Editoria. Scrivere per gli esseri umani o per le I.A.? Il giornalismo entra nell’era della doppia scrittura. E potrebbe non essere un male

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Per anni il giornalismo digitale ha inseguito un obiettivo apparentemente semplice: scrivere per portare il lettore dentro l’articolo.
Tutto il sistema editoriale online è stato costruito attorno a questa idea: titolo, occhiello, SEO, notifiche push, social preview, immagini di apertura e persino la struttura narrativa dei testi avevano come finalità principale quella di convincere l’utente a cliccare e leggere.
Ma quel paradigma si sta rapidamente sgretolando. Come rilevato recentemente da Newslinet, l’articolo non è più l’unità fondamentale del consumo informativo. Sempre più spesso il rapporto del lettore con la notizia si esaurisce infatti nel titolo o, al massimo, nell’occhiello.

Sintesi

L’evoluzione del consumo informativo sta modificando radicalmente il giornalismo digitale: se fino a pochi anni fa l’obiettivo principale era portare il lettore dentro l’articolo, oggi sempre più utenti si fermano a titolo e occhiello, consumando informazioni in forma frammentata e sintetica.
Parallelamente, però, le intelligenze artificiali generative mostrano una dinamica opposta: più un contenuto è lungo, approfondito e semanticamente ricco, più diventa prezioso per l’addestramento e le overview automatiche.
Sta così emergendo una “doppia scrittura” giornalistica: una destinata agli esseri umani, sempre più breve e immediata, e una destinata alle I.A., lunga, contestualizzata e strutturata.
In questo scenario il giornalismo rischia di trasformarsi da prodotto editoriale a infrastruttura cognitiva invisibile per i motori generativi.
Paradossalmente, quindi, i contenuti giornalistici potrebbero essere sempre meno letti direttamente dagli utenti, ma diventare contemporaneamente sempre più indispensabili per alimentare le piattaforme di intelligenza artificiale.

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Il lettore umano rifiuta la lunghezza

Non si tratta soltanto di superficialità o di mancanza di tempo: alla base vi sono fenomeni strutturali come la saturazione informativa, la mediazione algoritmica, la “news fatigue” e l’abitudine alla fruizione frammentata imposta dai social network e dai feed automatici.

Il lettore contemporaneo consuma frammenti, non approfondimenti

La conseguenza è evidente: salvo casi sempre più rari, il lettore umano contemporaneo non tollera più articoli lunghi, nemmeno quando la lunghezza è motivata da una trattazione approfondita e di qualità. La lettura lineare e sequenziale appartiene progressivamente a una minoranza: l’utente medio scansiona, salta, intercetta concetti, legge in diagonale e consuma sintesi.

Dall’approfondimento alla sintesi: cambia la grammatica del consumo informativo

Il problema è che questa trasformazione non riguarda soltanto il tempo di attenzione, ma la struttura cognitiva stessa del consumo informativo. Il lettore contemporaneo non cerca più necessariamente un approfondimento completo, quanto un orientamento immediato, una sintesi, una contestualizzazione rapida e conferme veloci. In altri termini, il valore dell’articolo tende a spostarsi dal contenuto esteso alla capacità di produrre un’informazione immediatamente assimilabile.

L’intelligenza artificiale ragiona all’opposto

Ed è qui che emerge il paradosso: perché mentre il lettore umano tende a respingere l’approfondimento lungo, l’intelligenza artificiale mostra una dinamica completamente opposta. Le piattaforme generative assimilano, correlano, sintetizzano e reinterpretano i contenuti, ma hanno bisogno di enormi quantità di testo strutturato per costruire risposte coerenti. Per l’I.A., dunque, l’articolo lungo non rappresenta un problema: è una risorsa.

Più un articolo è ricco e approfondito, più diventa prezioso per le I.A. generative

Anzi, più il testo è approfondito, contestualizzato, semanticamente ricco e pieno di riferimenti, maggiore diventa la probabilità che venga utilizzato come fonte di addestramento o come base per le overview automatiche e le risposte generative.

Dall’articolo per il lettore all’articolo per il modello

Si sta così creando una frattura sempre più evidente tra due modalità di scrittura giornalistica: da una parte c’è il contenuto destinato al lettore umano, che richiede lo scrivere con criteri di immediatezza, brevità, impatto e leggibilità estrema; dall’altra emerge il contenuto destinato alle I.A., che invece valorizzano profondità, contesto, ridondanza informativa e ampiezza lessicale. In pratica, il giornalismo sta entrando nell’era della doppia scrittura.

Quando il vero lettore dell’articolo diventa l’intelligenza artificiale

La questione è molto più profonda di quanto sembri, perché nel momento in cui i motori generativi iniziano a sostituire il traffico diretto verso i siti editoriali, il vero “lettore” dell’articolo rischia di non essere più l’essere umano, ma il modello linguistico.

Il giornalismo come materia prima cognitiva

Lo scenario è già visibile oggi nelle AI Overview e nei motori di risposta generativa, che assimilano contenuti editoriali, li sintetizzano e restituiscono direttamente all’utente senza necessariamente rimandare alla fonte originaria. Il problema non è soltanto economico. È strutturale: l’articolo smette progressivamente di essere un prodotto da leggere e diventa materia prima cognitiva per sistemi automatici.

Con le I.A. il potere non è più pubblicare le news, ma decidere se devono esistere

La recente vicenda dell’equo compenso nei confronti di Meta lo dimostra perfettamente. Come osservato su queste pagine, anche quando gli editori ottengono riconoscimenti giuridici, il vero potere resta nelle mani delle piattaforme, che possono decidere se mostrare le news, quanto mostrarle, come sintetizzarle e se generare traffico o trattenerlo internamente.

Assimilare, rielaborare, sintetizzare e sostituire

Ed è esattamente ciò che sta accadendo con l’intelligenza artificiale generativa. Le piattaforme non hanno più bisogno di ospitare l’informazione: possono direttamente assimilarla, rielaborarla, sintetizzarla e sostituirla.

Nasceranno due giornalismi paralleli

La conseguenza potenziale è enorme: il giornalismo rischia progressivamente di trasformarsi da prodotto finale a infrastruttura invisibile. Gli editori potrebbero continuare a scrivere contenuti sempre più approfonditi non tanto per essere letti direttamente dagli utenti, quanto per essere assimilati dai sistemi di intelligenza artificiale. Il traffico umano diventerebbe allora solo una parte dell’ecosistema. Il vero valore dell’articolo sarebbe la sua capacità di alimentare motori generativi, influenzare overview e diventare fonte primaria di sintesi automatizzate.

Nasceranno articoli per gli uomini…

È probabile che nei prossimi anni si sviluppino due forme parallele di produzione editoriale: la prima sarà ultra-sintetica, pensata per il consumo umano immediato attraverso titoli, occhielli, clip audio, podcast brevi e card informative.

… e articoli per le macchine

La seconda sarà invece lunga, approfondita, semanticamente densa e strutturata non tanto per i lettori, quanto per i sistemi di intelligenza artificiale. In pratica, l’articolo esteso potrebbe sopravvivere non grazie agli esseri umani, ma grazie alle macchine.

Il giornalista del futuro scriverà anche per le I.A.

Questo cambierà inevitabilmente anche il lavoro giornalistico. Il giornalista del futuro dovrà imparare a scrivere contemporaneamente per il lettore umano e per il motore generativo. Diventeranno centrali la struttura logica, la chiarezza semantica, la profondità contestuale e la precisione terminologica. Non soltanto per migliorare la leggibilità, ma per favorire l’assimilazione da parte delle I.A.

Il giornalismo rischia di essere sempre meno letto proprio perché resterà indispensabile alle I.A.

Il paradosso finale è che il giornalismo potrebbe diventare contemporaneamente meno letto e più indispensabile. Perché senza contenuti originali, verificati e approfonditi, anche i sistemi di intelligenza artificiale finirebbero inevitabilmente per degradare la qualità delle proprie risposte.

Le I.A. svuoteranno il traffico degli editori, ma continueranno ad averne disperatamente bisogno

In altre parole, le I.A. potrebbero ridurre il traffico verso gli editori, ma allo stesso tempo dipendere strutturalmente da essi. Ed è probabilmente proprio qui che si giocherà la grande partita economica e culturale dell’informazione nei prossimi anni.

Podcast

Qui per ascoltare il podcast dell’articolo. (M.L. per NL)

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