L’avevamo scritto mesi fa: la cessione del gruppo GEDI avrebbe probabilmente provocato uno shock sistemico nel comparto editoriale e, soprattutto, in quello radiofonico italiano.
Non un semplice passaggio di proprietà, ma un autentico terremoto industriale destinato a rompere una lunga fase di immobilismo strategico e commerciale.
Ed è esattamente ciò che sembra stia già accadendo: l’ingresso di Antenna Group (Ant1), il conglomerato internazionale guidato dall’imprenditore greco Theodore Kyriakou, sta, infatti, modificando (per ora indirettamente) gli equilibri del settore, riaprendo scenari che fino a pochi mesi fa apparivano improbabili.
Sintesi
L’acquisizione di GEDI da parte del gruppo greco Antenna Group di Theodore Kyriakou potrebbe indurre un riassetto del mercato editoriale e radiofonico italiano, rompendo una lunga fase di immobilismo strategico.
Il deal, valutato tra i 100 e i 110 milioni di euro – ricordiamo -, ha trasferito ai greci La Repubblica, Radio Deejay, Radio Capital, m2o, DeeJay Tv, One Podcast, A. Manzoni & C. e altri asset editoriali, sancendo contestualmente l’uscita di Exor dal cuore dei media italiani.
Il vero centro dell’operazione appare la radio: uno dei pochi comparti editoriali ancora capaci di garantire marginalità e sviluppo multipiattaforma grazie all’integrazione tra FM, DAB+, IP, DTT, satellite e podcast.
L’ingresso di Antenna Group potrebbe introdurre una cultura industriale fondata su convergenza digitale, investimenti multipiattaforma e visione internazionale (UK oriented).
L’operazione, per ora, potrebbe avere l’effetto di riaprire il risiko radiofonico italiano, attivando l’interesse di soggetti come Leonardo Maria Del Vecchio e magari Antonio Angelucci, riportando al centro del mercato il valore strategico degli asset audio nazionali.
Exor esce dal cuore dei media
Il deal, valutato tra i 100 e i 110 milioni di euro (di fatto un nuovo benchmark), ha trasferito ai greci, nel complesso di GEDI Gruppo Editoriale: il quotidiano La Repubblica, l’asset audio Elemedia (costituito da Radio Deejay, Radio Capital, m2o, DeeJay Tv e dalla compagnia di produzione One Podcast), la concessionaria pubblicitaria A. Manzoni & C., le testate HuffPost Italia, National Geographic Italia e Limes. Fuori dal perimetro sono, invece, rimaste La Stampa e Stardust, in quanto acquisite per rimbalzare immediatamente verso altri player.
Una scelta che segna definitivamente l’uscita di Exor (la holding della famiglia Agnelli-Elkann) dal cuore del sistema mediatico nazionale.
La vera partita era la radio
Il vero cuore dell’operazione non sembra però essere stata la carta stampata: gli asset strategici erano soprattutto le tre radio nazionali del gruppo GEDI, che rappresentano oggi uno dei pochissimi comparti editoriali ancora in grado di garantire marginalità importanti.
La radio come vero asset strategico dell’operazione GEDI/Antenna Group
La radio italiana ha infatti mostrato una resilienza superiore rispetto alla stampa tradizionale, grazie alla declinazione su una pluralità di vettori (FM, DAB+, IP, DTT, sat) che ne possono preservare il futuro al verificarsi della condizione che sia applicata una efficace politica di prominence nell’automotive, oltre alla capacità naturale di integrarsi nell’emergente mercato del podcast. Non è quindi casuale che questa testata avesse individuato già lo scorso anno proprio nel comparto audio il principale interesse strategico del gruppo greco.
Il modello industriale di Kyriakou
L’arrivo di Theodore Kyriakou, poi, potrebbe introdurre nel mercato italiano una filosofia industriale completamente diversa da quella tradizionale dell’editoria nazionale: Antenna Group non è soltanto un editore televisivo ellenico, ma un conglomerato internazionale attivo nell’audio/video free e pay, nella produzione cinematografica e negli investimenti digitali, con una visione radiofonica orientata ai modelli di spicco UK.
Finanza, innovazione e visione multipiattaforma
D’altra parte, il gruppo della famiglia Kyriakou è stato tra i primi investitori istituzionali in società come Spotify, Facebook e Twitter prima delle rispettive quotazioni in Borsa, dimostrando una cultura industriale decisamente distante dalla tradizionale impostazione conservativa che ha caratterizzato gran parte della radiofonia italiana negli ultimi anni.
Lo scossone che il mercato attendeva
La realtà è che il comparto radiofonico italiano attraversava da tempo una fase di stanchezza strategica e commerciale. La scarsissima mobilità degli asset, la limitata propensione al rischio e il consolidamento statico avevano progressivamente congelato il mercato.
Il risiko radiofonico riparte dopo l’operazione GEDI-Ant1
L’operazione GEDI-Ant1 potrebbe però riaprire il sistema. Anche perché, nonostante all’evidenza non vi fosse la fila di potenziali compratori davanti alla porta di John Elkann, il desiderio insoddisfatto di ingresso nel settore radiofonico nazionale potrebbe ora spingere qualche soggetto rimasto escluso dall’operazione principale a cercare alternative, che, sebbene minori, potrebbero comunque risultare rilevanti, se aggregate in sede di acquisizione.
Del Vecchio e Angelucci osservano il mercato
Negli ultimi anni non hanno fatto mistero delle proprie ambizioni radiofoniche sia Leonardo Maria Del Vecchio che Antonio Angelucci (entrambi erano stati indicati come interessati ad asset del gruppo GEDI). Nel merito, secondo numerose indiscrezioni, Del Vecchio avrebbe guardato soprattutto alla triade Elemedia, mentre si è detto che Angelucci avrebbe, in più occasioni, manifestato interesse per Radio Capital.
Nulla che fosse andato oltre i rumors, quantomeno per Angelucci, beninteso; ma nemmeno appetiti smentiti.
L’operazione Monrif e lo status editoriale di Angelucci
Nel frattempo Leonardo Maria Del Vecchio sta definendo la complessa operazione relativa al gruppo Monrif, proprietario delle testate Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, riuniti sotto il cappello Quotidiano Nazionale. Parallelamente Antonio Angelucci consolida il proprio peso editoriale attraverso Libero, Il Tempo e Il Giornale.
Il mercato radiofonico torna contendibile
La conseguenza è che oggi il mercato percepisce nuovamente la possibilità concreta di operazioni straordinarie. Non è infatti un mistero che sul mercato ci siano due, forse tre, emittenti nazionali potenzialmente rilevabili.
Così, se per anni la scarsità di asset disponibili, la rigidità proprietaria e l’assenza di compratori strutturati avevano sostanzialmente congelato il sistema, l’operazione Kyriakou ha dimostrato che il mercato si può muovere e che i grandi asset audio hanno ancora valore industriale (anche se diverso da quanto magari qualcuno pensava).
La convergenza media come nuovo paradigma
In questo scenario particolare attenzione viene osservata attorno al gruppo riconducibile a Leonardo Maria Del Vecchio: l’imminente arrivo di un manager con importanti esperienze radiofoniche nel perimetro del gruppo, secondo diversi osservatori, lascia immaginare che il progetto possa andare oltre il semplice consolidamento della carta stampata. Del resto quotidiani, radio, podcast, video e piattaforme digitali costituiscono ormai un ecosistema integrato. Ed è proprio questa convergenza il vero terreno di competizione contemporaneo.
Gli effetti si sono già prodotti
In fondo, come Newslinet aveva osservato già nel 2023 a proposito delle voci su Radio Capital, il punto non era tanto “se” una stazione sarebbe stata ceduta, ma il fatto che il mercato avesse ormai metabolizzato la possibilità della mobilità degli asset. Ed è esattamente ciò che sta accadendo oggi.
L’operazione Kyriakou ha riaperto il risiko, riattivato appetiti sopiti, rimesso in moto valutazioni industriali e costretto il settore a uscire dalla propria comfort zone. E probabilmente siamo soltanto all’inizio. (M.L. per NL)


































