Radio. Bruxelles salva autoradio FM/DAB. Ma senza prominence su cruscotto si rischia che sia seppellita in sottomenu. Tasto unico essenziale

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Via libera della Commissione Europea alla norma italiana sull’obbligo dei ricevitori radio FM e DAB+ nelle automobili.
Confindustria Radio Televisioni esulta: “Presidio di sicurezza e pluralismo”.
Ma per broadcaster e fornitori di servizi di media radiofonici il tema non è più soltanto la presenza dell’autoradio: la sfida si gioca ormai sulla prominence delle interfacce digitali e sul controllo dell’ecosistema automotive.
Perché avere l’autoradio per obbligo non serve a nulla se poi è affogata in sottomenu e sul cruscotto primeggiano altre icone audio.

 La Commissione Europea ha dato il via libera alla norma italiana che impone la presenza di ricevitori radio FM e DAB+ sulle automobili, riconoscendo il valore pubblico della radiofonia in termini di informazione, sicurezza, pluralismo e resilienza delle comunicazioni.
Una decisione accolta con soddisfazione dai broadcaster, che parlano di successo per la tutela dell’accesso universale ai contenuti radiofonici nelle auto di nuova generazione
Il pronunciamento di Bruxelles rappresenta una vittoria politica e industriale per broadcaster e fornitori di servizi di media radiofonici, dopo le preoccupazioni suscitate dalla diffusione di modelli auto privi di tuner FM/DAB e sempre più orientati verso ecosistemi IP controllati da piattaforme tecnologiche e OTT audio.
Ma la vera sfida non è più soltanto la presenza tecnica dell’autoradio: avere il ricevitore broadcast a bordo serve a poco se poi la radio viene relegata in sottomenu poco visibili, mentre sulle dashboard digitali primeggiano applicazioni come Spotify, podcast platform, assistenti vocali e servizi infotainment integrati.
Il nodo centrale diventa quindi quello della prominence, cioè della capacità della radio di mantenere evidenza, immediatezza e facilità di accesso nelle interfacce delle connected car.
Perché nelle automobili digitali il vero potere non è più nel sintonizzatore, ma nelle piattaforme software, negli algoritmi e nei sistemi operativi che decidono quali contenuti mostrare, suggerire e rendere raggiungibili per primi.
FM, DAB+ e IP oggi sono semplicemente vettori differenti dello stesso contenuto: la partita strategica non riguarda più la contrapposizione tra broadcast e streaming, ma la capacità della radio di presidiare gli ecosistemi digitali automotive senza perdere centralità nell’esperienza utente, finendo affogata in sottomenu complessi.
Il settore radiofonico ha dunque vinto una battaglia importante, ma non ancora la guerra: la radio del futuro si giocherà soprattutto sul controllo delle interfacce digitali e sulla neutralità delle dashboard automotive, non soltanto sulle frequenze FM o DAB+.

Il passo avanti per la difesa della ricezione via etere

La Commissione Europea ha riconosciuto la compatibilità con il diritto unionale dell’iniziativa normativa italiana che prevede l’obbligo di installazione di ricevitori radio FM e DAB+ sugli autoveicoli. Una decisione non scontata (anzi, i segnali erano di segno opposto) che chiude – almeno sul piano regolamentare europeo – una lunga fase di incertezza apertasi dopo la notifica a Bruxelles della modifica dell’art. 98-vicies sexies del D. Lgs. 259/2003, effettuata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per rafforzare la tutela della radio broadcast nell’automotive.

Vittoria politica e industriale per il comparto radiofonico italiano

Il pronunciamento europeo rappresenta senza dubbio una vittoria politica e industriale per il comparto radiofonico italiano, che negli ultimi anni aveva assistito con crescente preoccupazione alla progressiva eliminazione dei tuner broadcast da parte di alcuni costruttori automobilistici, specialmente sui modelli elettrici e full connected.

Connected car: perché la radio temeva l’espulsione dall’automobile

La questione era emersa con forza dopo il lancio di alcuni modelli low cost di Citroën e Dacia privi di radio FM/DAB integrata, sostituita da un mirrorlink con lo smartphone dell’automobilista. Scelta interpretata da larga parte del settore come il primo passo verso una marginalizzazione strutturale della radio lineare a favore di servizi IP proprietari, piattaforme OTT audio e ambienti software controllati dai big tech.

Disintermediazione delle reti broadcast

Nel frattempo, l’intera industria broadcasting europea aveva iniziato a interrogarsi sul rischio di una progressiva disintermediazione delle reti broadcast nelle connected car, tema affrontato più volte anche in sede European Broadcasting Union. L’Italia aveva quindi deciso di intervenire normativamente, notificando alla Commissione Europea una disciplina volta a garantire la permanenza della ricezione radiofonica broadcast sui nuovi veicoli.

Bruxelles riconosce il valore pubblico della radio

Bruxelles, dopo un iniziale atteggiamento ostativo, ha ritenuto proporzionata e giustificata la misura italiana, riconoscendo la funzione di interesse generale svolta dalla radiofonia in termini di informazione, sicurezza pubblica e resilienza delle comunicazioni. È un punto cruciale: l’UE non ha considerato l’obbligo FM/DAB come una misura protezionistica o distorsiva del mercato, bensì come uno strumento funzionale alla tutela dell’accesso universale all’informazione. Un passaggio che assume particolare rilevanza in un contesto nel quale l’automobile è ormai diventata una piattaforma digitale integrata, sempre più assimilabile a uno smartphone su ruote.

CRT:La radio è un presidio di sicurezza e pluralismo”

In una nota diffusa subito dopo la decisione europea, Confindustria Radio Televisioni ha espresso “grande soddisfazione” per il riconoscimento ottenuto. Per il presidente Antonio Marano, “la radio rimane un presidio essenziale di sicurezza, pluralismo e coesione sociale. La conferma europea dimostra che l’Italia ha saputo difendere un principio di interesse pubblico, prima ancora che industriale. La presenza del sintonizzatore radio non è un dettaglio di design, ma una garanzia di accesso universale all’informazione. È un diritto dei cittadini e un elemento indispensabile per la resilienza del sistema comunicativo”. CRT ha inoltre sottolineato il ruolo svolto dalla campagna #RadioInAuto e il lavoro di interlocuzione con le istituzioni italiane ed europee, ringraziando anche le collecting Evolution, ITSRIGHT, Nuovo IMAIE, SCF e Soundreefper il sostegno all’iniziativa.

La vittoria dei broadcaster non chiude però il problema

Il via libera europeo – pur importante – rischia infatti di affrontare soltanto una parte della questione. La vera trasformazione dell’automotive contemporaneo non riguarda più esclusivamente l’hardware radiofonico, bensì il controllo delle interfacce software attraverso cui l’utente accede ai contenuti, che rischiano di disperdersi in sottomenu di difficile impiego. Ed è qui che il tema diventa molto più complesso.

Salvare l’autoradio non significa automaticamente salvare la radio

Perché salvare l’autoradio non significa automaticamente salvare la radio: nelle connected car di nuova generazione la disponibilità tecnica del tuner FM/DAB potrebbe infatti non coincidere con la sua effettiva centralità nell’esperienza utente.

Il rischio: radio presente, ma nascosta nei sottomenu

Il punto critico riguarda la cosiddetta prominence, cioè la visibilità e accessibilità dei contenuti radiofonici sul dashboard digitale delle automobili. Se il ricevitore broadcast sarà presente ma relegato in sottomenu, schermate secondarie o percorsi poco intuitivi, la radio rischierà comunque una progressiva marginalizzazione rispetto a piattaforme OTT audio considerate strategiche dall’automotive e maggiormente attrattive per il pubblico più giovane.

La nuova guerra dell’audio in auto si combatte sull’interfaccia: vince chi viene mostrato, suggerito e raggiunto per primo

Servizi come Spotify, podcast platform native, assistenti vocali e ambienti infotainment proprietari godono infatti di una crescente integrazione nei sistemi software delle vetture. La concorrenza non è più soltanto tecnologica: è soprattutto ergonomica, cognitiva e algoritmica. Conta chi occupa il primo layer dell’interfaccia, chi è immediatamente raggiungibile con un tocco o un comando vocale. Conta chi viene suggerito dagli algoritmi dell’ecosistema infotainment ed emerge dalla logica dispersiva dei sottomenu.

Android Auto e il controllo delle interfacce

Il problema è emerso chiaramente anche dopo l’introduzione, da parte di Google, di nuovi controlli dedicati alla radio all’interno di Android Auto. Una mossa che apparentemente sembrava rappresentare un’apertura verso i broadcaster tradizionali, ma che in realtà ha evidenziato ancora una volta come il controllo dell’esperienza utente rimanga nelle mani delle piattaforme tecnologiche.

Nelle connected car non basta esserci: il vero potere è nelle mani di piattaforme, algoritmi e sistemi operativi

Il rischio, evidenziato da più osservatori del settore, è che i broadcaster confondano la semplice presenza nell’interfaccia con un reale controllo distributivo. In realtà, nelle connected car moderne, la gerarchia dei contenuti viene determinata dai sistemi operativi automotive, dagli accordi commerciali tra costruttori e OTT e dagli algoritmi di raccomandazione.

FM, DAB+ e streaming: oggi sono soltanto vettori

Ed è probabilmente questo il punto strategico che gli editori radiofonici non dovrebbero perdere di vista. FM, DAB+ e IP non sono più mondi contrapposti: sono vettori distributivi differenti di uno stesso contenuto. La vera sfida non consiste esclusivamente nel preservare il broadcast, ma nel garantire che il contenuto radiofonico rimanga facilmente accessibile, immediato e intuitivo all’interno dell’ecosistema digitale dell’automobile. In altre parole, il tema non è soltanto come si riceve” la radio, ma soprattutto quanto facilmente la si trova”. Perché nell’economia contemporanea dell’attenzione la semplicità d’accesso vale quanto – se non più – della disponibilità tecnica del servizio.

Dalla centralità del tuner alla centralità dell’interfaccia

L’intero dibattito sembra quindi segnare il passaggio da una logica centrata sul ricevitore a una logica centrata sull’interfaccia. Storicamente la radio automobilistica godeva di una posizione privilegiata: il tasto fisico sul cruscotto garantiva immediatezza, familiarità e uso quasi automatico. Nelle connected car questo paradigma viene completamente riscritto.

Non una delle tante app sul cruscotto

L’utente naviga ecosistemi software complessi, nei quali le priorità sono determinate da criteri commerciali, UX design, integrazione dati e strategie di piattaforma. La radio broadcast rischia così di diventare una delle tante app disponibili, perdendo quella posizione dominante costruita in decenni di centralità nell’abitacolo.

La prossima sfida sarà la neutralità delle dashboard

Per questo motivo il dibattito europeo potrebbe presto spostarsi dal semplice obbligo di presenza del tuner FM/DAB verso un tema ancora più delicato: la neutralità delle interfacce automotive. Un tema già affrontato in altri settori digitali attraverso i concetti di gatekeeping, prominence e accesso non discriminatorio ai contenuti. Broadcaster ed editori dovrebbero iniziare a chiedere non soltanto la presenza tecnica della radio, ma anche criteri regolamentari sulla sua evidenza nelle interfacce di bordo. Una prospettiva che aprirebbe scenari molto complessi sul rapporto tra industria automotive, big tech e media.

La radio ha vinto una battaglia, non ancora la guerra

Il via libera della Commissione Europea rappresenta dunque un successo significativo per il settore radiofonico italiano ed europeo. Ha evitato che il broadcast venisse rapidamente espulso dall’automobile proprio mentre la connected car si sta trasformando nel principale ambiente di consumo audio in mobilità. Ma la partita strategica è soltanto all’inizio.

La vera partita si giocherà sulla prominence digitale, non più soltanto sulle frequenze. Evitare che la radio finisca in sottomenu è prioritario

Perché la radio del futuro non si giocherà soltanto sulle frequenze FM o DAB+, bensì sulla capacità di presidiare le interfacce digitali, mantenere prominence nei dashboard e garantire agli utenti un accesso immediato ai contenuti. In caso contrario, il rischio è evidente: l’autoradio sarà stata formalmente salvata, ma finirà comunque confinata in un sottomenu, subordinata agli interessi delle piattaforme OTT e progressivamente invisibile nell’esperienza quotidiana dell’automobilista.

Podcast

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