Il governo britannico starebbe lavorando a un Green Paper per avviare la consultazione sul progressivo spegnimento della televisione terrestre.
Ma il dibattito divide broadcaster, operatori e analisti: milioni di cittadini rischiano infatti di restare esclusi dalla transizione all’IP-only tv.
Sintesi
Il Regno Unito starebbe preparando il progressivo spegnimento della televisione digitale terrestre entro il 2035, avviando una consultazione pubblica attraverso un Green Paper dedicato alla transizione verso la distribuzione televisiva completamente IP.
Il piano sarebbe subordinato alla disponibilità universale di connessioni broadband ultraveloci e accessibili economicamente.
Le principali scadenze industriali di BBC, ITV, Channel 4, Channel 5 e Arqiva convergono proprio attorno al 2034-2035, rendendo lo switch-off sempre più concreto.
Dietro il progetto emerge la perdita di centralità della tv broadcast tradizionale a favore di streaming, smart tv e piattaforme OTT.
Alla televisione lineare restano soprattutto i contenuti live e non differibili come news, sport e intrattenimento. Broadcaster e operatori vedono nella tv IP opportunità legate a personalizzazione, pubblicità avanzata e servizi interattivi.
Tuttavia cresce il timore di una forte esclusione sociale: secondo alcune analisi fino a 10 milioni di cittadini potrebbero perdere accesso alla televisione.
Il problema non riguarderebbe solo la copertura infrastrutturale, ma soprattutto il costo delle connessioni broadband e dei dispositivi compatibili.
La discussione assume così un valore politico e culturale, perché mette in discussione il principio storico della televisione gratuita universalmente accessibile.
Il Regno Unito rischia quindi di diventare il primo grande laboratorio europeo della televisione post-broadcast.
2035: fine della tv via etere in UK
La televisione lineare europea si avvicina a uno dei passaggi più radicali della propria storia tecnologica. Nel Regno Unito, infatti, il governo starebbe preparando un Green Paper destinato a delineare il percorso verso il progressivo spegnimento della televisione digitale terrestre (DTT), aprendo formalmente la stagione della migrazione totale verso la distribuzione IP e lo streaming broadband.
Lo switch-off sarà possibile solo con broadband universale e accessibile
Secondo quanto riportato dal Telegraph, il piano sarebbe subordinato alla disponibilità universale di connessioni broadband ultraveloci e a costi sostenibili, oltre che alla presenza di strumenti di supporto per accompagnare la popolazione nella transizione tecnologica.
Il DTT britannico ha già una data di scadenza implicita
Il tema dello switch-off del broadcasting terrestre non è nuovo nel Regno Unito, ma negli ultimi mesi il confronto sembra avere assunto una concretezza senza precedenti. Formalmente Londra mantiene l’impegno a sostenere la piattaforma DTT almeno fino al 2035. Tuttavia, molte delle principali scadenze industriali convergono proprio attorno a quella data: le licenze di ITV, Channel 4 e Channel 5 terminano nel 2034, così come i contratti di trasmissione con Arqiva, società britannica di telecomunicazioni che fornisce infrastrutture, servizi di trasmissione radiotelevisiva nel Regno Unito.
La Charter Review del 2027
Anche la BBC entrerà in una fase strategica delicatissima, con la Charter Review prevista nel 2027 e la scadenza del proprio contratto di trasmissione nel 2030. In pratica, il 2035 appare sempre meno come una semplice ipotesi tecnica e sempre più come un orizzonte industriale già incorporato nelle strategie dei broadcaster britannici.
La tv broadcast perde centralità nell’ecosistema audiovisivo
Dietro il dibattito tecnologico si nasconde però una trasformazione molto più ampia: la progressiva perdita di centralità della televisione broadcast lineare nel consumo audiovisivo contemporaneo. La crescita delle smart tv, dello streaming on demand e delle piattaforme OTT ha modificato radicalmente le abitudini di visione. Film, serie tv e contenuti scripted vengono ormai consumati prevalentemente in modalità non lineare, mentre alla televisione tradizionale restano soprattutto i contenuti “non differibili”: informazione live, intrattenimento, sport e grandi eventi in diretta. È esattamente lo stesso fenomeno che sta ridefinendo gli equilibri televisivi anche in altri mercati europei, Italia inclusa.
L’obiettivo: trasformare la tv in un servizio completamente IP
Il progetto britannico punta sostanzialmente a completare la transizione verso una televisione integralmente distribuita tramite Internet. La logica è economica prima ancora che tecnologica: mantenere una doppia infrastruttura – broadcast terrestre e distribuzione IP – comporta costi crescenti in un contesto in cui una quota sempre maggiore della popolazione utilizza già servizi broadband per la fruizione audiovisiva.
Per broadcaster e telco il futuro IP significa più dati, pubblicità evoluta e servizi interattivi
Broadcaster e operatori sostengono inoltre che una piattaforma completamente IP consentirebbe maggiore personalizzazione, migliore qualità video, integrazione pubblicitaria avanzata e funzionalità interattive impossibili da replicare integralmente sul DTT tradizionale.
Ma il rischio esclusione resta enorme
Il nodo centrale riguarda però il rischio di esclusione sociale e tecnologica. Secondo un rapporto citato da TVBEurope, fino a 10 milioni di persone potrebbero perdere accesso alla televisione se il Regno Unito accelerasse troppo rapidamente verso uno switch-off totale del broadcasting terrestre entro il 2035.
Secondo alcuni analisti il numero di cittadini esclusi dalla transizione è largamente sottostimato
L’analisi dell’ex managing director della società di consulenza strategica specializzata nel settore dei media Mediatique, Matthew Horsman, contesta infatti le stime più ottimistiche del governo britannico e dell’Università di Exeter, secondo cui entro il 2040 solo 1,4 milioni di persone dipenderebbero ancora dalla televisione terrestre.
La vera barriera non è la fibra disponibile, ma la possibilità economica di utilizzarla
Secondo Horsman, il problema non riguarda soltanto la copertura infrastrutturale, ma soprattutto l’accessibilità economica del broadband: la Digital Poverty Alliance ha evidenziato come milioni di famiglie potrebbero essere “tecnicamente raggiunte” dalla fibra senza però potersi permettere connessioni adeguate o dispositivi compatibili.
La questione politica: universalità contro piattaformizzazione
Ed è qui che il tema diventa profondamente politico. La televisione terrestre gratuita rappresenta storicamente uno dei pilastri del principio di universalità del servizio audiovisivo europeo. Spegnere il DTT significa trasformare l’accesso alla televisione da servizio universalmente disponibile via etere a servizio dipendente da connettività broadband, device intelligenti e sostenibilità economica della connessione domestica.
Neutralità infrastrutturale della free tv a rischio
In altre parole, il rischio percepito da molti osservatori è che la televisione gratuita perda progressivamente la propria neutralità infrastrutturale per diventare un’estensione dell’ecosistema delle telecomunicazioni e delle piattaforme digitali.
I broadcaster accelerano, ma il governo teme il contraccolpo sociale
Paradossalmente, mentre una parte del governo britannico appare prudente sui tempi dello switch-off, diversi broadcaster pubblici e commerciali starebbero spingendo per non rinviare troppo la transizione. Il motivo è semplice: mantenere in vita la rete broadcast terrestre comporta costi rilevanti che rischiano di diventare sempre meno sostenibili in presenza di audience progressivamente migrate online. La stessa Arqiva viene ormai osservata come uno degli attori industriali più esposti all’eventuale spegnimento della DTT.
La Gran Bretagna come laboratorio europeo
Quello britannico rischia dunque di diventare il primo vero laboratorio europeo della televisione post-broadcast. E il tema interessa inevitabilmente anche il resto del continente, perché se il Regno Unito dovesse realmente avviare il percorso verso lo spegnimento della DTT, la discussione si aprirebbe rapidamente anche negli altri mercati europei dove broadcaster, operatori tlc e piattaforme OTT stanno già ridefinendo gli equilibri distributivi dell’audiovisivo.
La vera sfida non è tecnologica: è decidere se la tv resterà un servizio universale
La domanda di fondo non è più soltanto tecnologica, è culturale, economica e sociale: la televisione del futuro sarà ancora un servizio universalmente accessibile oppure diventerà definitivamente un prodotto dipendente dalla connettività?
Podcast
Qui per ascoltare il podcast. (E.G. per NL)


































