Negli Stati Uniti sta prendendo piede una pericolosa pratica che potrebbe presto essere adottata anche in Europa: il cosiddetto “AI Washing“.
Uno schema in base al quale le aziende che sono in difficoltà, hanno un numero eccessivo di dipendenti o semplicemente decidono di dimagrire, approfittano del momento “to blame AI for the layoff“, per annunciare licenziamenti buttando la colpa sull’Intelligenza Artificiale (IA).
Il tutto con il pieno supporto della stampa – e parliamo di testate prestigiose quali il New York Times – che, anziché indagare sulle vere cause dei licenziamenti, approfittano della situazione per fare titoli ad effetto.
Ma chi ha usato in prima persona i migliori strumenti dell’IA (attualmente i sistemi agente quali Claude Code di Anthropic o Codex) sa bene che le aziende non dicono (tutta) la verità.
Al termine di questo articolo proponiamo una modalità concreta per verificare se un’azienda sta davvero facendo AI washing, oppure abbia genuinamente rimpiazzato funzioni svolte da esseri umani con sistemi di intelligenza artificiale.
Sintesi
Nel 2025 le aziende americane hanno citato l‘IA in oltre 55.000 annunci di licenziamento — dodici volte di più rispetto a due anni prima — ma solo il 9% di esse dichiara che l’intelligenza artificiale ha effettivamente sostituito dei ruoli, e il 60% ammette esplicitamente che la narrativa sull’intelligenza artificiale «è vista più favorevolmente rispetto ai problemi finanziari».
Questo fenomeno, noto come AI washing, consiste nel presentare tagli motivati da crisi finanziarie, cali di mercato o eccesso di personale come conseguenze inevitabili dell’automazione, scaricando sulla tecnologia una responsabilità che appartiene alle scelte aziendali.
Il caso più emblematico è quello di Coinbase, che nel maggio 2026 ha licenziato 700 persone — il 14% dell’organico — invocando la produttività dell’IA. E tante altre aziende, Amazon in primis, hanno fatto lo stesso.
I media tradizionali — Reuters, Fortune, New York Times — hanno amplificato queste narrazioni senza indagarne le cause reali, mentre spettava a blogger e podcaster svolgere il ruolo del quarto potere.
L’unica eccezione virtuosa è IBM, che ha specificato esattamente quali funzioni HR sono state automatizzate e ha contestualmente annunciato nuove assunzioni orientate all’analisi e al pensiero critico.
Di fronte a ogni annuncio di tagli legati all’IA un giornalismo che svolge il proprio ruolo dovrebbe porre cinque domande precise – che raccontiamo nell’articolo – volte a fare un reale fact checking.
I dati
Cominciamo da qualche numero da oltreoceano. Nel 2025 le aziende hanno citato l’intelligenza artificiale in oltre 55.000 annunci di licenziamento — dodici volte di piu’ rispetto a due anni prima. Eppure solo il 9% di quelle stesse aziende dichiara che l’IA ha effettivamente sostituito dei ruoli. Un’indagine di Resume.org ha chiesto ai responsabili delle risorse umane perché enfatizzassero il ruolo dell’intelligenza artificiale nei tagli: il 60% ha risposto che la narrativa AI «è vista più favorevolmente rispetto ai problemi finanziari». Il fenomeno ha un nome — AI washing — ed è documentato, diffuso e in crescita.
Il caso Coinbase: l’alibi e il contesto reale
Partiamo da un recente esempio emblematico. Coinbase, la piattaforma di scambio di criptovalute leader di mercato, ha annunciato a inizio maggio 2026 il taglio di 700 persone — il 14% dell’organico — con una comunicazione interna che il CEO Brian Armstrong ha reso pubblica su X.
Il tono era quello di un manifesto strategico: «Ho visto ingegneri usare l’IA per consegnare in giorni quello che prima richiedeva settimane a un intero team. Team non tecnici stanno ora scrivendo codice in produzione. Molti dei nostri workflow sono in fase di automazione».
Il nuovo quarto potere
I media tradizionali hanno abboccato in blocco: Reuters, Fortune, SF Gate, New York Times — tutti con titoli sull’IA come responsabile dei tagli di Coinbase.
Fortunatamente mezzi di comunicazione piu’ elastici quali blog e podcast hanno svolto quello che una volta era il compito del quarto potere: indagare e andare a fondo sulla questione.
Non che ci volesse molto: Coinbase è prima di tutto una società di crypto: e il mercato crypto era ed è in forte contrazione.
La facile narrativa
La piattaforma concorrente Robinhood ad esempio ha appena riportato un calo del 47% anno su anno nei ricavi dal trading di criptovalute nel suo Q1. Nel comunicato di Armstrong quella crisi occupava due righe: «La nostra azienda è ancora volatile di trimestre in trimestre. Siamo attualmente in un mercato al ribasso e dobbiamo adeguare la nostra struttura dei costi». Il resto — l’intera narrativa — era IA.
I conti non tornano
Il caso Coinbase non è un’eccezione. Si tratta invece di un fenomeno sistematico.
Nel solo 2025 sono stati annunciati negli USA oltre 1,2 milioni di tagli di personale. Di questi, 55.000 — circa il 4,5% — hanno citato l’IA come motivazione principale, un aumento significativo rispetto all’anno precedente.
Ma solo il 9% di quelle aziende afferma che l’intelligenza artificiale ha effettivamente rimpiazzato dei ruoli in modo completo. Il 45% dice che ha «parzialmente ridotto il bisogno di nuove assunzioni». Il restante 46% non mostra relazione misurabile tra l’IA e i posti eliminati.
E il 60% ammette apertamente che la narrativa IA è preferita perché «è vista più favorevolmente dei problemi finanziari».
Il caso Amazon: il CEO che si corregge
Se Coinbase è il caso-scuola, Amazon è il caso che rivela come funziona il meccanismo a livello di comunicazione corporate.
Il CEO Andy Jassy ha annunciato i tagli inquadrandoli nell’adozione dell’IA generativa e degli agenti AI. Titoli, analisi, reazioni di mercato. Poi, interpellato direttamente a CNBC, ha precisato: «Not really AI-driven, not right now at least». Una vera marcia indietro. E la recentissima intervista del fondatore Bezos a CNBC non ha fatto altro che confermare la cosa.
Meta
Un’eccezione a quanto fin qui descritto potrebbe venire da Meta. Con una mossa che definire poco etica sembra riduttivo, la società fondata da Zuckerberg ha installato dei keylogger — dispositivi di monitoraggio di tutto ciò che viene eseguito su un PC o Mac — nei sistemi dei suoi migliori ingegneri e programmatori, al fine di addestrare la propria IA. Poi ha annunciato il layoff di circa 8000 dipendenti.
Ma anche qui riteniamo che i due fatti siano scorrelati: l‘IA di Meta non risulta essere all’altezza di quelle di Anthropic o OpenAI — per dirla tutta, sta deludendo non poco — e difficilmente potrebbe essere usata al posto di brillanti programmatori.
IBM indica la strada
IBM è l’eccezione che conferma la regola: la storica azienda ha affermato che i chatbot AI avevano preso il posto di alcune centinaia di addetti HR, specificando le funzioni automatizzate, e ha simultaneamente annunciato nuove assunzioni in altre aree. La motivazione andrebbe studiata da tutti ed è talmente importante che la riportiamo testualmente (a parlare Natasha Pillay-Bemath, VP delle risorse umane): «I ruoli dei nuovi assunti non sono piu’ puramente orientati all’esecuzione di compiti. Sono radicati nell’analisi, nella risoluzione di problemi e nell’uso efficace dell’AI. L’AI può automatizzare i flussi di lavoro e accelerare lo sviluppo, ma non è in grado di comprendere gli obiettivi più ampi di un team, gestire l’ambiguità o esercitare un giudizio nelle decisioni complesse. Questi professionisti entry-level utilizzano l’AI per accelerare il proprio lavoro, ma e’ l’intuizione umana a guidare ancora il modo in cui i problemi vengono definiti. Una combinazione di solide basi tecniche e curiosità permette ai talenti entry-level di contribuire in modo significativo ai nostri team. In breve, invece di svolgere il vecchio ruolo di semplice gestione delle richieste, i nuovi assunti ora lavorano a fianco dell’AI e ricevono feedback in tempo reale sulle sue prestazioni in tutta l’organizzazione. Questo permette loro di individuare e risolvere problemi di cui prima non erano nemmeno a conoscenza.»
Radio e broadcasting
E il mondo dei media? Come già nel 2023, Audacy, secondo gruppo radiofonico degli USA, ha tagliato tra 200 e 300 dipendenti nel marzo 2025 — on-air talent, vendite, traffico, management, produzione digitale. La comunicazione ufficiale: «garantire un futuro forte e resiliente per il business» in «un panorama mediatico in rapida evoluzione». Nessuna menzione dell’IA. Il contesto reale: l’azienda era uscita dal fallimento nel settembre 2024 dopo aver ristrutturato 1,6 miliardi di dollari di debito. I tagli erano un atto dovuto verso i creditori.
Grammatica identica
CBS News (radio) ha chiuso il 22 maggio 2026 la sua storia pluridecennale. Anche qui nessuna menzione diretta dell’IA, ma leggendo bene i comunicati stampa si possono trovare accenni all’IA come riferimento al futuro — non come sistema già operativo che ha preso quei posti. Il linguaggio del «panorama mediatico in rapida evoluzione» e della «trasformazione digitale» e’ il precursore diretto dell’AI washing nel broadcasting. La grammatica è la stessa; solo il soggetto cambia.
Tagli in arrivo?
In Italia non ci risulta che siano già stati fatti tagli giustificati dall’adozione dell‘IA. Questa testata ha parlato ripetutamente delle possibili decisioni del nuovo proprietario del gruppo GEDI riguardo al futuro delle tre emittenti nazionali che ha acquistato. Sarà interessante vedere quando e se i tagli arriveranno, come saranno spiegati. E proprio per prepararsi a questa eventualità (che, beninteso, speriamo non si concretizzi), ecco alcune regole di buon giornalismo che potrebbero essere adottate da tutti.
Le cinque domande — Come verificare se e’ davvero AI washing
Quando un’azienda annuncia tagli citando l‘IA, esistono cinque domande che distinguono una trasformazione reale da un alibi ben confezionato.
1. Quali sistemi specifici sono stati implementati tramite IA e da quando? Una risposta vaga — «stiamo investendo nell’IA», «ci stiamo trasformando» — è il primo segnale. Un’azienda che ha davvero automatizzato funzioni sa nominare i sistemi, le date di adozione, le funzioni rimpiazzate.
2. I tagli sono proporzionali all’automazione dichiarata? Se un’azienda dice che l’IA ha reso i suoi ingegneri «dieci volte più produttivi» ma taglia il 14% dell’organico, i conti non tornano. Una produttività aumentata di dieci volte richiederebbe tagli del 90%, non del 14. La sproporzione è rivelatrice.
3. Qual era la situazione finanziaria nei 12 mesi precedenti? Ricavi in calo, debito in ristrutturazione, mercato di riferimento in contrazione: se uno di questi fattori è presente, l’IA è probabilmente lo schermo. Chiedere i bilanci è lecito e necessario.
4. L’azienda sta assumendo in altre aree? IBM — il caso di trasparenza — ha tagliato nell’HR automatizzato e ha dichiarato nuove assunzioni in funzioni che richiedono pensiero critico. Un’azienda che taglia e basta, senza assumere nelle funzioni che l‘IA dovrebbe liberare, non sta davvero «trasformandosi».
5. Qual è la sequenza temporale? La decisione di tagliare è arrivata prima o dopo l’adozione dei sistemi IA? Se i sistemi IA sono stati annunciati contestualmente ai tagli — o addirittura dopo — la causalità è invertita: non è l’intelligenza artificiale che ha reso superflue le persone, sono le persone diventate superflue per altri motivi e l’IA è stata chiamata a giustificarlo.
Una narrativa comoda
Nessuna di queste domande è ostile all’innovazione. Sono le domande che qualsiasi giornalista economico, sindacalista o rappresentante di categoria dovrebbe porre — e che troppo spesso non vengono poste perché la narrativa IA è comoda per tutti: per l’azienda che taglia, per i media che titolano, per gli investitori che preferiscono «trasformazione strategica» a «crisi di mercato». (M.H.B. per NL)































