il 62%). (E.G. per NL – fonte INPGI)