Il paradosso de “Il Tempo”: male in edicola, bene nei conti

Conti risollevati in maniera prodigiosa nell’arco di un anno: è merito dei proventi da parte di partecipazioni d’imprese controllate


Poco più di un anno fa, il bilancio dell’anno 2005 del quotidiano romano “Il Tempo”, diretto da Domenico Bonifici, parlava chiaro: perdita da 10,741 milioni e l’editore, la Società Editrice Il Tempo srl, sull’orlo del fallimento. Ad un solo anno di distanza, il bilancio 2006 parla di utile per 1,085 milioni di euro: in un solo anno “Il Tempo” ha recuperato una quota d’utile che farebbe invidia alle maggiori testate internazionali. Verrebbe da pensare ad un importante restyling, ad un’impennata vertiginosa delle vendite, all’acquisto da parte di un importante magnate: niente di tutto questo, anzi, la quota di copie vendute (secondo i dati Ads di aprile 2007) è ferma, ormai da anni, a 52mila e non esiste nessun fattore che possa far pensare ad un aumento. Per spiegare questa ripresa sorprendente, allora, occorre andare a spulciare il capitolo “C” del conto economico della società di Domenico Bonifici, ovvero quello intitolato “proventi e oneri finanziari”: nell’arco del 2006, infatti, le casse della Società Editrice Il Tempo srl sono state lautamente rimpinguate da ben 12,726 milioni giunti da “proventi da parte di partecipazione d’imprese controllate”. Sostanzialmente, è stato operato un aumento di capitale consistente far ovviare alle perdite dell’esercizio. Oltre questo, infine, 3,483 milioni di tasse anticipate hanno partorito la cifra con il segno “+” davanti per 1,085 milioni. (L.B. per NL)

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